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Nina devi tornare al Viso, Storia di Alessandra Boarelli la prima sul Monviso di Linda Cottino, Fusta editore
Fotografia di Fusta editore

Nina devi tornare al Viso di Linda Cottino

E' in libreria per Fusta editore, 'Nina devi tornare al Viso' di Linda Cottino. Un libro che si immerge nella Torino delle seconda metà dell'Ottocento ma soprattutto nella figura di Alessandra Re Boarelli detta 'Nina' e della sua indomita passione per il Monviso che la portò in vetta al Re di pietra. E' il racconto magistrale della vita di una pioniera, non solo dell'alpinismo.

Per gustare appieno questo libro bisognerebbe passare prima per Torino, rivolgere lo sguardo verso sud-ovest e, solo dopo aver catturato l'inconfondibile silhouette del Monviso, abbassare gli occhi per passare alla lettura. Ma se questo non fosse possibile, come è accaduto a me, suggerisco di sciogliere subito le briglie dell'immaginazione e lasciarsi trascinare con fiducia dal flusso del racconto. Nello spazio di pochi minuti, grazie a una narrazione suggestiva e ricca di particolari (peccato, davvero peccato non averla accompagnata da una cartina che ne illustrasse i luoghi e la topografia a vantaggio dei non piemontesi!), vi ritroverete immersi nel cuore di una benestante famiglia piemontese, negli anni che precedono l'Unità d'Italia. Entrerete nella sala, dove la famiglia Re, col fuoco acceso, trascorre la serata attorno alla tavola per un Gioco dell'oca tutto particolare, a tema, dedicato alla prima salita del Monte Bianco “The Game of the Ascent of Mont Blanc”.

Questa immagine ci proietta subito nell'elemento che pervade il racconto: la montagna. Non intesa in senso lato, ma preciso: il Monviso, che troneggia nel cuore del Regno sabaudo, la cui cima è ancora in attesa di essere calcata da un piede italiano. Ad innamorarsene perdutamente e a farne la stella polare della sua vita è una giovane torinese, Alessandra Re, detta “Nina”, la protagonista di questo romanzo storico. “Le era così famigliare, che se le avessero chiesto di descrivere a un forestiero di passaggio a Torino ciò che caratterizza la città, il primo della lista sarebbe stato il Monviso. Non era solo questione di paesaggio o di scenario alpino; no, era come un punto di forza, una spada conficcata in terra a segnare una centralità, un fondamento imprescindibile del suo Piemonte, e ora anche dell'Italia”.

Con un lavoro di ricerca certosino, Linda Cottino costruisce la figura di Nina passo dopo passo, da quando era bambina, fino a diventare moglie di Emilio Boarelli e poi madre. Ci racconta le passioni, la pacatezza, la determinazione, la forza di questa donna impavida che, il 16 agosto 1864, arrivò in vetta al Monviso. E riesce a farlo frugando negli archivi, nelle lettere, nei cassetti, per riesumare dettagli talvolta esilaranti, come il menu di una cena (non una qualsiasi, ma quella in cui si decise il primo tentativo al Monviso) o “la lista delle vettovaglie e degli abiti” preparati per la salita, oppure facendo emergere un ambiente familiare e culturale sbalorditivamente incoraggiante nei confronti delle aspirazioni di questa giovane donna.

“Nina, devi tornare al Viso”, il titolo del libro, ci dice che Alessandra Re Boarelli tentò una prima volta la salita, nel 1863 - appena pochi giorni prima che vi giungesse la spedizione di italiani guidati da Quintino Sella - ma dovette rinunciare a poche decine di metri dalla vetta a causa del maltempo. Lei non demorse: “Bisognava che tornassi a guardarlo. S'imponeva come un imperativo che meritava di aver ragione del mio orgoglio; andato a infrangersi contro un muro di nuvole, potrei dire. Dopo la sconfitta della scorsa estate, lo evitavo come si evita il pensiero di un'amica che ti ha inflitto una delusione cocente – narra l'autrice in uno dei passaggi più emozionanti di questa ricostruzione - Tutto l'autunno e financo l'inverno sono dovuti passare prima che potessi riassegnargli un posto dentro di me”. Poi Linda Cottino, con un felice appiglio narrativo che fa incontrare la pioniera del Monviso con una “aspirante eroina inglese”, tale Miss Lizzie Flower, ricostruisce il dialogo tra le due ladies, nel corso del quale Nina è invitata a spiegare come, dopo lo scoramento, abbia ritrovato la motivazione, come sia arrivata la rivalsa: “Per il grande amore della montagna; di questa innanzitutto. Insieme con un po' di ambizione, non lo nego. Qualcosa in me scalpitava ... 'Nina, devi tornare al Viso!'. E la decisione fu presa, fu un atto di fedeltà a me stessa”. Un atto di fedeltà a se stessa.

recensione di Francesca Colesanti

Info: fustaeditore.it

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