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Sul 'calcare più bello delle Alpi Liguri', ovvero sulla splendida parete sud della Rocca dei Campanili del Mongioie, Matteo Gambaro e Alessandro Cariga hanno aperto dal basso La Fenice (8c, 150m)
Fotografia di Matteo Gambaro
Apertura di La Fenice (8c, 150m) alla Rocca dei Campanili, Mongioie (Alessandro Cariga, Matteo Gambaro)
Fotografia di archivio Matteo Gambaro
Apertura di La Fenice (8c, 150m) alla Rocca dei Campanili, Mongioie (Alessandro Cariga, Matteo Gambaro)
Fotografia di archivio Matteo Gambaro
La relazione di La Fenice (8c, 150m) alla Rocca dei Campanili, Mongioie, aperta da Alessandro Cariga e Matteo Gambaro
Fotografia di archivio Matteo Gambaro

La Fenice alla Rocca dei Campanili del Mongioie, 8c multipitch di Matteo Gambaro e Alessandro Cariga

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Intervista a Matteo Gambaro e Alessandro Cariga dopo l’apertura di 'La Fenice' (150m, 8c), una nuova via di più tiri alla Rocca dei Campanili sulla sud del Mongioie in Alta Val Tanaro, Piemonte.

Sul "calcare più bello delle Alpi Liguri", ovvero sulla splendida parete sud della Rocca dei Campanili del Mongioie, Matteo Gambaro e Alessandro Cariga hanno aperto dal basso una via di più tiri che promette essere un piccolo gioiello. Una gemma riservata a pochi purtroppo, visto le difficoltà di 8c complessive e 7c obbligatorio, in un luogo storico per l’arrampicata piemontese. Ecco tutte le info su La Fenice, che ha in comune una parte del quarto e tutto il quinto tiro con Due Bottoni nel Pozzo.

Matteo sei conosciuto soprattutto per la tua attività in falesia, sia per la chiodature e apertura di nuove vie sportive, sia per ripetizioni di altissimo livello. A queste adesso si aggiungono una multipitch, durissima tra l'altro. Come mai?
Diciamo che dopo tanti anni di arrampicata (32), tante vie salite, gare come atleta prima, tracciatore e organizzatore dopo, tante linee e settori nuovi chiodati, ho sentito il bisogno di provare nuove esperienze. Come per tutto il mio percorso verticale. Sono sempre stato molto curioso e questo mi ha portato ad esplorare il mondo della scalata su diversi fronti anche se purtroppo non ho mai avuto la possibilità di viaggiare molto. Sono nato in montagna, e anche se ora vivo al mare, il richiamo è sempre forte. Penso che sia abbastanza fisiologico cercare di portare l'esperienza e le capacità della falesia in montagna, e avevo e ho tutt'ora l'idea di cercare e trovare linee difficili anche sui monti. Il problema era duplice: 1. trovare linee ancora da aprire e soprattutto non troppo lontane da casa e 2. come aprire dal basso una via difficile dato che in questo stile non avevo esperienza.

La risposta alla numero 1 l’hai trovata sul Campanili del Mongioie. Come mai questa cima?
I Campanili notoriamente sono conosciuti come le pareti con la roccia più compatta delle Alpi Marittime. Sono a meno di due ore da casa ed ero stato solo una volta, ai miei esordi verticali, ancora minorenne a fare una via. Non avevo idea se ci fosse spazio libero per qualcosa di nuovo e difficile, e in realtà eravamo in cerca di una nuova esperienza che non doveva essere necessariamente così difficile. Sì, "eravamo", perché quest’idea che avevo in testa l'ho condivisa con Alessandro Cariga che ho conosciuto e col quale è nata una bella amicizia e condivisione di scalata. Lui aveva già aperto qualcosa dal basso dieci anni prima al Corno Stella, ed è stato facile contagiarlo con la mia folle idea.

Avevamo sentito amici e scalatori della zona tra cui la guida alpina Marco Clemenzi sulla possibilità di trovare spazio sulla parete nella zona destra dei Campanili, così siamo andati a fare una ricognizione con l'idea di salire Due Bottoni nel pozzo che sale sull’orlo destro di questa immensa prua strapiombante. Era incredibilmente inviolata e mai tentata, così ci fu subito chiara l'idea di provarci! Quella prua mi aveva stregato e la parte iniziale, su un muro bianco/giallo, sembrava quasi di granito. Sognavo di riuscire a passare proprio nel centro..

Che porta al tuo secondo punto. Com'è andata allora questa tua prima esperienza in apertura? Che regole vi siete dati?
Prima di iniziare ci siamo consultati col gestore del rifugio Mongioie Silvano Odasso che è rimasto subito entusiasta dell'idea e ci ha spronato a tentarla. Poi ho sentito l'amico e maestro di questo stile di apertura Roberto Vigiani per qualche consiglio su come procedere, dato che non avevamo molta esperienza. Ho anche guardato video di apertura e immaginato di salire in arrampicata libera cercando di chiodare con l'aiuto dei cliff, di aprire una via sportiva o almeno di fare un onesto tentativo senza cedere alla progressione in A0 negli eventuali tratti estremi. Purtroppo, o per fortuna, non avevamo davvero compreso la difficoltà reale della parete e soprattutto le possibilità scarse che offriva nell'utilizzo dei cliff…

In effetti si parla di 8c max, ma soprattutto 7c obbligatorio in apertura. E non solo sul tiro chiave, il secondo, ma anche sul primo! Un bel battesimo del fuoco!
Il primo tiro inizia con una spalla non difficile fino ad attaccare lo strapiombo che mano a mano aumenta di inclinazione e difficoltà. La roccia in questo tratto non è perfetta e ha richiesto anche un po' di pulizia. Abbiamo affrontato in primo tratto di L1 arrampicando con il trapano (uso un 12v molto leggero) e abbiamo fatti i primi test di utilizzo dei Cliff, con scarsi risultati. Poche tacche aggancianti se non fragili, spesso verticali uniti alla nostra poca confidenza mi hanno messo subito alla prova.

Come avete fatto?
Durante il primo giorno siamo avanzati 15 metri poi tra nebbie, indecisione e fatica ci siamo arenati. Il giorno successivo siamo entrati nella prima vera zona difficile e ho capito subito che l'unico modo di tentare un'apertura fosse lasciare tutto il materiale in sosta (trapano, martello ecc..) e provare a salire fino a quando avevo troppa paura, volare, riposare e pensare a su quale presa potevo permettermi una isometria di almeno 10 secondi per iniziare a forare… per poi abbandonare il foro e saltare nuovamente. L’ingaggio per forare senza l’aiuto dei cliff in questa sezione è stato totale. Non ho idea quante volte siamo volati, so solo che abbiamo fatto fuori due corde a suon di voli.

Apertura = avventura?
Assolutamente. La vera avventura e la difficoltà più estrema, anche fisicamente, è stato aprire. Soprattutto sulle sezioni così dure senza la possibilità di fermarsi sui cliff e non sapendo se sopra avremmo potuto continuare su quel muro così compatto e apparentemente così liscio. Dopo quei primi due tiri la via cambia, fortunatamente il terreno diventa verticale su piccole gocce e il gioco è totalmente diverso; è qui che finalmente abbiamo potuto imparare a proteggerci con i cliff per forare ed dopo aver investito cinque giorni per i primi 2 tiri, in un'ora e mezza anche L3 è stata completata. Abbiamo capito l’enorme differenza di difficoltà dai tiri precedenti, e che ormai l'apertura era cosa fatta! Dato che la parete in alto si stringe e non volevamo passare troppo vicini ad altre storiche linee, abbiamo speso un giorno per salire la via a sinistra (Trial) e vedere nella parte alta a quanto distava dalla nostra. Così siamo tornati a completare il quarto tiro che confluisce con il quarto di Due bottoni nel pozzo e si esce in cima con L5 della stessa.

Cosa è venuto fuori secondo voi?
A parere nostro la via è semplicemente incredibile. È vero che le difficoltà della via sono nei primi due tiri, ma già alla sosta del primo tiro sembra di essere molto più alti ed esposti. La prima lunghezza è molto progressiva e corposa con forse l’obbligatorio con le protezioni più distanti. È una magnifica prua immensa. Il secondo tiro è forse la cosa più bella che abbia mai chiodato… progressiva, con le sezioni più difficili in alto, dove si passa grazie a due verticali piccolissimi. Senza uno di questi era tutto liscio. Incredibile, siamo stati davvero fortunati! Ci siamo subito accorti che questo secondo tiro era estremo, ma avendo scovato le sequenze e avendo abbozzato le sezioni a più riprese per progredire ero convinto fosse salibile. Il problema era gestire le forze e l’aderenza in una lunghezza che se fosse in falesia sarebbe comunque molto continua e strapiombante, con quasi nessun riposo in alto e molto precaria.

Poi c’è stata la libera?
Siamo andati vari giorni a provare la via. Il primo giorno sono riuscito a liberare velocemente il primo tiro, che comunque rappresenta un bel test. Per il secondo tiro ci sono volute due giornate per mettere in quadro le sezioni, e altri quattro giorni per la libera del tiro che reputo molto difficile e insidioso, ma eccezionale. Per uno di questi giorni ho coinvolto l’amico Carlo Giuliberti, per avere un parere autorevole sulla via e confrontarmi sulle difficoltà.

Il giorno della libera di secondo tiro è stato bellissimo! Erano anni che non provavo una scarica di adrenalina così forte su una via! Avevo anche salito L1 che ormai avevo metabolizzato, ma causa meteo non siamo riusciti a proseguire fino in cima quindi di fatto manca ad oggi la salita di L3 che comunque si attesta sul 7a+, e dei due tiri finali di 6b+ che portano in vetta. Diciamo che la libera in giornata manca all’appello, anche se i primi due tiri sono le vere difficoltà. A giorni saliremo per portare a termine la salita almeno di L3, e se non la salirò in giornata sarò felice che lo farà qualcun altro.

Cosa vi ha dato questa esperienza Matteo?
Innanzitutto è stata un'esperienza bellissima di amicizia con Ale, grandi risate e autoironia sulla nostra poca esperienza sulle multipitch (primo giorno in sosta a disfare nodi alle corde per un'ora…), momenti di fatica, sconforto, paura, freddo, birre e viaggi quasi sempre in giornata dopo la settimana di lavoro. Poi la fortuna di aver conosciuto Silvano Odasso, gestore del rifugio Mongioie, per la sua simpatia e per averci aiutato tantissimo sia per gli avvicinamenti al rifugio, che per l’ospitalità e quell'aperitivo fantastico che per tutto il giorno sognavamo alla discesa da quel mostro.

Invito tutti i climbers a visitare queste pareti magiche. Ci sono tantissime vie aperte da più mani e per tutti i livelli, da quelle più addomesticabili e chiodate friendly a quelle firmate Manlio Motto un po' più sportive.. tutto in un contesto bellissimo di prati, cieli e roccia multicolore.

Possiamo aspettarci altro ancora?
Sì ovviamente! O sempre sul complesso del Mongioie, oppure lì attorno, non necessariamente così difficile. Mi piacerebbe migliorare la tecnica di apertura e salire altre vie difficili, e provare a ripetere qualche bella via sportiva in Sardegna, Rätikon, Wenden. Sarebbe anche bellissimo trovare le risorse per realizzare un video professionale sulla salita. Le premesse ci sono tutte, ma al momento mancano gli sponsor! La Fenice è davvero una perla delle Alpi Marittime e quei due verticalini lassù che mi hanno lasciato passare meriterebbero di essere immortalati!

LA FENICE di Alessandro Cariga
Due parole sulla via ai campanili. L’estate scorsa ho realizzato questa piccola avventura sulle montagne di “casa” con Matteo. Condividendo molte giornate in falesia negli ultimi anni ed avendo da subito avuto un buon feeling legati assieme, il progetto è nato spontaneo.

Pratico l’arrampicata da parecchi anni ormai un po’ in tutte le sue discipline, anche se mi sono dedicato soprattutto in quella sportiva. Ho chiodato numerosi itinerari in falesia ma per quanto riguarda l’apertura dal basso su multipitch, la mia esperienza si riduceva ad una sola salita di ormai 10 anni fa sulle Alpi Marittime, nella fattispecie il Corno Stella. Niente a che fare ne con le difficoltà che si sono presentate su questa incredibile linea e nemmeno con l’etica che ci siamo prefissi di utilizzare.

Avendo ascoltato la bella idea di Matte, e dopo aver dedicato una piacevole giornata di scalata sulla vicina Due bottoni nel pozzo per visionare la parete, la decisione era presa: via al tentativo! Anche se spesso con la stessa visione ed idee abbiamo impiegato qualche giorno ad ambientarci e capire quale poteva essere il modo più efficace per progredire.

Il primo tiro è stato il più difficile da gestire in apertura, le difficoltà sono già alte anche se nettamente inferiori a L2. La conformazione della parete, molto compatta, la nostra poca esperienza nell’uso dei cliffhanger e il livello a dir poco esigente ha fatto sì che molto fosse affidato alle nostre forze.

L’idea era scalare le sezioni più difficili partendo dallo spit senza materiale per proteggersi, imparare le sequenze e poi risalire con il trapano e provare a forare. L’alto livello di arrampicata (soprattutto sulle dita ) e la forte motivazione di Matte sono state fondamentali per passare i runout più impegnativi!

Il tiro chiave è una king Line. Non ha nulla da invidiare ai monotiri di falesia più entusiasmanti ed è una della vie a tacche più belle che abbia mai provato e chiodato. È stata una vera fortuna che fosse salibile in libera, perché credo bastassero davvero due prese in meno per trasformarsi da un capolavoro ad un tentativo. Il rebus di prese che ci si è presentato davanti e stava per scoraggiarci, ha invece premiato la nostra perseveranza regalandoci una salita che, secondo me sarà difficile da replicare.

Dopo il tempo investito nella chiodatura ci sono volute diverse giornate spese per la libera dei tiri. Data la difficoltà della via, è rimasto un sogno ed un progetto poterla salire in libera per le mie capacità, ma per ora faccio tesoro delle belle giornate trascorse in parete, di una consolidata amicizia e delle numerose cose che si continuano ad imparare.

La via è di una bellezza rara ed il posto magico, contornato da un’ospitalità incredibile del Rifugio Mongioie il suo gestore Silvano e tutto lo staff. Un’esperienza che rimarrà a lungo nei miei ricordi.

Matteo ringrazia: SCARPA, CPR FreeSport, Beal, Ternua, Pennavalley, Rifugio Mongioie

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