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Jenny Fischer in arrampicata a Capo Testa, Sardegna
Fotografia di Jenny Fischer archive
Jenny Fischer in arrampicata alla Grotta dell'Edera, Finale Ligure
Fotografia di Jenny Fischer archive
Jenny Fischer in arrampicata ai Sette Fratelli, Sardegna
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Jenny Fischer in arrampicata a Cadarese
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Il favoloso mondo di Jenny Fischer

di

Intervista di Maurizio Oviglia alla climber statunitense Jenny Fischer.

Ciao Jenny, sono un tuo grande fan di Instagram e ti seguo da un po’ di tempo. Vedo che ultimamente stai frequentando spesso l’Italia. Cosa è successo, ti sei innamorata?
Grazie per aver seguito il viaggio. È stato proprio intenso quest'anno! Siamo in Italia ormai dallo scorso ottobre e sì, ce ne siamo decisamente innamorati! È molto più bella di quanto potessi aspettarmi, e dalla nostra esperienza, gli italiani e il loro stile di vita sono fantastici, sento che l'Italia in generale sembra essere molto amichevole. C'è anche una diversità incredibile tra le varie parti del paese. Dalle Alpi e valli granitiche del nord passando per le spiagge della Sardegna e Sicilia, ci sono tantissime esperienze diverse da vivere. In realtà il piano originale di quest'anno non includeva affatto l'Italia, ma con la pandemia abbiamo annullato tutti gli altri viaggi che avevamo in programma in giro per il mondo escogitando un piano B, per esplorare l'Europa. Ma lo scorso autunno il Coronavirus stava di nuovo prendendo forza nella maggior parte dei paesi europei e abbiamo deciso quindi di spostarci il meno possibile e rimanere dove eravamo, cioè l'Italia.





Che posti hai visitato? Cosa ti ha lasciato ognuno di essi?


Le zone in cui siamo stati finora sono Cadarese, Finale Ligure, Sicilia e Sardegna. Per circa sette mesi abbiamo trascorso lunghi periodi sia in Sicilia che in Sardegna invece di spostarci sulla terraferma (che sarebbe stato impossibile per la maggior parte dello scorso inverno, a causa delle restrizioni). Finale Ligure è stato il mio primo vero incontro con il calcare italiano, un primo assaggio a dir poco umiliante! Ci ho messo molto ad abituarmi allo stile d'arrampicata, ed i gradi, ma per fortuna la bellissima costa e il cibo locale sono riusciti in qualche modo rendere meno dura la mia lotta contro il calcare a buchi. Cadarese, invece, è stata una visita breve e più mirata, ci siamo stati solo per 3 o 4 giorni. Faceva molto freddo ed era fine stagione, ma volevo assolutamente provare un grande tetto offwidth e, in generale, mi mancava l'arrampicata in fessura. Ho anche incontrato altri americani che erano lì alla ricerca di qualche arrampicata “più familiare”.





Ma poi hai deciso di migrare a sud…



Da Cadarese ci siamo trasferiti in Sardegna, la quale da quello che ho potuto vedere finora è assolutamente magica. La natura selvaggia dell'isola è incredibile; tanta terra e foreste illibate, che mi ricordano i grandi spazi aperti che mi mancano degli Stati Uniti. Ma anche le spiagge della Sardegna sono come paradisiache, in più ci sono le forme pazzesche delle rocce erose a Capo Testa, le massicce scogliere del Supramonte e il granito scolpito dal vento di Capo Pecora. Sull’isola ci sono davvero tantissimi piccoli angoli unici e diversi tra di loro . È sicuramente uno dei posti migliori in cui io sia mai stata, e non lo dico solo perché sei te a farmi le domande!





E come mai siete poi finiti in Sicilia?


Infine abbiamo trascorso i mesi più freddi dell'inverno in Sicilia, divisi tra Siracusa e San Vito Lo Capo. La Sicilia è stata praticamente un allenamento sul calcare. Abbiamo trascorso lì più tempo possibile, il massimo che i nostri corpi potessero tollerare, in falesie strapiombanti per diventare più forti e lavorare sulle nostre debolezze. Sfortunatamente, per la maggior parte del tempo che abbiamo passato in Sicilia, tutto era chiuso a causa delle restrizioni durante le festività natalizie. Il che mi ha fatto fantasticare su come possa essere la vita lì e in tutti i posti in cui siamo stati, durante i periodi di normalità, non segnati da questa pandemia. Abbiamo apprezzato moltissimo la natura e le rocce, ma siamo stati molto isolati e non abbiamo potuto assaporare lo stile di vita tipico italiano dei tempi normali.





Non ho avuto molto tempo di scavare nel tuo passato, ma mi pare di capire che la tua comfort zone sia l’arrampicata in fessura. Come ti sei trovata sul calcare italiano? Mi sembra che i due stili siano piuttosto diversi!


È vero! Sono molto più a mio agio con l'arrampicata in fessura. Le fessure, sin dalle prime che ho salito, mi sono sempre sembrate più sensate. Inoltre, a causa di alcuni infortuni al ginocchio, che ho subìto alcuni anni fa, per un bel po' di tempo le fessure sono state l'unica cosa che riuscivo a scalare senza provare dolore. Quindi ho dedicato molto più tempo a quello stile e, sfortunatamente, negli anni ho trascurato la forza delle dita e l'arrampicata sportiva. Il calcare mi ha mostrato subito tutte le mie debolezze, in particolare nei bloccaggi che servono per compiere gli allunghi, e la forza nelle dita per sfruttare appieno i buchi. Inoltre, mi sono resa conto che arrampico troppo lentamente perché sono abituata a cercare i riposi e a valutare il terreno per piazzare l'attrezzatura trad.





Solitamente quando noi italiani ci approcciamo al granito americano, patiamo le pene dell’inferno. Ci pare tutto durissimo e, quando vediamo qualche climber locale passeggiare sulle più ostiche fessure, ci viene la depressione. Ci viene difficile pensare che, quegli stessi americani, si possano trovare in difficoltà nelle nostre falesie. Secondo te lo stile di arrampicata, è una questione di attitudine o solo abitudine?


Riconosco molto bene quelle emozioni! È demoralizzante dover considerare "un progetto" un grado sul quale sei invece abituato a riscaldarti. È stato davvero divertente per me sentire i climber italiani descrivere il granito. Usano proprio le stesse parole che uso io per il calcare. Insicuro, scivoloso, difficile da leggere... L'analogia che mi viene in mente è che sia come parlare una lingua diversa. Per quello che mi riguarda, sento un certo livello di "comprensione" sul granito. C'è una comunicazione molto organica con il mio corpo, così da spostarmi automaticamente in determinati modi, e capisco quanto sia buona l'aderenza sui piedi o quanto debba girare le dita per rimanere incastrata nella fessura. Sul calcare mi sembra come se stessi cercando di chiacchierare in una lingua straniera. Immagino che sia lo stesso per i climber abituati a scalare sul calcare, quando mettono le mani su una perfetta fessura di granito. Penso che il tuo livello di comfort sia una questione di abitudine, ma la tua capacità di migliorare sta tutta nell'atteggiamento che hai di fronte ad una sfida o un disagio. Se vuoi imparare una nuova lingua puoi farlo facilmente, ma chiunque ci abbia provato sa bene che sia necessaria molta pratica per diventare fluente nel discorso e, certamente, non si otterranno mai risultati in un solo fine settimana.





Nei viaggi degli ultimi mesi, hai trovato anche posti dove fare trad climbing, oppure hai giurato che avresti fatto un voto… tipo "per un anno giuro che farò solo arrampicata sportiva?"
Sorrido un po' perché promettermi qualcosa di saggio per l'arrampicata quest'anno sarebbe stato un po' sciocco. Amo arrampicare ed esplorare tramite questo sport, e per me non ha importanza se faccio trad o arrampicata sportiva. Qualunque cosa possa capitare, mi andrà bene! L'arrampicata trad è nel mio sangue ma qui non c'è né la quantità, né la qualità alle quali sono abituata negli Stati Uniti. Sapevo quindi che quest'anno avrei fatto molta più arrampicata sportiva, specialmente durante i mesi invernali che abbiamo trascorso in Sicilia. L'ho accolta come un'opportunità per migliorare la mia forza e la mia tecnica, ma non appena siamo tornati in Sardegna ero anche eccitata di poter andare a cercare del granito e fare del buon trad. Mi piacciono tutti gli stili, alpino, arrampicata su ghiaccio, boulder, ecc. ma a questo punto non importa dove andremo, sarò entusiasta di cambiare e provare qualcosa di nuovo.





Seguendoti su instagram, è stato impossibile per me non notare che sei ritornata due o tre volte nella piccola falesia di Villasimius. Cosa ti è piaciuto di quel posto? C’è qualcosa che ti ricorda le falesie americane, oppure qualche ragione differente

Innanzitutto bisogna dire che Villasimius è assolutamente bellissimo. Penso che l'ambiente e le spiagge siano un paradiso per chiunque, e dato che eravamo lì durante la bassa stagione non c'era quasi nessuno in giro. Avere le spiagge della Sardegna solo per te è un sogno che si avvera, non sei per niente motivato ad andartene! Poi l'arrampicata lì è davvero unica, non posso dire che sia come le falesie statunitensi che conosco, ma è anche completamente diversa dalle falesie sportive calcaree che ho visitato finora. Il granito ha le più sorprendenti forme immaginabili, la roccia incredibilmente aderente e lo stile delle vie spazia dalle placche molto tecniche a movimenti boulderosi, su forme che assomigliano a grandi volumi, interrotti da buoni riposi tra una sequenza e l'altra. È semplicemente molto divertente arrampicare lì, con vie dal 4c all'8a, quindi non abbiamo mai esaurito le vie interessanti da provare. Sono stata anche affascinata non poco da una delle tue vie in placca, la dura Braille Trail, che da quanto ho capito non è mai stata ripetuta a causa di una rottura di una presa? (E’ stata riliberata da Oviglia e Paolo Contini, ndr). Non ho fatto tutti i movimenti in continuità, ma è stato divertente decifrare questo puzzle e rimane un progetto divertente per cui dover tornare. Quindi nel nostro futuro ci potrebbero essere altri giorni a Villasimius.





Le foto che posti su Instagram riescono sempre in qualche modo a catturare l’attenzione e la fantasia dei climbers che ti seguono. Ma non sono solo le foto di arrampicata, con le tue storie riesci ad intrattenerci con argomenti che spaziano dalla politica alla preparazione della cena. Qual è la ricetta del tuo successo sui social. Ce la riveli?


Non sono sicura di avere la ricetta giusta per il successo, ma ho sempre cercato di rimanere autentica. Non sono entrata nei social media per avere dei follower. In realtà nella vita reale sono piuttosto introversa e ho iniziato con Instagram, proprio come tentativo, di essere più estroversa, in modo da potermi sentire più a mio agio. Inutile dire che si è trasformato in qualcosa che non avrei mai immaginato. I post e le storie del mio account riflettono davvero solo quello che sta succedendo nella mia vita. La realtà va al di là dell'essere soli climber, siamo tutti solo persone che vivono vite, e mentre viaggio attraverso paesi e stili di vita diversi, le persone che mi seguono possono cogliere aspetti differenti ed avere emozioni distinte. Quindi è divertente condividere un po' di tutto. Onestamente, le interazioni più preziose che ho sulla mia piattaforma derivano più dalle discussioni politiche, da avventure avute in negozi, storie con cani, ecc. piuttosto che tramite l'arrampicata. Per me, comunque, spesso c'è più valore proprio nel potersi scambiare queste prospettive.



Di tanto in tanto mi viene chiesto come "fare l’influencer", naturalmente, essere creativi e avere buone foto aiuta, ma il miglior consiglio che mi sento di dare è essere il più fedele a se stessi possibile. Più tieni fede a te stesso, più la gente ti seguirà. Vedo molte “stories” concentrate su numero di tentativi spesi per una rotpunkt, gradi o benchmark di allenamento, mentre io tendo a postare le foto del tiro di riscaldo, perché era la linea più bella della falesia o quella che rappresentava al meglio il carattere della zona. Non credo che uno di questi contenuti sia necessariamente giusto o sbagliato, ma i social media amplificano questa atmosfera di competizione in cui tutti hanno bisogno di mostrarsi costantemente più forti e di arrampicare sempre, il che a volte rende molto monotematici i contenuti. Sono le linee, i luoghi e la geologia che mi ispirano di più, quindi è quello che cerco di trasmettere su Instagram. Mi piace pensare di offrire una gamma più ampia di ispirazione e idee, piuttosto che concentrarsi sempre e soltanto sulla difficoltà.





Alcuni amici, commentando le tue foto hanno esclamato. "È bravissima, mette sempre foto spettacolari!". Vorrei allora capire che importanza dai tu alla difficoltà in arrampicata. L’impressione è che ricerchi piuttosto vie estetiche in posti speciali, piuttosto che inseguire le vie difficili del momento… oppure mi sbaglio?


Wow, grazie davvero a chi mi abbia fatto i complimenti per le mie foto! Faccio foto da relativamente poco tempo, ma cerco sempre di catturare l'essenza dei luoghi che visito per dare agli altri climber la sensazione di come sia arrampicare lì. Hai ragione, i gradi non significano molto per me. Mi sforzo di diventare più forte perché apre le porte a più esperienze, ma il grado è davvero soltanto una linea guida approssimativa su cosa aspettarsi dalla linea che sto per attaccare. A dire il vero, in passato ho provato a concentrarmi di più solo sulla difficoltà, ma questo mi ha tolto motivazione e in realtà sono solo una parte del divertimento della mia scalata. Non mi sono appassionata all'arrampicata per ottenere risultati, mi sono appassionata perché avevo bisogno di avventura nella mia vita. Ci sono molti climber là fuori che inseguono i gradi, e non c'è niente di sbagliato, ma io sto inseguendo cose che non ho mai visto prima. Ad esempio, per me le forme davvero spettacolari del 6a+ Fluttuazioni a Capo Testa valgono quanto una perfetta fessura di 7b od un tetto offwidth di 8b. Ci sono stati momenti nella mia scalata in cui ho faticato a capire queste cose subendo la pressione di altri climber focalizzati sul solo grado, ma viaggiare in così tanti posti diversi e scalare così tanti stili differenti mi ha solo reso ancora più convinta che piuttosto di salire un certo grado, preferisco l’avventura.

Link: Jenny Fischer su Instagram

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