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Tranquillo Balasso in arrampicata
Fotografia di archivio T. Balasso

Tranquillo Balasso, l'alpinista delle Piccole Dolomiti

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Dal Baffelan alla parete del Bostel, dove ha scritto le ultime recentissime avventure, passando per la Val Sorapache, il Cimoncello, i Sogli Rossi... Tranquillo Balasso, Accademico CAI, ha instancabilmente individuato, chiodato e ripulito con certosina pazienza più di 90 nuovi itinerari. “Le vie di Tranquillo” sono ormai un must per gli alpinisti vicentini, che trovano un inesauribile terreno di gioco a pochi chilometri da casa per tutte le difficoltà. L'intervista di Paola Lugo.

Tranquillo Balasso e le Piccole Dolomiti. Come è nato questo grande amore?
Le Piccole un tempo le frequentavo per allenarmi, mi interessavano le vie storiche, le classiche in Dolomiti, la Marmolada , il Civetta.. La prima via l'ho aperta nell''82, e poi da cosa nasce cosa e ogni anno ne aprivo una, perchè arrampicando vedevo diedri, fessure... sono curioso, mi piace esplorare, ricercare, e allora andavo a vedere se era fattibile aprire qualcosa di nuovo, sempre col desiderio di trovare una bella linea. A volte delusione, a volte una bella sorpresa. La mia indole è spinta dalla voglia di ricerca e dalla creatività. Come per il materiale, mi piace sempre creare qualcosa di nuovo, sperimentare. E' anche un modo per vivere una piccola avventura, non c'è mai niente di scontato... Vedo dei tetti e mi chiedo, chissà se si passa solo con chiodi normali.

Spesso i tuoi itinerari sono su pareti apparentemente sporche e inscalabili, eppure riesci a far nascere delle piccole perle, come per “Corvo grigio non avrai il mio friend” alla parete dei Corvi, a Tonezza. Come fai?
Prendiamo proprio Corvo Grigio. La parete non l'avevo mai vista, tornando dalla Via dei Diedri con Stelvio Frigo , lui mi fa : “Ho visto una bella parete, tu hai occhio, forse ti piace” Andiamo subito con la macchina su per Rio Freddo. Cavolo ! Che parete! A 5 km da Arsiero ! Insomma, il giorno dopo sono tornato con la moto , non c'erano sentieri che salivano e sono andato su diritto nel bosco fino alla base e ho visto la linea del Corvo grigio, la mattina dopo eravamo con Stelvio già sulla parete ad aprire i primi 7 tiri, e ci siamo calati a notte con la frontale. La parte centrale era parecchio sporca, però è stata compensata dalla bellezza della parte finale. Ci siamo calati con una statica e una corda da 80 e abbiamo pulito. E' un lavoro improbo, però stai un giorno in parete, è anche un altro modo di vivere la parete e non è sempre facile, ma mi piace anche quello.

Ti riconosci nella definizione del "Grill delle Piccole"?
Mah, Grill ha anche una squadra che lo aiuta, quasi a livello industriale, io sono un artigiano dell'apertura. A volte mi trovo da solo ad aprire, ma al di là di questo mi sembra ci siano delle similitudini : mettere chiodi, gli spit solo dove é necessario, lasciare le fessure pulite per i friend, le soste sicure.

Hai sempre dato molta importanza al gruppo, agli amici che ti aiutano nell'apertura, che ripetono le tue vie. Quanto contano le relazioni umane nella tua attività alpinistica?
Il rapporto con gli amici è fondamentale. Le vie che apro, le pulisco perchè la gente le ripeta. Alcune vie le ripeto 5/6 volte, ogni volta con compagni diversi, ed è molto gratificante. E' importante condividere lo stesso modo di andare in montagna: quando sei in parete, se senti che il tuo compagno prova le tue stesse emozioni, è qualcosa che val al di là dell'arrampicare.

Dai una definizione dello stile “Tranquillo”per chi non ti conosce o non ha mai scalato su una tua via.
Non ci sono tante vie facili, a volte sono riuscito ad aprire qualche via sul quinto grado come "Erika ed Alice”, via molto apprezzata che conta più di 100 ripetizioni, ma è difficile qui da noi. Sulle nostre montagne sul facile c'è tanta erba e la roccia non è delle migliori. Io vedo la linea prima di tutto. Anche quando sto aprendo una via, mi guardo sempre intorno per vedere altre possibilità: vedo un diedro e poi una fessura e penso ai friend che ci possono stare e così comincio ad elaborare un itinerario. Apro per scoprire se quello che vedo da lontano, col cannochiale, corrisponde alla realtà.

E per chi volesse conoscerle di persona e andare a ripeterle, quali consiglieresti come primo approccio?
Dipende dalle difficoltà. Per chi fa difficoltà elevate “Penna Bianca” al Bostel, così magari libera l'ultimo tiro. Sul facile, quinto grado , “Erika e Alice”, dedicata alle mie figlie. Alzando la difficoltà la via “Lolli” dedicata alla moglie. Sempre sul Cengio molto bella e varia "Shine on your crazy diamond”. Per chi ama le vie in ambiente selvaggio e isolato, le vie in Val Camossara. E' un posto un po' diverso dal solito, e bisogna mettere in conto un'ora di avvicinamento.

Intervista di Paola Lugo
Associazione ai Lumi

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