Tra sogno e realtà al Monte Pellegrino in Sicilia di Lukáš Trojovský e Dan Bronec
Nel febbraio di quest'anno, insieme a un amico, ho scalato una via stupenda sul Monte Pellegrino, Ombra Silenziosa, aperta da Roby Manfrè nel 1993 e per molti anni considerata la via lunga più difficile della Sicilia. Da quel giorno ho sentito nascere dentro di me un desiderio profondo: tornare su quella parete selvaggia e bellissima per tentare una prima salita tutta mia.
Avevo già immaginato la linea, sognandola a casa, nella mia testa. A maggio tutto si è incastrato alla perfezione: qualche giorno libero, il mio fedele compagno di cordata Dan disponibile e previsioni del tempo ottime. Niente sembrava poter ostacolare la realizzazione del sogno. Così siamo partiti dalla Repubblica Ceca alla volta di Palermo.
Il 21 maggio mi sono ritrovato di nuovo sotto la parete nord del Monte Pellegrino. Alle 8:00 abbiamo attaccato la linea scelta. Ma tutto era diverso da come l'avevo immaginato: la roccia era umida e sporca, e ciò che doveva essere bello si sbriciolava letteralmente tra le mie dita. Dopo cinquanta metri di lotta su ogni singola presa, ci siamo arresi e siamo tornati giù.
Triste e demoralizzato, avevo voglia di gettare tutta l'attrezzatura in mare e tornare a casa. Ma avevo ancora un'idea in mente: un pilastro liscio sul lato sinistro della parete, con una linea incerta e difficoltà sconosciute.
Alle 14:30 siamo tornati alla parete. Questa volta siamo stati ricompensati. La roccia era bellissima; le prese e le buone protezioni mi hanno guidato verso una placca liscia, dove ho piazzato due spit. Poco dopo ero già in sosta. Proseguendo nello stesso spirito, siamo saliti fino ad una comoda cengia sotto uno strapiombo. L'arrampicata era semplicemente fantastica e il tratto successivo sembrava invitante, ma la sera si avvicinava, così siamo scesi in doppia.
Il giorno dopo siamo arrivati tardi alla base e non siamo risaliti alla seconda sosta prima di mezzogiorno. Motivato dalla bellezza dei primi due tiri, ho proseguito attraverso lo strapiombo. L'arrampicata però non scorreva come avrei voluto e tutto richiedeva più tempo del previsto. Siamo riusciti ad aprire altri due bei tiri, raggiungendo una zona strapiombante dove abbiamo perso altro tempo prezioso a cercare la linea ideale. Alla fine ho trovato la soluzione e l'arrampicata è tornata a diventare piacevole, le prese sembravano messe lì apposta per me. Ho superato lo strapiombo e ho allestito la quinta sosta. Ma il crepuscolo scendeva ormai veloce, e abbiamo dovuto ritirarci di nuovo. Dan era stanco di passare così tanto tempo appeso alle soste, così gli ho promesso che il giorno dopo avremmo scalato da un'altra parte, a sua scelta. Abbiamo raccolto tutto il materiale e siamo scesi in doppia. Una volta toccato terra, però, la motivazione di Dan è tornata, era di nuovo pronto a sostenermi.
Il terzo giorno siamo risaliti rapidamente fino alla quarta sosta, dove dovevo tirare su lo zaino con il materiale, il cibo e l'acqua. Ma lo zaino si è incastrato sotto lo strapiombo e, con un piccolo strattone, la fettuccia si è spezzata. Lo zaino è scomparso nell'abisso. Dan è arrivato in sosta – era scosso, e con ragione: lo zaino gli era passato a pochi centimetri. Non sorprende che volesse scendere in doppia, sono però riuscito a convincerlo a continuare. Sono risalito fino al nostro punto più alto, la quinta sosta. Poco dopo eravamo entrambi lì, con gli ultimi trenta metri e diversi strapiombi a separarci dalla vetta. Avevamo perso sia il trapano sia gli spit, così sono salito in esplorazione per trovare la via più facile. L'arrampicata era stupenda, e ho trovato buoni piazzamenti per protezioni tradizionali. In poco tempo abbiamo raggiunto la cima e assaporato il dolce sapore della nostra vittoria, Tra sogno e realtà.
– Lukáš Trojovský, Děčín, Repubblica Ceca








































