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Gole di Taghia, Marocco: Enrico Geremia in apertura sul 3° tiro Kif & Cliff
Fotografia di Cosi, Geremia, Geremia
Gole di Taghia, Marocco: i colori arcobaleno di Taghia
Fotografia di Cosi, Geremia, Geremia
Gole di Taghia, Marocco: Nicolò ed Enrico Geremia sul 4° tiro di Kif & Cliff
Fotografia di Cosi, Geremia, Geremia
Gole di Taghia, Marocco: il trio delle meraviglie (Enrico Geremi, Nicolò Geremia, Carlo Cosi)
Fotografia di Cosi, Geremia, Geremia

Taghia, nuova via d'arrampicata in Marocco

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Nel mese di novembre 2015 Carlo Cosi, Enrico Geremia e Nicolò Geremia hanno aperto Kif & Cliff, una nuova via d'arrampicata sulla parete nord dell’ Aganbou 'n Tissoufra sulle nelle montagne di Taghia in Marocco. Il report di Enrico Geremia.

"....e questa parete?"
" ragazzi che ne dite?"
"Secondo me di li si passa...!!"

Indicavo, intanto, un tratto non ben definito della parete strapiombante sopra le nostre teste. Sapevo, certo, che era un azzardo ma… bisogna pur crederci, alle visioni, ogni tanto! La risposta è arrivata immediata ed incredula: "Dove?!... Ma sei matto? No! È impossibile!... non passeremo mai di li... È troppo dura!" Il buon Carlo si era appena svegliato dopo 2 ore di avvicinamento e una dozzina di thè berberi aromatizzati al kif… e che risveglio! Bocciatura completa!

Restava una sola possibilità per la questa folle idea... Mi giro, guardo mio fratello Nicolò e - confidando nella genetica - cerco un qualche segno di speranza: lo trovo nei suoi occhi! Non parla, ma annuisce lentamente e alzando lo sguardo i suoi occhi incontrano la stessa, folle e fluida, linea che ho immaginato! O quasi...

Questo è stato l’inizio dell’avventura che ci ha portato a scegliere la linea della nuova via aperta nella parete Nord dell’Agnanbou’ n Tissoufra. Come sempre a spingerci in queste avventure sono la sana voglia di una vacanza arrampicatoria (simile a quella sulla Tranga Tower nell' Ala Daglar in Turchia) e il desiderio di scoperta. Così, come già in passato, si parte alla ricerca di una terra verticale ed affascinante... dove affondare gli artigli. Ma come scegliere? Sia io che Nicolò ripensiamo ai racconti di mio fratello Daniele... ci avevano affascinato e la possibilità di aprire una nuova linea ci solleticava parecchio.

Che dire? In meno di due ore il piano era pronto, bisognava solo ricomporre il nostro gruppo di ventura: "Andreino?" (Andrea Simonini) "Carlo?" (Carlo Cosi). Le risposte arrivano pronte. Andreino: "Raga! Che voglia... purtroppo sono fuori gioco a causa dell’arrivo del pargolo! Mi dispiace tantissimo ma sta volta passo! Sarà per la prossima.. giuro!"

Invece Carlo è dei nostri ancora una volta, non vede l’ora di rilassarsi dopo il duro lavoro della stagione estiva… quindi non ci vuole molto a convincerlo - anzi - si esalta per questa nuova proposta di sana fatica, distruzione dei polpastrelli e voli acrobatici! Non rimane che preparare il materiale: sacconi, materiale alpinistico, trapano e un centinaio di metri di corda statica... non possiamo esagerare con il peso. L’unica cosa che manca sono gli spit, sento il mio amico Jerry ("Linea Verticale" di Feltre) anche nella speranza che si aggreghi alla spedizione, ma come al solito il troppo lavoro lo tiene legato al negozio... comunque non se lo fa ripetere due volte e ci elargisce 120 spit raccomandandomi di farne buon uso.... sa benissimo che non li sprecherò! E allora si parte!

Il volo è tranquillo e una volta atterrati ci aspetta (solo) un altro giorno di viaggio (in prima classe, categoria musso) e poi ci ritroviamo fra le gole di Taghia. Il paesaggio è intriso di colori stranissimi e la roccia sembra creata per l’arrampicata, gocce e tacche che si alternano a buchi svasi: uno spartito pronto per la nostra danza. Non vediamo l’ora di assaggiarne un po’.

Il lussuoso B&B da Ahmed (abusivo come solo noi italiani possiamo apprezzare) è situato nella parte più arroccata e alta del villaggio di Taghia (un dettaglio che poi diventerà rilevante in fase di apertura... un’ultima innocente rampetta che ci costerà non poca fatica!) i letti sono spartani e la cucina decisamente veggy, ma l’ospitalità è fantastica!

E così su consiglio di Ahmed già il primo giorno ci lanciamo dentro le gole e ci scaldiamo le dita con Zebda, una vietta corta circa 250 m fino al 7b. Immediatamente prendiamo confidenza con la tecnica di arrampicata e la roccia locale e con tranquillità ci portiamo fuori l’onsight. Un piccolo aperitivo. Infatti, non sazi, il secondo giorno andiamo a danzare su Les Rivier Porpure (600 m, fino al 7b+ del grande Arnaud Petit), arrampicata tecnica su placche a buchetti e liste seguita da tratti strapiombanti, la lunghezza e il susseguirsi di difficolta sostenute ci da il giusto risveglio delle dita: anche questa via non ci rifiuta la libera a vista. Adesso siamo pronti per affrontare la nuova apertura.

Il terzo giorno, finalmente, arriva il momento di cercare la linea della nuova via: la parte più importante e difficile di tutto il progetto. Non deve essere troppo facile, ma nemmeno troppo dura.. altrimenti non passa nemmeno il Sig. Carlo Cosi (soprannominato 8b a vista.. se non si può fare altro!). Sarebbe perfetto trovare un’alternanza di tiri fra il 6c e il 7c, ma… non deve essere eccessivamente lunga altrimenti non ci bastano gli spit! E poi… non a sud! I primi giorni del nostro viaggio sono stati molto caldi e per me come per Nicolò era impensabile arrampicare sotto quel sole impietoso. La scelta obbligata era, quindi, una parete a Nord. Ok siamo peggio di una donna che sceglie i vestiti per il primo appuntamento.... ma così è andata!

Armati di guida e relazioni di vie recentemente aperte ci dirigiamo verso il "Tadrarate" ovvero l’unica zona che poteva soddisfare tutte le nostre esigenze. Dalle foto sembra semplicemente fantastica: poteva essere la realizzazione del nostro sogno disegnarvi una nuova linea. Il sentiero per arrivare è lungo ma, pur con qualche difficoltà, superiamo le scale e i sentieri berberi e raggiungiamo la Cueva dei nomadi, che troviamo alle prese con la costruzione di una casa che dovrebbe diventare un B&B (forse fra qualche anno data la celerità lavorativa!).

Con grande gentilezza e sorrisi espansivi ci invitano a prendere un thè e ci fanno assaggiare un po’ di Kif dalla loro caratteristica pipetta lavorata a mano… dopo meno di un’ora siamo già sopraffatti dall’abbondante uso che ne fanno… temo che la nostra ricerca per quel giorno sia finita, ma con un ultimo, enorme, sforzo distolgo Nicolò dalle chiacchere in Francospagnolo. Convinco i miei compagni a lasciare i divertenti nomadi e dopo il kif della staffa cerchiamo, a fatica, di ritornare sui nostri passi.

Non so perché ma l’equilibrio (essenziale nei sentieri berberi) e la lucidità… più che altro aleggiano sopra di noi. Entriamo nella nuova gola che porta al Tadrarate e li vediamo la nostra parete. Una folgorazione! Sono a dir poco estasiato…ma subito dopo aver convinto gli altri un dubbio mi assale.. È possibile che sia ancora inesplorata? Sfogliamo concitatamente fra i fogli e le relazioni (ormai privi di significato) qualsiasi cosa che ci possa ricondurre al nome della parete e alle possibili vie presenti.

"Possibile che non ci siano nulla? Perchè? Sembra così allettante!"
"Magari abbiamo dimenticato le relazioni da Ahmed a Taghia..".

Non totalmente sicuri della disponibilità della parete la ricerca continua... il futuro avvicinamento alla parete aumenta ad ogni passo. Troviamo altre 2 linee possibili su delle cime vicine fra cui anche il magico Tadrarate. Tornando verso Taghia continuiamo a discutere e a fantasticare sulle possibili linee che ci aspettano, ognuno di noi è stimolato e allo stesso tempo impaurito: non si sà mai guardando dal basso cosa ti riserva la parete… per pochi metri la via può diventare impossibile ed interrompere una arrampicata che fino a quel momento era perfetta e logica costringendoti ad un banale artificiale senza senso.



Rientrati a Taghia ci aspetta la solita Tagine e mentre ci godiamo questo appetitoso piatto discutiamo animatamente per scegliere "la linea". Un’opzione viene scartata per l’avvicinamento troppo difficile e probabilmente da attrezzare, le ultime 2 sono esposte a SSO... il caldo ci ucciderebbe alla seconda presa e il lungo avvicinamento avrebbe fatto il resto lentamente! L’unica soluzione è aprire a nord e guarda caso rimane proprio la parete Nord dell’ "Aganbou’n Tissoufra", che si rivela libera e disponibile.

L’indomani lasciati nel letto gli ultimi dubbi - e carichi come dei muli - ripercorriamo il sentiero berbero del giorno prima e portiamo la maggior parte del materiale alla base dalle parete dove troviamo il quarto compagno di cordata: "Wilson", una mascella di osso di capra che tutte le mattine ci saluterà ed inciterà a risalire le statiche senza avere troppo pretese (non ne avevamo più di 100 metri). Data la logistica un po’ bizzarra che ci ha portati a fare ogni mattina 2 ore di avvicinamento non abbiamo avuto scampo ad un po’ di pazzia.... e Wilson ci ha solo confermato che forse lo eravamo già!

Allora a chi tocca? Nicolò sa che è il suo turno e con determinazione si prepara, prende dal materiale solo quello che gli serve e dopo aver dato una rapida occhiata alla linea che vuole percorrere, parte. Il primo tiro va via rapido ed indolore. Ora tocca a Carlo, la linea è ancora semplice, ma l’utilizzo dei cliff risulta complicato e ovviamente ciò pregiudica l’uso del trapano al punto che la lunghezza tra gli spit diventa davvero notevole: 3 spit in 35 metri!

Parto io e dopo appena 10 metri incontro una sezione boulder all’inizio della fascia di tetti strapiombanti. Dopo diversi voli vengo preso dall’ansia e credo che sia fuori dalla mia portata, con il timore di non riuscire a finire la via, preferisco passare azzerando. Arrivo in sosta e mi accorgo del danno fatto. Con un traversino più basso l’arrampicata sarebbe rimasta omogenea... poco male lo sistemeremo i giorni successivi spostando di poco gli spit.

Finito di attrezzare la sosta faccio appena in tempo a recuperare i miei compagni quando si scatena il diluvio: mai avrei pensato di prendere acqua in Marocco! Fradici ed infangati facciamo rientro a Taghia. Il giorno successivo il meteo è ancora pessimo e facciamo una pausa obbligata: constatiamo che le temperature sono scese vertiginosamente e ci complimentiamo con noi stessi per la decisione di aprire a Nord: proprio "fortunelli"!

I giorni successivi hanno temperature glaciali, ma non curanti di ciò riusciamo a vincere la parte più dura della parete con quattro tiri spettacolari: i voli sono ormai una consuetudine e la sicura dinamica è d’obbligo. Le statiche che abbiamo portato sono esaurite al quarto tiro e da quel punto in poi dobbiamo riarrampicare ogni lunghezza di corda. La fatica, chissà perché si fa sentire, e ogni giorno che passa arriviamo al tiro da aprire un’ora dopo.

Quando le difficoltà sembrano ormai finite ci buttiamo inconsapevoli su una durissima placca a microapplighi su un terreno leggermente appoggiato. Carlo, dopo una serie infinita di voli, mi cede il passo. Sconfortato scende e dichiara: " Ho trovato l’8b e che non passeremo mai…!" Fatico ad immaginare una placca di 8b ma determinato risolvo il rebus e arrivo in sosta passando attraverso delle fantastiche rigole marmoladiane. Ad ogni tiro la via sembra quasi finita ma, consultando le foto la sera ci rendamo conto di essere ancora a metà parete. Sconforto e stanchezza… siamo sfiniti e Nicolò inizia ad avere dolori alla schiena e purtroppo ci abbandona.

Il 07/11/2015, quinto giorno di apertura, Carlo ed io riusciamo a dare il colpo finale: un paio di tiri attorno al 7a e qualche altro più semplice e siamo in vetta. Estasiati ammiriamo il panorama a 360°, è una delle cime più alte dell’altopiano, fantastico! OK, siamo in vetta, godiamoci il momento, ma non dimentichiamo i nostri doveri di chiodatori: dobbiamo attrezzare quasi tutte le doppie, aggiungere qualche cordino e spit in alcuni run-out e, infine, riaprire la parte finale del terzo tiro, in modo che l’arrampicata sia tutta bella e fluida.

Soddisfatti e contenti del capolavoro torniamo a Taghia dove ci aspetta Nicolò. Ci abbraccia contento e dispiaciuto di non aver raggiunto con noi la vetta; sicuramente era il componente del gruppo che se lo meritava di più, dato che ogni giorno eravamo stati spinti dalla sua determinazione goliardica e spiritosa. Ma come mi è già capitato di dire: ogni cosa nella vita vale la pena di essere fatta imperfettamente...
La soddisfazione del gruppo è comunque alle stelle ed abbiamo ancora parecchi giorni e ci sono moltissime vie da ripetere: Babel, Fantasia, Axe du mal ecc.

Un giorno di riposo e poi sicuramente ne facciamo un paio prima di dedicarci alla libera della nostra via. Stavo giusto pensando questo quando Carlo mi annuncia, con aria grave, una dissenteria fulminante. Questa non ci voleva! Fortunatamente dopo appena 48 ore Nicolò risorge e così mi porta su Fantasia: un nome un programma.. è proprio una via da favola con dei tiri sostenuti e una gradazione più alla polacca che alla Petit.

Il penultimo giorno non rimane che andare a liberare il nostro tiro! Questa volta partiamo Nicolò ed io mentre Carlo, sconsolato nella sua condizione di pancia, ci fotografa dal promontorio di fronte. I tiri sono tutti fantastici e fino al 7a parecchio psicologici, diciamo che bisogna pensare solo ad arrampicare. La modifica del terzo tiro, nonostante le paure sull’azzero iniziale, è perfetta: traversino in placca su microappoggi che tagliano le scarpette e una sezione strapiombante con allunghi su prese buone! Arriva, infine, il momento del tiro chiave: il quarto! Sono molto teso ma, con la certezza di avere sotto di me il migliore assicuratore per i miei voli, riesco a tranquillizzarmi: non devo preoccuparmi di nulla! Parto e praticamente mi sveglio quando arrivo in sosta: solo dopo riesco a ripensare ad ogni movimento ed alle urla di incitamento dei miei amici/fratelli: grazie ragazzi! Senza di voi nulla sarebbe stato possibile...

Conclusa la libera è arrivata anche l’ultima sera a Taghia nella quale il nostro amico Ahmed, dopo giorni di veganesimo forzato, ci regala un capretto cotto alla perfezione in una sorta di fornace di terra cotta: uno spettacolo della cucina locale. Soddisfatti e doloranti dalle fatiche sostenute ci dirigiamo, quindi, alla volta di Marrakech dove, come da tradizione, spendiamo i nostri ultimi diram in regali per le donne che (speriamo) ansiose ci aspettano a casa.

Dove ci porteranno i prossimi viaggi? Questo sarà tutto da scoprire...ma lo spirito di avventura e di amicizia è garantito!

Enrico Geremia

Si ringrazia: "Linea verticale" di Feltre, Wild Climb, Patagonia, Rock Experience, Saila, Farmacia alla Madonna, Sofar (Biomagen plus).

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