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Trad day a Capo Pecora in Sardegna: Maurizio Oviglia sullo spigolo di Mucchietto di ossa (6b).
Fotografia di Sara Oviglia
Trad day a Capo Pecora in Sardegna: Gianluca Piras su Revenant (6c).
Fotografia di Maurizio Oviglia
Trad day a Capo Pecora in Sardegna: Simone Sarti su Mucchietto di Ossa
Fotografia di Maurizio Oviglia
Trad day a Capo Pecora in Sardegna: Matteo Marini su Horizon, 7a.
Fotografia di Maurizio Oviglia

Successo per il 'Trad Day' a Capo Pecora in Sardegna

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Sulla scia del successo del 'Trad Day' andato in scena a Capo Pecora, Maurizio Oviglia parla della manifestazione e fornisce tutte le ultime informazioni della splendida Torre Straniera e delle sue vie di arrampicata trad.

Da una quindicina d’anni anni a questa parte mi occupo, tra le altre cose, di sviluppare delle falesie in ottica “trad” in Sardegna: non è un tradimento verso l’arrampicata sportiva o quella alpinistica, ma un modo come un altro per fare qualcosa di diverso. Per precisione e non con intento polemico, mi preme dire che si tratta per lo più di falesie di monotiri da salire solo con nut e friend (e dove i chiodi e gli spit non sono contemplati), né più né meno come le falesie inglesi, ad esempio quelle del Peak District. L’unica diversità rispetto a queste sta nelle soste: in Inghilterra non c’è nessuna sosta fissa, qui da noi ho invece optato per posizionare alla fine dei tiri due solidi spit, non per timore che una sosta tradizionale non tenesse, ma perché desideravo dare a queste falesie una valenza propedeutica, sperando un giorno di avvicinare gli arrampicatori sportivi al clean climbing. Infatti, con le soste già piazzate si hanno molte più probabilità di raggiungere questo intento, essendo statisticamente molto più numerosi i climbers di ultima generazione che si azzardano a mettere i friend rispetto a quelli che si avventurano nel “costruire” una sosta su cui fare moulinette.

Per tutti gli anni 2000 non nego che mi sono sentito piuttosto “solo” in questo progetto, anzi sono stato considerato dai più un arrampicatore piuttosto stravagante. L’arrampicata trad in Italia è molto diffusa e praticata, ma nella sua accezione alpinistica, ovvero su grandi pareti da salire in maniera tradizionale anche con martello e chiodi, che spesso rimangono poi fissi per i ripetitori, o tendono negli anni a moltiplicarsi. Il clean climbing, su cui è invece fondamentale piazzare da se le protezioni su tutto il tiro, qui da noi, è stato spesso relegato alle fessure, mentre le falesie di morfologia differente quasi ovunque sono state attrezzate a spit.

Per limitarmi alla Sardegna, un cambiamento significativo è stato per me la scoperta e la valorizzazione di Capo Pecora, in territorio di Arbus sulla Costa Occidentale. Ritengo questa scogliera un vero paradiso per il clean climbing e, ad oggi, vi ho aperto quasi 100 vie, di cui solo un 60% possiede la sosta spittata: sulle altre non è rimasto nessun tipo di attrezzatura.
Tre anni fa però avevo osato ancora di più, in materia di arrampicata non convenzionale. Su una vecchia cava di marmo abbandonata del Sulcis (sud-ovest dell’isola), avevo individuato alcune spaccature (create dalle mine) scalabili, anche se con una buona dose di fantasia. Ne erano nati alcuni itinerari piuttosto difficili e fisici in fessura perché, come si può ben immaginare, su uno specchio di marmo i piedi non fanno molta presa... Per inaugurare questa piccola falesia avevo organizzato una giornata aperta a tutti che avevo denominato “trad day”. A sorpresa c’era stata una buona partecipazione, soprattutto di arrampicatori sportivi desiderosi di capire come posizionare le protezioni ed apprendere le tecniche in fessura. Devo dire che sinceramente il luogo dava poche possibilità ai neofiti, per cui pochi si erano lanciati da capocordata: da lì era scaturita l’idea di riorganizzare la giornata in futuro a Capo Pecora, falesia senz’altro più accessibile.

A giugno di quest’anno, con il prezioso aiuto di Fabio Erriu, abbiamo individuato il settore di scogliera migliore in vista di una manifestazione di questo genere che si è rivelato essere la Torre Straniera. In diversi sopralluoghi, abbiamo sostituito i cordoni marci delle soste con spit e catene e aperto diversi itinerari nuovi.

Il 13 agosto più di 100 persone hanno partecipato alla giornata, dimostrando se non altro l’interesse per questo genere di arrampicata un po’ diversa dal solito. Significativa la presenza di alcuni forti arrampicatori sportivi isolani come Matteo Marini e Davide Pagano, che non solo hanno provato ad arrampicare con i friend ma hanno persino liberato una via di 7a. Se qualcosa stia cambiando nell’arrampicata italiana non sta a me dirlo. Mi sento solo molto soddisfatto che la mia idea originaria, incuriosire le nuove generazioni verso questo gioco diverso, alla lunga si sia dimostrata vincente. Sono convinto che il trad, almeno in Italia, è e rimarrà un’attività di nicchia. Sicuramente continuerò ad andare a Capo Pecora da solo in pieno inverno, ad aprire nuove linee in compagnia dei pochi scalatori ammalati di romanticismo rimasti. Ma ora so che, tutti gli anni passati qui, non sono stati “meravigliosamente inutili”. Anche se solo per un giorno, hanno il magico potere di regalare a tanti felicità e gioia di arrampicare in un posto meraviglioso, in uno stile non consueto.

Ecco dunque le vie nuove e vecchie della Torre Straniera, luogo della manifestazione, da sinistra a destra

CAPO PECORA (Torre Straniera)
Accesso:
dal parcheggio seguire la stradina verso nord sino al termine. Si continua su marcato sentiero sino ad un piccolo colletto. La vista si apre ora sulla Baia delle Uova di Dinosauro e in fondo sulle strutture granitiche del Big Ben e la Torre Straniera. Scendere alla baia sempre su sentiero, attraversarla al limite dei caratteristici sassi, e risalire dalla parte opposta tenendosi il più possibile lungo l'orlo della scogliera, sempre su sentiero. Continuare sino a che sulla sinistra si ha la Torre del Big Ben e, affacciandosi, è possibile vedere isolata la Torre Straniera. Non scendere per la scarpata franosa ma continuare sino ad un colletto da cui si scorge il faraglione del Nido dell'Aquila. Salire a sinistra su dei blocchi di granito, passare brevemente sul versante mare e raggiungere un secondo colletto. Scendere ora verso il mare aggirando il salto e disarrampicando delle facili rocce ritornando verso la spiaggia a N delle torri del Big Ben e Straniera, Raggiungere il mare e, saltando di scoglio in scoglio, arrivare alla base del settore. Contare 30 minuti (Sentiero non adatto ai bambini piccoli).
Materiale: su tutti gli itinerari occorrono da una a due serie di friend, dai microfriend al BD 4. Non sono indispensabili i nut. Alcune vie, specialmente le più facili, sono fattibili con una sola serie di friend. Per il resto è sufficiente una corda singola, fettucce, casco a discrezione (indispensabile per le vie sul Big Ben, la grande torre antistante).
Stile di scalata: la caratteristica unica di Capo Pecora è quella di non proporre la solita arrampicata tipica del granito! Ci sono sì le fessure ad incastro ma sono rare, rispetto ai muri verticali e anche strapiombanti provvisti di ogni genere di presa, persino buchi! Alcune prese somigliano persino a quelle artificiali, provare per credere!
Periodo ideale: il tasto dolente di Capo Pecora! Il granito è di ottima qualità e molto aderente ma sovente all’ombra è umido, per via della salsedine. Spesso bisogna quindi attendere che il sole asciughi la roccia. Se questo non è un problema in inverno, lo è invece in estate, quando al sole diventa spesso impossibile scalare. Però in estate si può godere dello splendido mare… insomma valutate i pro ed i contro e decidete. Sappiate però che in presenza di mareggiate da maestrale è impossibile scalare alla Torre Straniera. In questo caso potete arrampicare al settore Regno di Onan (vedi guida Pietra di Luna Trad & multipitches)

Parete est
1 – PRIMI PASSI – 15m – 3c - (M. Marrosu e R. Angioni, 2012)
a sinistra su facile gradinata. Per ora non è attrezzata la sosta

2 – C’È SEMPRE UNA PRIMA VOLTA – 20m – 5a - (Massimo Gessa, 2011)
bel diedro, friend sino al 3

3 – FILO D’ARIANNA – 20m – 5c+ - (Giampaolo Mocci, 2011)
appena a destra del diedro per una fessura intervallata da spaccature orizzontali

4 – FAR WEST – 20m – 5c - (Giampaolo Mocci, 2011)
evidente e bella fessura diagonale

5 – MUCCHIETTO DI OSSA – 20m – 6a - (Giampaolo Mocci, 2011)
stupendo e atletico spigolo. Nel primo passo utile un piccolo microfriend

Parete nord
6 – DIFFICOLTA’ APPARENTI – 20m – 6a+ - (Giampaolo Mocci, 2011)
inizia sullo spigolo poi si sposta a destra su blocco sporgente. Uscita per due fessure a scelta

7 – REVENANT – 20m – 6c - (Maurizio Oviglia, 2016)
Bella linea Per un muretto, quindi dalla cengia affrontare un passo di boulder a destra dello spigolo. Traversare a destra per bellissime fessure orizzontali quindi diritto per tacche distanziate in strapiombo

8 – NON C’E’ TEMPO PER ANNOIARSI – 20m – 6b - (Giampaolo Mocci, 2011)
bellissima fessura strapiombante ad incastro

Parete ovest
9 – HORIZON – 20m – 7a - (M. Oviglia, libera Davide Pagano, 2016)
è il tetto proprio sullo spigolo, attacco su una piattaforma a pelo d’acqua. Necessari microfriend

10 – NEVER GIVE UP – 20m – 6a+ - (Maurizio Oviglia, 2016)
bel diedro. Necessari microfriend, utili i dadi

11 – ASTENIA – 20m – 3c - (M. Oviglia e F. Erriu, 2016)
A destra del diedro in un imbuto strapiombante

12 – WET DAYS – 20m – 4c - (M. Oviglia e F. Erriu, 2016)
parete di roccia molto articolata

- 19/11/2011 - Capo Pecora, la trad area più esotica d'Italia
Maurizio Oviglia racconta degli ultimi sviluppi di Capo Pecora e delle sue nuove vie di arrampicata trad in Sardegna.

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