La palestra di Kharkiv che resiste alla guerra in Ucraina
Questa storia è nata prima di partire per l’Ucraina ad ottobre dello scorso anno per un viaggio con MEAN, il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, assieme a oltre cento connazionali da tutta Italia per portare la nostra solidarietà a quel popolo martoriato da un’invasione russa che è in atto dal 2014, entrata nel nostro quotidiano dopo la controffensiva ucraina che ha respinto gli invasori da gran parte del territorio.
Da climber della domenica mi sono chiesto cosa fosse rimasto dell’arrampicata in quel paese dopo anni di guerra. Così, dal sito di Ukclimbing, ho appreso di chi resisteva e degli irredimibili climber ucraini, delle loro storie di guerra e passione per la montagna, ben raccontate anche nel film Climbing Never Die del 2024.
Da lì ho scoperto che anche a Kharkiv, a pochi chilometri dall’attuale occupazione russa, resiste una veterana ucraina, Liliya Samsonova, 86enne, ex fiamma olimpica negli anni 80 a Mosca, poi insegnante di sci e arrampicata di molti campioni ucraini.
Grazie agli amici ucraini che ci accompagnavano nel viaggio siamo riusciti a metterci in contatto con lei che parla solo ucraino. Ci è venuta a prendere da sola con la sua auto nel centro di Kharkiv, e dopo una mezz’ora di viaggio, in un dialogo mediato da Chatgpt siamo arrivati alla sua palestra, climbing center “Vertical”. E’ nata un’empatia immediata: sentito che eravamo dall’Italia ci ha confermato di esserci stata in gioventù, ad arrampicare in Dolomiti e, a giudicare dal brillare degli occhi, ricordava con affetto e soggezione le pareti della Marmolada.
Liliya non solo è ancora in forma incredibile, ma continua a dedicare la vita ai bambini e ragazzi rimasti dallo scoppio della guerra nel distretto nord di Kharkiv.
Il quartiere di palazzi sovietici, ben tenuti ma in gran parte svuotatosi, è immerso in una bella foresta, oggi colorata dall’arrivo dell’autunno. Purtroppo, il parco è ormai off-limits, perché i missili russi caduti e che ancora vi cadono, l’hanno reso impraticabile e pericolosa con mine o ordigni inesplosi. L’unica scuola rimasta nel distretto è quella elementare, dove c’è un rifugio antiaereo, ma i bambini vi si recano solo una volta la settimana per incontrare la maestra. Il resto delle loro giornate è in casa a seguire le lezioni online. Sì capisce perché siano tutti appassionati di arrampicata: la palestra di Lilya è praticamente l’unica possibilità di giocare assieme e sfogare le loro energie vitali.
La palestra è stata fondata da Lilya. Si trova in un anonimo capannone industriale, dalle finestre distrutte e molte pareti crivellate dai proiettili, ora rattoppate alla meglio da tavole di compensato. All’interno un gruppo di bambini riempie uno stanzino stretto, adibito a rifugio antiaereo, perché da poco è suonato l’allarme per droni in arrivo dalla terra di nessuno a pochi chilometri da lì. Affastellati nel rifugio ci sono generi di prima necessità.
Nonostante lo spazio angusto, i ragazzini a turno si esibiscono con orgoglio nelle loro abilità ginniche, con front-flip e back-flip, impavidi e scalzi sopra il freddo pavimento di cemento.
Finito l’allarme visitiamo la palestra, con un paio di pareti, allestite con i toprope e il muro da speed. A fianco alle prese Lilya ci fa notare squarci che non sono dovuti all’usura della parete ma da proiettili sparati da chissà dove, magari dai droni che sorvolano la zona. Lilya si sposta da un locale all’altro spegnendo e accendendo le luci, come faccio a casa per illudermi di risparmiare, lei lo fa perché davvero l’elettricità è preziosa. Il capannone è davvero grande e posso immaginare come arrampicarvi d’inverno, con temperature ucraine, senza riscaldamento se non qualche stufa a legna, su prese davvero consumate e logore sia una bella sfida per i ragazzi.
Dal piano superiore ci raggiunge un clamore di bambini che raggiungiamo nelle palestrine con stanze boulder. E’ pieno di bambini che si rincorrono sulle prese di un muro con un bell’arco strapiombante, fortunatamente protetto da dei materassi. Katya, l’allenatrice di turno ci presenta i ragazzi dai 6 ai 15 anni. Egor, uno dei più forti, si esibisce sul campus board, fatto in-house, e su prese semisferiche in legno a dir poco artigianali!
Le madri stanno a guardare i giochi dei ragazzini che in una condizione normale si svolgerebbero all’aperto senza richiedere chissà che supervisione. I caseggiati sovietici hanno infatti tutti dei bei giardinetti intorno con giostre, ma sono ormai non frequentabili per il rischio di bombardamenti.
È venuto il momento di salutarci e Lilya ci offre caffè e cioccolato. Ma prima ci tiene a mostrarci il buco provocato da un missile Iskander, un missile balistico in uso dai russi: colpisce da distanze di anche 1000 km e fa dei crateri enormi. Proprio dietro la palestra vediamo effettivamente un cratere con un diametro di quasi 10 metri. Le schegge hanno colpito tutto intorno, e i caseggiati nell’arco di 1km sono stati danneggiati dalle onde d’urto. Apocalittico. Mostra quanto siamo impotenti di fronte a queste armi mortali, niente e nessuno è al sicuro. Una macabra e sadica roulette russa, deliberatamente somministrata da Putin all’intero popolo ucraino, per piegarlo e terrorizzarlo.
Se c’è però una cosa che ho imparato da Lilya e i suoi volontari è che loro magari si sono piegati ma non si sono spezzati (“frangar non flectar” di latina memoria). Rimangono lì, resistono, anche per noi che arrampichiamo nelle nostre palestre e falesie sicure…
Come aiutare Lilya? La sua risposta è stata molto diretta: abbiamo bisogno di prese e materiale, vecchio e nuovo, per la palestra. Al ritorno dal viaggio ha fatto un appello alle palestre di Roma e siamo riusciti con l’aiuto di Valerio Frascarelli della palestra di Jolly Lamberti a Roma a ottenere aiuto.
Provvidenziale, è stato il contatto con Euroholds che ci ha subito risposto con una grandissima voglia di sostenere la nostra iniziativa. Grazie a Euroholds (grazie Loupis!) la palestra di Kharkiv ha appena ricevuto oltre un metro cubo di prese spedite in un Tir che ha raggiunto destinazione a inizio gennaio, assieme a tanti altri aiuti destinati alla popolazione.
In questi giorni di fine gennaio, a Kharkiv manca la corrente per gran parte del giorno, la neve e il freddo si fanno sentire, ma i droni russi continuano a minacciare la vita di bambini e civili, vittime innocenti che giocano o attraversano la strada.
Gli amici laggiù ci chiedono a gran voce di inviare reti, ebbene sì, reti da pesca, per mettere in sicurezza strade e i quartieri. È una soluzione artigianale, da prima guerra mondiale, ma che si sta rivelando efficace per contrastare le armi del XXI secolo!
Mi appello così ai lettori di Planetmountain per sostenere una nuova iniziativa di “difesa civile” per l’acquisto di reti da pesca. Ne beneficerà la popolazione di Kharkiv.
Progetto MEAN – Consorzio Sale della Terra
Iban IT43M0501803400000017167636
Causale: Progetto MEAN: reti da pesca per Kharkiv
- Giovanni Veronese, Roma








































