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Un momento del meeting di arrampicata boulder a Luogosanto (Gallura, Sardegna)
Fotografia di Massimo Malpezzi
Un momento del meeting di arrampicata boulder a Luogosanto (Gallura, Sardegna)
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Un momento del meeting di arrampicata boulder a Luogosanto (Gallura, Sardegna)
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Un momento del meeting di arrampicata boulder a Luogosanto (Gallura, Sardegna)
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La Gallura, l'arrampicata, Luogosanto e il suo contest boulder, facciamo il punto

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In occasione dello street boulder contest di Luogosanto è nata questa chiacchierata con alcuni storici local Galluresi che ci raccontano un po’ la storia e cosa sta succedendo dal punto degli arrampicatori in Gallura (Sardegna). Di Massimo Malpezzi

Visitare la Gallura significa immergersi in un mondo primordiale dove la natura vive selvaggia insieme all’uomo. Ma la prima cosa che salta all’occhio al visitatore è la roccia granitica dal colore rosso arancio disseminato ovunque sotto forma di meteoriti, monoliti e vere e proprie montagne imponenti. Il turista potrà godersi questo ambiente meraviglioso beandosi di tanta meraviglia, ma pensate ad un arrampicatore “straniero” che si trova immerso in tanta roccia, lo stupore sarà totale. Già provenendo da Olbia scegliendo la statale numero ss 125, la strada tortuosa si divincola tra insenature naturali, boschi radi invalicabili piante di mirto e corbezzolo che lasciano ben presto il terreno a pareti e blocchi granitici dalle forme più incredibili, vere e proprie sculture naturali. Siamo sulle pendici dei monti di San Panteleo. Primo assaggio concreto del territorio Gallurese da un punto di vista arrampicatorio. Sto andando a Luogosanto in occasione dello street boulder con Filippo Manca e Cecilia percorrendo la strada stretta e tortuosa, continuo a ripetermi che la Gallura è perfetta per scalarci, tanta è la roccia a disposizione. E ai miei continui sbalordimenti, ogni qual volta i miei occhi si imbattevano in diamanti granitici enormi pieni di fessure e tafonate disseminati ovunque, Fil sorrideva soddisfatto quasi a dirmi: questa è la mia terra e qua mi piace scalare. Gli dico con un tono di sfida: ma cazzarola avete un potenziale pauroso possibile che le rocce che sto vedendo non siano chiodate? da 1 a 10 si scala su due. Lui si volta verso di me e con naturalezza mi spiega che, per esempio, quel monolito che dista a 200 metri dalla strada immerso nel bosco sopra la collina, non basterebbero tre giorni per tracciare 50 metri di sentiero per raggiungerlo. Gli credo, grandi cespugli di cisto e lentischio sembrano muri invalicabili. Lui poi aggiunge: sai qua non sono tanti a scalare e quelli che lo fanno si allenano durante la settimana nelle neonate palestre indoor per poi darsi appuntamento per performare sulle falesie Sarde, raramente qualcuno decide di impugnare spazzole, seghe e falcetti. Non posso dargli torto, anche lui alla fine si rende conto che l’esplorazione “al Bosco” di Luogosanto si è concretizzata in decine di blocchi puliti da lui anche grazie alla natura in quell’area che è magnanima con un sottobosco abbastanza pulito. Nonostante questo Filippo ha impiegato circa due anni e mezzo per creare l’attuale settore e continua ad esplorare la zona scoprendo sassi avvolti e inghiottiti dalla vegetazione. Questa è una premessa indispensabile per parlare della Sardegna arrampicatoria (almeno quella della zona nord) facendo il punto della situazione e ripercorrendo un po’ la sua storia attraverso alcuni personaggi importanti che hanno dato il primo indispensabile impulso alla scalata. Li incontro al Baretto a Luogosanto la sera prima dello street contest, sono: Angelo Marratzu, Giorgio Soddu, Ciriaco Corrias, e naturalmente Filippo Manca, il passato il presente e il futuro del mondo verticale sardo della Gallura.

Ci sistemiamo comodamente affacciandoci verso le mura della chiesa dove già molti climber stanno iniziando ad arrampicare, allora Angelo la  prima  domanda che  mi  sorge spontanea  è:  avete  un  mondo  di  granito  in  Gallura  come  è possibile  sia  così  poco  sfruttato  per  il  bouldering e per le linee  chiodate?
ANGELO: In Sardegna i veri blocchisti son veramente pochi! In più come in tutto il mondo si dividono in due categorie: gli esploratori  e i ripetitori. Purtroppo c’e anche da noi più gente nella seconda categoria! Comunque alla fine credo che sia una questione di numeri... qui in Sardegna siamo 4 gatti in generale... più pecore che uomini! A me piace tanto anche per quello! Per quanto riguarda le linee chiodate... spero che anche in futuro se ne chiodino il meno possibile! Il nostro granito non è come quello alpino che si presta molto di più alla scalata sportiva! (tipo Zillertal per capirci). Da noi trovi più granito stile "uova di dinosauri giganti" che a mio parere stonano enormemente con il brillare di spit e fittoni! Molto meglio seguire le fessure se proprio li vuoi scalare... e usare protezioni veloci.

Tu Filippo sei ciò che rappresenta il futuro ma soprattutto porti l’esperienza di chi nel nord Italia vive l’arrampicata come una normalità, una domanda che mi sono fatto è legata all’esplorazione del territorio, una missione che porta via molto tempo all’arrampicata ludica, i pochi climber dedicano il loro tempo ad allenarsi in settimana per poi performare sulle falesie nei weekend, però così è difficile che si possa far diventare la Sardegna come una terra top per l’arrampicata, soprattutto per il bouldering…
FILIPPO: L’esplorazione del territorio è tanto affascinate quanto dispendiosa a livello di tempo ed energie, giustamente non è che tutti, dopo una settimana di lavoro, abbiano voglia e tempo di ingarbugliarsi tra i rovi per pulire un sasso o una nuova linea. Non credo esista una visione giusta e una sbagliata penso in questo senso, ognuno è giusto che si diverta come ritiene opportuno; tuttavia credo che difficilmente un vero scalatore possa non innamorarsi (e di tentazioni nella nostra terra ne abbiamo tante) della forma di un sasso o della linea di una via, l’istinto primordiale di scalare poi diventa solo la conclusione di un gioco iniziato prima, che appunto culmina con la salita della tua visione, probabilmente se ci fossero più visionari avremmo più blocchi e vie in Sardegna…

Ciriaco sei stato uno dei primi a vivere la primordiale scalata Sarda, oggi quanta soddisfazione c’è nel vedere un contest come quello di Luogosanto pieno di passione e divertimento da parte di tanti giovanissimi?
CIRIACO: guarda... io ringrazio solo il cielo, per non essermi dimenticato di caricare la birra in camper. Scherzi e infortunio (che mi ha impedito di scalare e di fare brutta figura) a parte, questo tipo di manifestazioni, quando ben promosse e organizzate, possono essere un intelligente / divertente / sano motivo di riunione per gli scalatori della zona e non... quindi non parlerei di soddisfazione, ma dell’opportunità giocosa di incontrarsi che questo tipo di meeting offre... comunque, la storia del "primordiale" mi ha un po’ offeso…

Angelo tu sorridi… così ti chiedo che idea ti sei fatto del nuovo settore di Luogosanto, Pensi possa inserirsi tra i più importanti spot, come Orotelli ad esempio?
ANGELO: Sicuramente sì. Luogosanto ha diverse caratteristiche molto importanti che lo rendono già adesso uno degli spot migliori della Sardegna. La grana del granito è spesso fine e di altissima qualità, tutte le linee sono molto vicine tra loro, l'avvicinamento inesistente, il bosco molto ben curato e pulito e, non ultimo, il fatto di avere gli alberi a copertura dei sassi consente la scalata anche quando la stagione blocchistica parrebbe finita.

Beh tu Filippo sei lo scopritore del sito sopra Luogosanto chiamato il bosco, come lo hai scovato? come è nato il progetto di questo parco boulder?
FILIPPO: Il Parco Delle Tre Cime di Luogosanto è nato un po’ per caso, nel senso che dopo varie esplorazioni in Gallura dove vive Roberta la mia ragazza, ho pensato di fare un giro anche nel bosco sopra il paese. Ho notato subito che c’era un alto potenziale con blocchi di ottima qualità, peraltro il sottobosco non era eccessivamente ostile come in altre zone vicine, così con un po’ di fortuna e una buona dose di lavoro ho iniziato a investire del tempo per pulire i boulder e, sasso dopo sasso, ha iniziato a prendere forma il settore, che ha avuto un forte impulso con le recenti visite del team E9, e in modo particolare di alcuni visionari presenti al suo interno come Gabry (Gabriele Moroni ndr), Mauro (Calibani ndr), ed Enrico (Baistrocchi ndr) che prima di migrare negli USA fu il primo a farmi visita e incoraggiarmi nello sviluppo; fondamentale anche il lavoro di Vittorio Angius senza il quale non avremmo il lavoro cartografico.

Oltre al boulder classico, intendo su roccia, tu Filippo ti sei anche inventato Il contest di Luogosanto che nasce anche come spot esterno alla regione, nel senso che manifestazioni come lo Street Boulder danno la possibilità di far conoscere la realtà arrampicatori sarda, credi si possa fare di più?
FILIPPO: Sono molto soddisfatto che l’edizione 2016 abbia ospitato scalatori provenienti dalla Germania, dalla Spagna, dalla Polonia a da varie regioni italiane, questo testimonia l’ottimo lavoro svolto in collaborazione con l’associazione Mediterranea Adventure. Lo street contest in Gallura, è una idea che ha un obbiettivo ben più profondo di quello che può sembrare, infatti vuol essere un volano attrattivo verso una nuova meta del boulder; oltre che un momento di confronto e incontro tra i vari scalatori. Una sorta di festival del boulder sardo, un’occasione in più per far conoscere la nostra terra. Credo si possa fare molto di più e chiunque venga da queste parti se ne può facilmente rendere conto, ma non è facile, spesso si è soli a perseguire certi sogni e c’è parecchia diffidenza da parte delle amministrazioni ma anche da parte degli scalatori stessi. Ci vuole una buona dose di coraggio e lungimiranza che non è facile trovare, ma devo dire che qui a Luogosanto sono abbastanza avanti, quest’anno sono state messe anche le mappe nel settore boulder con il QR code per scaricare la guida, credo sia la prima volta che accade in un settore boulder in Sardegna.

Giorgio, credo di aver inteso che comunque il territorio sia più aperto, in prospettiva, alle visite straniere. Kalymnos per le falesie, El Baracin per il bouldering, la stessa Bleau vivono realtà d’impatto più con l’arrampicatore estero attratto dalla bellezza e dalla qualità della roccia. La vostra realtà è senza dubbio legata al territorio come turismo complessivo, come stanno reagendo gli indotti in questo senso, hanno la percezione che l’arrampicata possa diventare un valore aggiunto?
GIORGIO: La maggior parte degli amministratori locali non hanno idea di quelle che potrebbero essere le ricadute positive su un'economia prevalentemente agricola e pastorale, tipica dei paesi dell'interno. Hanno idee in genere un po’ naïf, perché non conoscono questa attività, che è per sua natura refrattaria a regole e imposizioni. Ma a volte accade il miracolo, qualcuno per un motivo o per l'altro capisce che non c'è bisogno di staccare biglietti per accedere ai siti di arrampicata, che non c'è bisogno di guide che scortino fisicamente lo scalatore sotto un blocco o in una falesia (l'ho sentito dire a degli amministratori, non è fantasia!). Capiscono che l'economia può essere risollevata con l'accoglienza, i posti letto, la vendita di prodotti alimentari e artigianali di qualità. Un esempio sicuramente positivo è Luogosanto dove, grazie al lavoro di Filippo, per l'ultimo raduno era tutto perfetto ed ora il territorio si ritrova una “infrastruttura” per la scalata a impatto zero e a costi bassissimi che sarà capace di creare un certo movimento di scalatori in paese. Altro esempio è Ulassai, dove grazie ad un amministratore con esperienza di arrampicata è stato possibile senza grossi finanziamenti pubblici, creare un indotto serio all'economia del paese e di quelli limitrofi. Certo è stato fondamentale che la popolazione e gli amministratori abbiano creduto in questo tipo di sviluppo, ma anche perché si sono rivolti a persone capaci nella chiodatura dei settori nonché a pubblicizzarli nel giusto modo. Non capisco perché in generale sia così difficile da intendere per gli amministratori la dinamica dello sviluppo dei settori boulder, forse perché non si attrezza nulla e quindi i soldi spesi non coincidono con la costruzione di una infrastruttura? Anche se vale lo stesso quando si chioda un settore, quei tasselli non sono qualcosa di palpabile se non per gli addetti ai lavori... Mi pare che in fondo resti inculcato in molti il modello di turismo costiero basato sulla quantità, la cosiddetta massa, stagionale per sua natura e fondamentalmente da spennare.

Ciriaco tu che sei il testimone d’eccezione dell’arrampicata sarda, quanto pericolo esiste in un eco sistema delicato come la Sardegna per l’apertura di massa all’arrampicata?
CIRIACO: non credo che si debba parlare di "pericolo", riferendosi ad una (secondo me) ipotetica "apertura di massa all'arrampicata”, qualunque cosa questo voglia dire... Anche se sarebbe la definitiva celebrazione del cambio epocale che l'arrampicata sta inesorabilmente vivendo da un 15/20 anni, credo che ci si debba preoccupare di più e preventivamente del criterio che bisognerebbe adottare casomai questa eventualità si manifestasse per evitare scempi pornografici, vilipendiosi e irrespettuosi del patrimonio roccioso dell'isola... e non parlo necessariamente dei suoi abitanti, ma anche... Alla fine, bisognerà uccidere la poesia creando regolamenti omologabili, inopinabili e ingabbianti... ma spero comunque che non succeda.

Una domanda per te Filippo, la realtà arrampicatoria Sarda sembra si stia affacciando solo da poco, intendo verso nuovi appassionati, le palestre indoor stanno nascendo nelle città, come vedi il movimento in ottica futura in Sardegna?
FILIPPO: Le nuove sale indoor in Sardegna hanno riscosso notevole successo, vedi ad esempio la V10 Boulder zone di Matteo Marini a Cagliari. L’impegno è notevole per la promozione di questo sport seppur con notevoli difficoltà, infatti la federazione e i suoi rappresentanti sul territorio non rendono facile la vita; seppur con una realtà molto lontana da quella delle sale presenti ad esempio nel nord Italia, anche nell’isola si stanno facendo grossi miglioramenti. Sarebbe anacronistico ed insensato non pensare alle sale indoor come il fulcro dell’espansione del movimento, questo delicato aspetto credo debba essere gestito e sia una responsabilità molto importante delle figure che lavorano all’interno, siano esse istruttori, allenatori o guide alpine, ovvero cercare di diffondere una buona cultura ed etica dell’arrampicata. Credo che il futuro del movimento sardo sia legato a questi aspetti e allo stato attuale delle cose non riesco a essere troppo ottimista… per svariati motivi. Personalmente sono nato come arrampicatore all’interno di una sala boulder, e passo tantissimo tempo in palestra, ma ringrazio di aver sempre scalato e tutt’ora arrampico con delle persone che amano la scalata, e mi trasmettono determinati valori e sentimenti verso la roccia. La visione del bosco di Luogosanto arriva da un lungo e continuo percorso di ricerca, e per me è una piccola realizzazione personale che non ha né grado né prezzo.

Sai Giorgio ho girato un po' in questi giorni spingendomi fino ad Aggius, la valle della luna e la sua piana sottostante sembra incredibilmente finta, sassi e sassi ovunque, credo molti su terreni privati… molte aree come queste vivono una realtà delicata…
GIORGIO: Sì è proprio così, è la questione per la quale sin dallo sviluppo dei primi settori ho dovuto discutere con altri gruppi di scalatori sardi sulla pubblicizzazione dei siti di boulder. Premetto che sono fermamente convinto della componente anarchica della scalata che nasce da un moto di passione e vedute verticali, le quali non si prestano ad essere imbrigliate in regole o provincialismi tipo “secret-spot ai culurgiones”. Non penso che un settore sia mio, che un blocco sia mio e che io, perché l'ho pulito, debba essere il primo salitore, né tanto meno che altri in un sito che ho iniziato a valorizzare non possano esprimere la loro visione verticale pulendone altri. Questa mia prospettiva l'ho sempre condivisa con gli amici (Ciriaco, Simone, Angelo, e in ultimo con Filippo) ed è la filosofia del nostro sito ironico “bloccobirra.com”; però in tutto questo non si può dimenticare che questa attività si svolge il più delle volte su aree che sono di privati, che vivono dei frutti della terra. Bisognerebbe sempre avere la decenza di interpellare il proprietario prima di intraprendere una attività di pubblicizzazione, valorizzazione di un settore. Sai, vorrei vedere qualcuno di questi divulgatori della scalata in Sardegna come si comporterebbe se gli organizzassero a sua insaputa un rave nel soggiorno di casa con annesse macchine parcheggiate sull'erbetta appena rasata del giardino. Questa nostra prudenza più volte si è trasformata in accusa esplicita di non voler diffondere informazioni sui settori per tenerli segreti. Direi invece che quello che abbiamo sempre cercato di fare è dare la disponibilità per accompagnare gli scalatori nei labirinti di rocce che abbiamo da queste parti, insegnando il dovuto rispetto all'altrui proprietà (vedi anche il sito bloccobirra.com). Sai ognuno è libero di fare e andare dove e quando vuole, ma siccome teniamo al lavoro di pulizia e valorizzazione che abbiamo fatto negli anni, ci sembra normale condividerlo con chiunque voglia venire a scalare ma nel modo corretto, soprattutto in sintonia con chi da quelle terre trae sostentamento. E se ancora si può scalare liberamente da oltre 15 in tutti i settori che abbiamo pulito, senza attriti con i proprietari, forse l'approccio che abbiamo avuto non è poi così sbagliato.

Ciriaco una domanda scomoda… ho inteso una certa sofferenza tra privato e pubblico verso il lancio dell’arrampicata sul territorio, stesso problema lo avevano la Val Masino e la val di Mello, poi hanno trovato i giusti accordi per sostenere questa attività che sta dando molto ad albergatori e all’indotto turistico in generale, esiste una sorta di piano per trovare la via giusta?
CIRIACO: piano... boh... parlerei di criterio, più che di piano. L’istinto e la ragione mi fanno sperare che la languente etica dello scalatore che attrezza, riesca a non fargli fare troppe cazzate e che l'atavica ignoranza che imbriglia la mentalità degli operatori turistici, venga illuminata, o almeno mitigata, da un po’ di lungimiranza. Forse mi vince la nostalgia e la ripetitività mi assedia, ma non credo che un "piano" riesca a contemplare la voce poesia tra le sue priorità... Gli esempi che fai tu, sono in continente... e lì “berritta” non ne usano, quindi la frase "chentu concas, chentu berrittas" (Cento teste, cento berretti ndr) non si applica. Ma forse, e solo per quanto riguarda l'arrampicata, mi sa che lo preferisco come andazzo, anche se c'è un limite allo stile "de sa berretta”.

Un'ultima domanda per Filippo, cosa può rimanere e cosa si può costruire nel futuro in Sardegna pensando al mondo dell’arrampicata e al suo indotto così importante…
FILIPPO: La strada è parecchio in salita, almeno per quello che ho potuto notare io in Gallura nello specifico; nutro grossa stima per la mentalità di persone come Alberto dell’agriturismo “La Cerra” situato in un luogo favoloso, credo sia stato tra i primi a credere e investire nel territorio in virtù dei sassi presenti. Purtroppo nella maggior parte dei casi se provi a far capire che dai boulder si potrebbe creare un interesse turistico rischi che le persone ti ridano in faccia, ma questa non è colpa solo delle strutture e delle amministrazioni, ma anche di pseudoprofessionisti che in passato hanno sperperato fondi senza poi vedere ovviamente nessun risultato. Basti pensare allo scempio della falesia di Lula, e della insensata volontà di voler chiodare splendide pareti scalabili in stile trad. Da questo punto di vista condivido appieno l’idea di Alessandro Gogna esploratore della Gallura già dagli anni ’70; ma purtroppo in alcuni casi la volontà è diventata addirittura realtà, azioni che denotano scarsa lungimiranza e penalizzano il territorio e la specificità di luoghi come la Sardegna e la Gallura in questo caso; un esempio positivo è sicuramente Maurizio Oviglia il quale nonostante lo faccia per lavoro riesce sempre a mantenere un ideale ferreo e rispettoso e credo che negli anni abbia dato tanto alla nostra terra. Per trovare la strada giusta credo ci debba essere una interconnessione di più fattori: il primo, sicuramente l’onestà nel valutare le reali possibilità di un luogo di potersi affermare in una certa maniera o meno, spesso il tutto si riduce a voler creare un veloce e facile prodotto turistico ma per l’arrampicata il discorso per fortuna non è così semplice. Buone scalate preserve the rock!

Alla fine un brindisi sancisce l’amicizia, al baretto di Luogosanto si vive già quell’atmosfera classica di ritrovo tra climber che contraddistinguono tutti i luoghi importanti del mondo verticale, penso al Bar Centrale di Finale a quello di Arco, al campeggio della Palud in Verdon, al bar Monica in val Masino. Sento che qualche cosa sta nascendo grazie allo sforzo di molti appassionati, primo tra tutti Filippo instancabile esploratore del territorio. Il Contest del 2016 ha regalato divertimento ma soprattutto ha portato un testimonial d’eccezione, Gabriele Moroni che insieme al team E9 ha tracciato i blocchi sparsi sui muri del paese dando qualità ed esperienza. La finalissima si è svolta sul campanile con il beneplacito del parroco che si è raccomandato di non toccare le lancette dell’orologio, i finalisti non hanno raggiunto il top ma hanno entusiasmato il pubblico, Gabri (Gabriele Moroni ndr) ci deliziava con la sua scalata potente ed estetica giungendo fino in cima, lì lo aspettavo, sorridendo ci siamo detti: che figata!

Un ringraziamento particolare ad E9 - WILD CLIMB - KONG. Un grazie alla disponibilità e ospitalità ai B&B La Cerra - Le terre di L’Alcu - Concasoni

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