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Massimo Flaccavento su La mannaia, 6b, Falesia del Salice, Sicilia
Fotografia di archivio Massimo Flaccavento
Mario Tropea, durante la prima salita de La mannaia, Falesia del Salice, Sicilia
Fotografia di archivio Massimo Flaccavento
Salvo Orfila su La vendetta, 6a+, Falesia del Salice, Sicilia
Fotografia di archivio Massimo Flaccavento
Nikos Lo Giudice su Nanà, 7a, Falesia del Salice, Sicilia
Fotografia di archivio Massimo Flaccavento

La falesia del Salice ai piedi dell'Etna. Un basalto solitario ritornato alla vita

Massimo Flaccavento presenta la particolare storia della falesia del Salice a Macchia di Giarre, vicino a Catania in Sicilia. Abbandonata per un trentennio, adesso è tornata a rivivere, le vecchie vie sono state richiodate in ottica moderna e, parallelamente, sono state aperte tante altre nuove vie d'arrampicata sportiva.

Del Salice conoscevo ben poco, ovvero soltanto pochi frammenti della sua storia attraverso le parole di Mario Tropea, uno dei primi arrampicatori a mettere le mani su quell’antico basalto.

Avevo ben capito l’ubicazione del posto, ma in realtà non lo avevo mai visto.
Immerso com’è tra le fronde degli alberi, se ne stava lì in silenzio, come ad aspettare che qualcuno tornasse ad accarezzarlo ancora, dopo tanti anni di casta solitudine.

Alla fine di ottobre 2019 Mario mi condusse alla base della parete, sicuramente curioso di vedere le mie impressioni al cospetto di quelle vecchie rocce. Per raggiungere la base della falesia va però detto che sfidammo non pochi rovi, gli stessi che negli ultimi trent’anni avevano riconquistato con orgoglio i loro spazi.

Quella “pietra” scura, dalle linee squadrate e geometriche dettate dalla sua stessa natura, raccontava perfettamente le gesta di un gruppo di ragazzi che vivevano la loro passione per l’avventura distanti dalle grandi cime delle Alpi, ma ai piedi di uno dei più importanti vulcani al mondo: l’Etna. Ed è proprio l’Etna la principale protagonista di questa vicenda, proprio lei sì, l’artefice silenziosa che ci ha regalato il basalto di questa storia.

Le rocce del Salice si trovano lungo una faglia posta sul versante orientale del vulcano, quello che dalla rude e selvaggia bellezza dell’Etna, degrada dolcemente fino a perdersi nel mar Ionio. La parete infatti, nonostante la sua esposizione a settentrione, grazie alla vicinanza della costa, presenta sovente buone condizioni d’aderenza e temperature non eccessivamente rigide anche durante la stagione invernale.

Con il naso all’insù, mentre gli occhi si perdevano tra le fessure e spaziavano su nuove possibili linee, le vecchie vie prendevano vita dalla voce di Mario. Ed ecco che la Mannaia, La vendetta, l’Innominato barbone ecc, si animavano con le vestigia di quei tempi. Niente scarpe ultra precise, niente spit, ma piuttosto chiodi da roccia conficcati nelle pieghe della parete, ad indicare la via e a proteggere i passi più duri.

È così che Mario Tropea, Andrea Adornetto e Sebastiano Russo, hanno tracciato delle vie bellissime, le linee più logiche che ovviamente si sviluppavano lungo diedri e fessure, ed offrivano una scalata fisica che ricorda un po’ il granito delle Alpi occidentali.

Da quella visita nacque l’idea di riportare nuovamente alla luce il posto, e da li a poco iniziarono i lavori. Per me fu amore a prima vista, e forse proprio perché il posto presentava una scalata assolutamente “démodé”, il mio entusiasmo schizzò alle stelle. Iniziarono dunque quei pellegrinaggi fatti di infinite giornate a ravanare in parete, a rimuovere vegetazione e massi instabili, a provare passaggi e a creare e ricreare movimenti che seppur invisibili, erano li da sempre!

Questa è forse la parte più bella di un lavoro di chiodatura, breve o lungo che sia. Probabilmente perché ad ogni puntata viene aggiunto un tassello nella storia, in una storia che lentamente prende forma, a volte con un sereno travaglio, altre in modo più irruente, ma sempre in nome della creatività.

È la creatività infatti, sotto forma di movimento in questo caso, che ha spinto quei ragazzi, sul finire degli anni 80, ad avventurarsi su queste rocce per disegnare le loro vie che, nonostante il lento incedere del tempo, non hanno minimante perso il loro smalto.

I lavori di chiodatura sono andati avanti a più riprese tra il 2019 e il 2020 con tanto entusiasmo, ma soprattutto con la speranza che il settore potesse essere per molti anni, luogo di bellissime giornate d’arrampicata e condivisione.

Nonostante le durissime pause che purtroppo ci sono state imposte dall’attuale e assurda situazione in cui tutto il mondo ancora si ritrova, ormai il settore è stato ultimato ed è pronto ad accogliere chiunque vorrà mettersi alla prova su queste vecchie rocce.

Il sito offre ora una buona scelta di vie, il cui stile prevalente è simile al granito, con diedri, fessure e talvolta aderenze su cristalli più o meno evidenti.

Il Salice nella calura estiva offre la possibilità di scalare al fresco a pochi chilometri da Catania, ma in realtà essendo un luogo per romantici, è nelle ventose giornate autunnali che regala le migliori arrampicate. L’atmosfera talvolta diventa surreale, un turbinio di foglie si alza in volo accarezzando le pareti, e se si è fortunati dalle soste si inizia a vedere la prima neve sull’Etna.

Inevitabilmente si accendono nuovi desideri, ed ecco che la mente vola in alto, verso avventure in terre lontane, ma per un attimo soltanto, il tempo di sentire la corda in tensione e poi via… metti a duro, cala pure, e ancora un tiro. Dove? Al Salice ovviamente!

Massimo Flaccavento


Ringraziamenti:
La gratitudine non è mai abbastanza quando qualcuno ci offre parte della propria vita passata, offrendoci la possibilità di mescolarla con la nostra, quindi un grazie immenso va a Mario Tropea, che mi ha fatto conoscere il Salice e mi ha invitato a farlo tornare in vita. Un grande grazie anche ad Andrea Adornetto e Sebastiano Russo, salitori delle prime vie insieme a Mario. Grazie all’amico di sempre Arturo Latina, con cui ho condiviso l’apertura di qualche via nuova, e a Emanuele Foti, che con la sua disponibilità mi ha aiutato non poco a pulire alcune vie diventate adesso delle classiche.

Per ultimo ma non per importanza, un grazie di cuore ai fratelli Alfio e Francesco Scigliano, che per me hanno e rappresentano una grande scoperta. Il loro lavoro di pulizia alla base della parete è stato fondamentale, così come le loro mitiche birre alla fine della giornata.

Grazie infine a tutti quelli che ci stanno scalando sempre più spesso, e che stanno facendo rivivere giorno dopo giorno, questo piccolo ma straordinario angolo di Sicilia. 

SCHEDA: Falesia del Salice, Sicilia 

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