'La conquista dell’inutile, a tutta.’ Stefano Salvaterra chiude Omen Nomen (9a) ad Arco
Ho cominciato a pensarci all’inizio del 2025. Non come un obiettivo vero e proprio, più come un sogno. Però sentivo che forse era arrivato il momento di provarci davvero, almeno per non avere rimpianti in futuro. Mi sono detto: ci provo al 120%. Se va bene, bene. Se va male, dormirò comunque sonni tranquilli. Alla fine, per noi climber un po’ fanatici, l’arrampicata è la cosa più importante… tra le cose meno importanti. O come recita il titolo del famoso libro di Lionel Terray, è la conquista dell’inutile. Ma è proprio questo che la rende così potente.
Sapevo che per provarci avrei dovuto organizzare il tempo in modo quasi scientifico. Ho due figli piccoli e un lavoro a tempo pieno: gestisco un laboratorio di taglio e lavorazione di marmi e graniti, un lavoro che porta via tanto tempo, ma che mi permette anche di essere flessibile. Se voglio scalare un pomeriggio, parto molto presto la mattina, vado a fare due tiri e magari recupero il tempo al lavoro in un giorno di scarico.
Questo sogno mi ha richiesto impegno. Ho dovuto, in qualche modo, fare un po’ la vita da atleta: rinunciare a qualche aperitivo di troppo e tenere alta la motivazione, cosa che mi viene naturale. Per assurdo, da quando scalo meno a causa degli svariati impegni, quando riesco ad andare in falesia ne ho sempre una voglia matta.
La via — Omen Nomen — è stata chiodata dall’instancabile Mauro Mabboni. E qui apro una parentesi doverosa: si dà sempre troppo poca visibilità ai chiodatori. Con la loro passione, e spesso con i loro tempi e i loro soldi, permettono a tutta la comunità di divertirsi in falesia. Senza di loro, niente sogni, niente progetti.
Liberato da Stefano Ghisolfi nel 2017, il tiro è strutturato così: una prima parte attorno al 7c, riposo; poi un 7C+ blocco, altro riposo; da lì in su un 8b+ continuo, con un passaggio duro sotto la catena. Ho scelto questa via per due motivi: è una parete molto invernale e, soprattutto, si trova a Padaro. Senza dubbio la falesia dove preferisco scalare, anche solo per la bellezza del posto. Le foto parlano da sole.
Fin dai primi tentativi mi sono accorto che la via si adattava perfettamente alle mie caratteristiche. Questo mi ha permesso di chiuderla in molto meno tempo di quanto avessi immaginato, in circa un mese di tentativi.
Il 20 dicembre sono andato in falesia senza aspettative. Mi sentivo anche abbastanza stanco, e paradossalmente questo mi ha tolto molta ansia da prestazione. Al primo giro cado nella parte iniziale, quella pseudo-facile, per la rottura di una presa. Riparto da lì solo per "vedere dove arrivo" e incredibilmente… arrivo in catena. Mi calo con una sensazione strana, a metà tra l’incazzato e il felice. Incazzato perché sentivo che il traguardo era lì, felice perché ormai sapevo di averlo in canna.
Aspetto un’ora e riparto. Ancora con meno aspettative, e solo per allenamento. Passo in qualche modo il boulder chiave e mi trascino fino all’ultima sezione, cercando di recuperare in quel pseudo-riposo prima della fine.
È lì che, per qualche secondo, penso a Cristian Brenna. Un paio d’anni fa, in palestra, quando questo obiettivo non mi sfiorava nemmeno, mi aveva detto con la sua solita ironia: "E allora, non l’hai ancora chiuso ’sto cazzo di 9a?" Probabilmente aveva capito tutto molto prima di me. E allora ho pensato: a tutta.
Dopo qualche altra bella vibrata, arrivo in catena. Urlo, felicità pura. Subito dopo… un senso di vuoto. Durato solo qualche ora, fino a quando è arrivata l’idea del prossimo obiettivo. Forse irrealizzabile. Ma sicuramente ci proverò. Come sempre, a tutta. Dopotutto, come diceva un vecchio alpinista un po’ brontolone: bisogna sempre avere un obiettivo, qualsiasi esso sia. Ti tiene vivo.
Un grazie enorme va a chi mi ha supportato e sopportato in questo viaggio: la mia splendida famiglia; mia madre, sempre disponibile a tenere i bambini per qualche ora mentre vado a scalare; i miei soci storici Aldo, Gianni e Franco; Silvio, per tenermi sempre iper motivato e ricordarmi quanto poco mi tenga rispetto a lui. Grazie anche a Benve, Folga, Ale e Cesinha per la ricerca delle migliori method sulla via e per le giornate senza pensieri in falesia.
- Stefano Salvaterra, Preore, Tre Ville (TN)

































