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Hansjörg Auer subito dopo la sua free solo sulla via Mephisto, Sass de la Crusc, Dolomiti il 26/08/2015
Fotografia di © Archiv Auer / Mathias Nössig
Hansjörg Auer in free solo sulla via Mephisto, Sass de la Crusc, Dolomiti il 26/08/2015
Fotografia di © Archiv Auer / Mathias Nössig
La via Mephisto, Sass de la Crusc, Dolomiti aperta da Luggi Rieser e Reinhard Schiestl il 16/07/1979 e salita in free solo da Hansjörg Auer il 26/08/2015.
Fotografia di © Archiv Auer / Mathias Nössig
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Hansjörg Auer, Mephisto free solo sul Sass de la Crusc in Dolomiti

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Il 26 agosto 2015 l’alpinista austriaco Hansjörg Auer è salito in free solo Mephisto, la via di Reinhard Schiestl e Luggi Rieser del 1979 sul Sass de la Crusc in Dolomiti.

Eccoci nuovamente. Ciclicamente si ripresenta. Come un’onda, travolgente nella sua forza, inarrestabile. Una forza che, nel caso di chi la subisce, bisogna saper ascoltare con intelligenza. E una forza, nel nostro caso di spettatori, a cui bisogna semplicemente dare atto di esistere. Stiamo ovviamente parlando di Hansjörg Auer, l’alpinista austriaco che dopo la strabiliante salita senza corda della Via Attraverso il Pesce sulla sud della Marmolada nel 2007, e dopo Bayrischer Traum sulla Schüsselkarspitze nel 2011, si ripresenta ora con un’altra salita solitaria di assoluto rilievo, ovvero la via Mephisto in free solo salita lo scorso mercoledì, il 26 agosto 2015. Si tratta naturalmente di quella storica via aperta sulla parete ovest del Sass de la Crusc nel 1979 da due dei più forti alpinisti austriaci dell’epoca (ma non solo), Luggi Rieser e Reinhard Schiestl che, in sole 5 ore quel 16 luglio avevano portato il primo ottavo grado nella Alpi. Usando, per la cronaca, soltanto 3 chiodi intermedi. Una via leggendaria insomma. Aperta da due degli assoluti miti di Auer, tanto che asserisce che "quello che avevano fatto nell 1979 ha dell’incredibile. Con l’attrezzatura dell’epoca. E’ stata un’idea visionaria, semplicemente un’opera d’arte di difficile arrampicata in libera portata in parete."

Auer conosceva bene la storia di Rieser, Schiestl e della loro Mephisto, ma soltanto domenica scorsa, il 23 agosto, l’aveva salita per la prima volta insieme alla sua ragazza. Ed è stato in quell’attimo che ha capito che era finalmente arrivato il momento di dare sfogo a quello che stava crescendo dentro di lui da tempo.

"Da un po’ di tempo ero afflitto da un tormento interiore " racconta Auer "È difficile da spiegare; una spinta che ruota attorno alla motivazione, all’egoismo e ad un impellente bisogno di solitudine, che mi cresceva dentro in modo esponenziale. Mi era impossibile condividere questo stato d'animo con altri. A chi lo dovrei dire? Chi veramente mi può capire, e a chi dovrei chiedere il permesso di realizzare il mio obiettivo? Queste domande, anche se lasciate senza risposte, innescavano un pensiero e un dibattito interno che soltanto io, da solo, ero in grado di risolvere."

Una domanda sorta quella domenica, quando le condizioni non erano perfette. Auer ha salito Mephisto con sua ragazza, a-vista, raccontandoci però che il tiro chiave non gli è parso semplice. Per nulla. Ma ciò nonostante, arrivato in sosta dopo quel tratto famoso di "tre movimenti difficili su tacche piccole", è scattata la scintilla. Auer aveva capito che quella pressione, che stava aumentando a dismisura dal suo ritorno dalla spedizione in Siberia, avrebbe finalmente trovato la valvola di sfogo. Ecco quindi la confidenza ad un amico intimo, Mathias Nössig, ed un paio di giorni più tardi un altro veloce raid in Val Badia. I due si sono salutati ai piede dello zoccolo del Sass de la Crusc. Nössig ha salito, in fretta e furia, la ferrata fino in cima. Mentre Auer, in poco più di un’ora di "arrampicata intensa" è entrato nel suo mondo interiore così difficile da condividere e comprendere.

"Quello che so" racconta Auer "è che per me, questa via è stato un passo molto importante, perché ho sempre creduto di aver smesso con i free solo. Il momento giusto non arrivava più, pensavo di aver finito per sempre. Invece quel momento è arrivato. E ancora una volta è stato geniale. Le emozioni sono soprattutto personali, ma come sempre ho avuto quella sensazioni di sentirmi completamente da solo, quella leggerezza totale, quella concentrazione assoluta. Salire una via in montagna slegato, dove so di non poter commettere il minimo errore, è per me una delle emozioni più intense in assoluto che l’arrampicata mi regala."

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