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Giovanni Massari su Monodito a Bagnasco nel 1985
Fotografia di F. Bausone
Giovanni Massari giocando slegato su Repetita nel 1986
Fotografia di P. Sicca Juvant
F. Bausone su Proprietà privata nel 1986
Fotografia di Giovanni Massari
La falesia di Bagnasco come si presenta oggi: il settore destro integrale e parte destra
Fotografia di Giovanni Massari

L'arrampicata nella falesia di Bagnasco, o della chiusura di un cerchio. Di Giovanni Massari

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Negli ultimi anni la storica falesia piemontese di Bagnasco è stata interamente rivista, richiodata e rigradata. Giovanni Massari prende spunto da questo sviluppo per tracciare la storia dell'arrampicata sportiva in questo luogo guardando anche al suo futuro.

La falesia di Bagnasco nasce all’inizio degli anni ’80 (nonostante qualche sporadico tentativo negli anni ‘70 da parte di alpinisti cebani, ai più attenti non può infatti sfuggire la presenza di qualche sporadico spit sulla via L’ukelele nel settore destro) quando viene ufficialmente chiodata la prima via: Via le mani dalla testa de gatto, ad opera del gruppo sportivo CRIC di Ceva di cui facevano parte Fabio Regis, Sandro Monetto, Francesco (Cecu) Bertolino. L’attività di scoperta prosegue, subito dopo, e in cooperazione con i cebani, anche da parte dei monregalesi Federico Bausone, Giovannino Massari, GianPiero Turco e Renato Simondi.

Il nostro è stato per alcuni anni un gruppone di amici - scalatori, consolidato da frequenti uscite e scherzi goliardici e della nostra compagnia mi piace ricordare soprattutto la sagace figura di Francesco Bertolino, in arte "Cecu" , geniale meccanico dotato di uno spirito beffardo e di una disincantata visione della vita. "Cecu", prematuramente scomparso, è stato il fondatore e l’anima del "C.R.I.C."(Club Rampicatori Indipendenti Ceva) e ideatore e coautore di numerosi monotiri a bagnasco e sulle rocce del finalese oltre che uno dei più simpatici "animateur" di molte epiche gite con bivacchi improvvisati nei luoghi più disparati del nostro gruppo alla volta delle falesie monegasche o delle pareti del Verdon.

Oltre a questo gruppo di scalatori sono intervenuti, nel corso del ventennio successivo, alla scoperta degli altri itinerari celati tra le pieghe della della struttura altri arrampicatori della Val Tanaro: il sempre attivo Enrico Gallizio e suo cugino Mario Angeloni, Piero Ravotto (Basosa), il forte climber torinese Massimo Rocca, gli estrosi fratelli Carlo e Giovanni Colombo e Matteo Canova che sarà l’autore della recente richiodatura e certificazione di sicurezza della falesia.

In questo periodo sono stati aperti complessivamente una sessantina di itinerari fino all’8a suddivisi in tre settori, due dei quali, centrale e destro, hanno registrato lunghi periodi di non fruibilità per dissapori e litigi tragicomici con il proprietario della vigna sottostante la parete. Nonostante le problematiche legate alla parziale frequentazione il grande successo riscontrato dalla falesia si può dire che abbia dato il via al successivo sviluppo della nascente "arrampicata sportiva" in Valle Tanaro.

Negli anni successivi, per i divieti sopracitati, la frequentazione si concentra sul settore sinistro e, a metà degli anni ’90, si avverte l’esigenza di un restyling della struttura. I primi ad occuparsene sono Andrea Altare e Enrico Gallizio che riattrezzano il settore sinistro con fittoni resinati; il tutto autofinanziato tramite una colletta tra gli scalatori. Grazie a ciò Bagnasco ha visto un susseguirsi di arrampicatori, di passaggio un po’ da tutta Italia alla volta del finalese o del sud della Francia, che si fermavano a Bagnasco a cimentarsi con la bellezza dei tecnici itinerari di questo particolare conglomerato.

Ad inizio degli anni 2000 l’Amministrazione Comunale ha ottenuto dai proprietari, in comodato d’uso, due appezzamenti di terreno limitrofi alla base della struttura per favorirne e facilitarne l’accesso da parte degli arrampicatori e per realizzare un ampio parcheggio adeguato alle nuove esigenze. I frequentatori della falesia hanno subito apprezzato l’iniziativa che, apportando nuovi stimoli, ha indotto gli appassionati ad occuparsi in modo concreto della "loro" Rocca: nei primi anni del nuovo millennio sono stati richiodati con solidi "fix inox" molti itinerari in parte autofinanziati e in parte con il contributo economico del Banco Azzoaglio e di Rosso sport di Lesegno e sono stati aperti altri due settori con monotiri di basse difficoltà (G.Massari, I.Napoli) e un terzo (E.Gallizio), con chiodatura molto ravvicinata, destinato ai neofiti e ai bambini.

Con l’ampliamento della fruibilità la falesia ha iniziato ad essere centro di interesse per una vasta cerchia di arrampicatori spesso con le famiglie al seguito vista la comodità di accesso. Con il passaparola e soprattutto con la pubblicazione di relazioni sui siti locali specializzati, la Rocca delle Forche di Bagnasco registra spesso il "tutto esaurito", soprattutto nel periodo autunnale e primaverile ma anche, data la favorevole esposizione, nelle soleggiate giornate invernali.

Negli ultimi anni inoltre è stata realizzata una struttura con servizi igienici e alla base della parete sono stati posizionati due fari luminosi per permettere l’arrampicata notturna nei mesi estivi. Il comune, vista la massiccia frequentazione, ha provveduto, nel 2015, ad acquisire anche la restante parte del terreno alla base della parte destra della falesia e ha incaricato la guida alpina Matteo Canova, grazie ad un progetto mirato e con il contributo della Regione Piemonte e del Comune stesso, di terminare con materiale "inox" i tiri che ancora non erano stati ripresi, di certificare la sicurezza degli itinerari già richiodati, di chiodare qualche nuovo itinerario e infine di sistemare logisticamente l’area con una efficiente rete sentieristica per aumentarne la fruibilità.

Ora la falesia si presenta ottimamente richiodata e pronta per una frequentazione massiccia e variegata anche se vanno sempre ricordate le normali precauzioni di sicurezza proprie della pratica dell’arrampicata sportiva su roccia naturale. In circa 35 anni di frequentazione la falesia di Bagnasco ha vissuto tutte le varie dimensioni della scalata su monotiro fino a diventare una falesia ufficialmente certificata da una guida alpina abilitata a tale scopo.

Vale la pena ricordare in quest'occasione la particolare genesi della rinascita del settore destro della parete promosso in primis dall’esperta guida alpina locale Matteo Canova in collaborazione con l’ente comunale di Bagnasco. Matteo, fornito di specifico brevetto per la certificazione della chiodatura, ha sviscerato sapientemente la tracciatura delle vie dapprima richiodando gli itinerari esistenti, risalenti ai primi anni ’80, ed in seguito individuando alcune interessanti nuove linee.

Il momento creativo e collaborativo più alto si è avuto forse nell'azione sinergica delle due precedenti identità (Consiglio Comunale e guida Alpina) con la componente degli arrampicatori locali e si è concretizzata nella concertata creazione delle 10 vie all'estrema destra della parete che offrono delle magnifiche e tecniche arrampicate di un adeguato sviluppo, un'ottima attrezzatura e flirtano tutte intorno al 6a, grado dall'alto coefficiente di gradimento presso il popolo degli arrampicatori e quindi estremamente fruibili da una vasta forchetta di sportivi.

Personalmente credo si possa trattare di una potenziale svolta radicale e di una strada maestra da seguire e perseguire: quella di Bagnasco non è stata semplicemente la storia di un comune che affida un appalto ad un artigiano certificato ma si è voluta promuovere anche una sinergia con la componente degli arrampicatori locali che con la loro memoria storica e la loro ultra decennale esperienza hanno enfatizzato e reso più congrua alle reali esigenze e più rispettosa del passato una riattrezzatura che rischiava di essere semplicemente seriale.

Un tipo di collaborazione quindi senz'altro da pubblicizzare e da riproporre anche altrove per garantire la riuscita ottimale di attrezzature o ri-attrezzature di falesie con una chiodatura ormai datata e che, per ragioni di alta fruibilità come quella di Bagnasco, iniziano a seguire direttive di sicurezza certificate.

Mi viene poi spontaneo pensare cosa si è andato perso e cosa si è guadagnato da questo graduale passaggio da un terreno completamente naturale ad un vero e proprio impianto sportivo all’aria aperta. Se all’inizio degli anni ’80 le falesie, pur chiodate a spit ma non sempre per la moulinette che si affermerà da noi solo dall’82/83 in poi, mantenevano un ingaggio quasi alpinistico con un primo spit molto alto e una significativa distanza tra i punti ora su molte vie, qui a Bagnasco, le protezioni si sono moltiplicate e sono di una qualità impeccabile e impensabile solo un paio di decenni or sono. Anche la logistica è migliorata e ora ogni sentiero è evidente e ben battuto. Le vie poi, complici la maggiore frequentazione e la conseguente presenza di magnesite e una rivisitazione delle valutazioni al rialzo sono diventate più fruibili e meno enigmatiche.

Quel vago sapore di scoperta che si respirava in passato è sparito, come tutto sommato è naturale che sia, lasciando spazio all’aspetto ludico e alla ricerca della performance personale. Tutto è codificato: movimenti, tentativi, tecniche, tempi di recupero e in trent’anni siamo arrivati all’arrampicata come sport che si va affacciando alla scena olimpica.

Il luogo risulta diverso e molto antropizzato e forse questo potrà non piacere a tutti, infatti qualcuno parla di "non luoghi" contrapponendoli a terreni lasciati ad una condizione più originale, ma piace sicuramente ai tantissimi che frequentano le falesie e per chi cerca maggiore solitudine non mancano certo le strutture, anche molto interessanti, disertate e spesso deserte; insomma anche se l’arrampicata ha seguito la via strada delle altre attività sportive non mancano certo gli spazi in cui ciascuno si possa ritagliare il suo personale percorso.

Le differenze sono comunque macroscopiche rispetto al passato e, pur nell’evidente mutamento delle condizioni naturali originali, anche i vantaggi sono molteplici: con una sicurezza maggiore (non totale: quella non esiste) lo sport climbing assume una valenza del tutto sportiva lasciando però inalterati e accessibili a un pubblico più vasto quei valori che sia livello personale (coscienza dei propri limiti, sfida con sé stessi, miglioramento dell’autostima, saper fare e saper contare sulle proprie forze per risolvere i problemi) che collettivo (aggregazione e socializzazione, ricerca di obiettivi comuni e nuove amicizie) fanno dell’arrampicata, in tutte le sue forme e non soltanto nello sport climbing, una delle migliori attività sportive che possono e riescono ad essere ricreative, di alto impatto atletico ed introspettive allo stesso tempo.

di Giovanni Massari

>> Scarica il PDF della guida con tutte le vie di arrampicata a Bagnasco

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