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Andrea D'Addazio si aggiudica la prima ripetizione di Il ricordo del tempo a Sperlonga.
Fotografia di archivio Andrea D'Addazio
Andrea D'Addazio dopo la storica prima ripetizione di Il ricordo del tempo a Sperlonga, liberata nel 1986 da Alessandro Lamberti
Fotografia di archivio Andrea D'Addazio
Alessandro Jolly Lamberti negli anni '80
Fotografia di archivio Alessandro Lamberti
Alessandro Jolly Lamberti in arrampicata negli anni '80
Fotografia di archivio Alessandro Lamberti

Andrea D’Addazio a Sperlonga storica prima ripetizione di Il ricordo del tempo

di

Nella falesia di Sperlonga il 19enne climber abruzzese Andrea D’Addazio ha ripetuto Il ricordo del tempo, la storica via d’arrampicata sportiva liberata da Alessandro Lamberti nel 1986 e finora mai ripetuta. Il pensiero di 'Jolly’ su questa via, inizialmente gradata ’soltanto’ 8a, ed una breve intervista al giovane climber abruzzese.

Aprile 1986, a Sperlonga salgo la mia prima via di ottavo grado. Per tanti anni nessuno più riuscì a ripeterla. Finalmente adesso, in un aprile di 32 anni dopo, la giovane promessa Andrea D'addazio, compie la storica ripetizione. Nel 1986, le vie di quel grado salite al mondo erano pochissime. È bello che alcuni giovani al giorno d'oggi apprezzino anche il valore storico ed estetico di un itinerario e non solo il numerino. Anche io, come Andrea, ho sempre scelto vie storiche, dalle vie di Buoux come Chouca a La Rose e le vampire, da Le Minimum, Agincourt e La rage de vivre a Bain de Sang a Saint Loup in Svizzera.

di Alessandro Jolly Lamberti


Opinioni a caldo di Andrea

32 anni dopo....
Sin dai miei inizi avevo sentito parlare di una via leggendaria, che si trovava a Sperlonga, liberata da Alessandro Lamberti Bocconi nel 1986 proponendola come primo 8a del centro-sud Italia e tra le prime della nazione. In tutti questi anni nessuno è riuscito più a ripeterla, ed è proprio questo il motivo che mi ha spinto nel venire a provarla. Sono rimasto subito affascinato dalla bellezza della linea e dal panorama nel quale era immersa. Una linea superba, unica nel suo genere. Intensa sin dall’inizio con sequenze su appigli disegnati e taglienti come rasoi dove ogni minima esitazione può costare cara.

Quando ho passato la corda in catena un forte brivido mi ha scosso, una sensazione mai provata prima. È stato un onore aver effettuato la prima ripetizione, un tassello importante che si aggiunge al mio bagaglio arrampicatorio. Per quanto riguarda il grado personalmente mi sento di darla 8b old school paragonandola anche ad altre vie di grado simile che ho salito durante questi anni.

Cosa ha spinto un arrampicatore "di nuova generazione" come te a cimentarti in vie Old School?
Oggi che l'arrampicata sportiva inizia ad avere i suoi decenni si parla tanto di Old School e di rapporto col passato, ma soprattutto fra chi quel passato l'ha vissuto, e nuove generazioni che tendono a godersi semplicemente l'arrampicata per quel che è diventata oggi: uno sport sicuramente più fruibile di prima, e spesso coniugata nella sua variante indoor.

Le vie old school hanno sempre colto la mia curiosità, perché ritengo fondamentale che la storia e la bellezza di una linea siano dei fattori importanti per la scelta di un progetto, dei fattori che vanno al di là del grado. Tutto questo per me è molto stimolante, e lo sarà ancora.  Per quanto riguarda le vie moderne è sempre più difficile trovare gradi attendibili, perché la maggior parte dei climber attuali vanno unicamente alla ricerca del numero, non tenendo conto degli altri fattori che io ritengo prioritari.

Veniamo al "pratico". Com'è questa via? Quanto hai impiegato per liberarla, qual è stata la strategia - e quali sono stati gli "effetti collaterali" di una placca di ottavo grado "old school" così concentrata nella difficoltà?
Ho impiegato 10 giri per venire a capo di questa via. La prima volta che l’ho provata i movimenti mi sono sembrati duri, tutti da stringere e aleatori, e metterli in continuità non sarebbe stato una cosa facile. Il problema più grande della via è la pelle, infatti già dopo due giri senti i polpastrelli delle dita prendere fuoco. Infatti durante la libera avevo ancora un “cratere” nel mio indice sinistro che mi faceva veramente male. Ma nonostante ciò sono riuscito a stringere i denti ed arrivare in catena.

Perchè proprio Il Ricordo del Tempo che, oltre alla difficoltà oggettiva, è per di più situata in una falesia lontana e "scomoda" logisticamente? Sia per l'avvicinamento richiesto sia perché, ricordiamo, tu vieni dall'Abruzzo?
Ho scelto Il Ricordo perché sin dai miei inizi ne ho sentito sempre parlare e perché è stata una via che ha segnato una tappa importante nell’evoluzione dell’arrampicata sportiva del centro-sud Italia. Il fatto di non essere stata ripetuta per 32 anni mi ha suscitato subito interesse e motivazione ed ero sicuro che non sarebbe stata una salita facile.

In quest’ultimo periodo sto scalando prevalentemente in falesie lontane 2 ore e mezza o 3 ore da casa dove non mi posso permettere il lusso di arrivare stanco o non essere in forma. Questo mi ha fatto crescere molto a livello mentale in quanto riesco a dare il massimo in ogni via che salgo cercando di non demordere mai. A lungo andare può sembrare stressante, ma quando si è motivati, si è disposti a far di tutto pur di ottenere il risultato desiderato.

“Il Ricordo del Tempo” (aprile 1986 Jolly prima salita -  aprile 2018  Andrea D'addazio, prima ripetizione)



Link: FB Alessandro Lamberti, FB Andrea D’addazio

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