Alessandro Zeni ripete la super placca Niobe ad Arco
Dopo aver saputo della prima salita di Adam Ondra di questa placca, non potevo certo mancare a questo appuntamento, quasi fosse stato un invito a nozze.
Così a gennaio, di rientro da Courmayeur, decido di fermarmi qualche giorno ad Arco insieme all’amico di sempre Riccardo Scarian, che anche lui, come me, non vedeva l’ora di provare questa bellissima linea.
Volevamo provarla non solo per metterci ancora una volta alla prova su uno stile di scalata che entrambi amiamo, ma anche per avere qualche confronto in più riguardo alla nostra via di più tiri Wu Wei in Val Nuvola, per la quale nel 2023 avevamo proposto lo stesso grado.
La falesia dello Spettacolo è davvero quanto di più straordinario la Natura possa offrire: una placca appoggiata, super compatta, che parte da un balcone sospeso con una vista d’eccezione sul lago di Garda.
Appena arrivati, facciamo un tiro veloce di riscaldamento su un bellissimo 7a. La pietra mi ricorda immediatamente quella della falesia della Totoga, con i suoi buchetti e i piedi in spalmo. Sono diverse settimane che non scalo più sulla roccia e avevo qualche dubbio sul mio stato di forma, che pensavo fosse piuttosto basso, ma questa familiarità mi dà una certa sicurezza e le prese scorrono veloci. Scendo dal tiro e decido di partire subito su Niobe.
Nel tentativo a-vista riesco a chiudere piuttosto facilmente la prima lunghezza, ma cado poi nel passaggio chiave appena dopo la prima sosta. Anche se riesco a risolvere tutte le sequenze fin dal primo giro, la parte alta della via mi richiede un po’ di lavoro in più. Gli appoggi sono diventati particolarmente gommati a seguito dei tanti tentativi dei climber venuti a provarla prima di me. La mancanza di pioggia dell’ultimo periodo non aveva permesso alla parete di ripulirsi - cosa piuttosto importante su questo genere di placche, dove la tenuta della scarpetta fa un’enorme differenza.
Non capivo come mai certi appoggi mi scivolassero; solamente dopo 5 tentativi ho finalmente capito che per salirla avrei dovuto ripulire almeno gli appoggi chiave con l’acqua. Così, a fine giornata, salgo con una bottiglietta e li bagno, ripulendoli un po’ dalla gomma e riportando la roccia alla sua naturale ruvidità.
Il giorno seguente, il 14 gennaio, ritorniamo sulla via con gli appoggi puliti dal giorno prima. Sembra un’altra via! L’attrito è completamente cambiato; ora che gli appoggi sono senza tutti quegli strati di gomma, e i piedi non scivolavano più sul passaggio chiave dopo la prima sosta. Ma uno strano senso di eccitazione mi coglie di sorpresa, facendomi perdere la concentrazione in uscita.
Mentre stritolo l’ultimo verticale buono, con il corpo quasi in orizzontale alla parete, la mia mente ha la certezza ormai consolidata di esserci riuscito. Tanto è bastato per scaricare troppo il piede sinistro, e mi ritrovo incredulo qualche metro più in basso, appeso alla corda.
Torno a terra e l’amico Sky mi tranquillizza, convincendomi che il giro successivo sarebbe stato quello definitivo. Dopo un’ora riparto e tutto va secondo i programmi: non sbaglio assolutamente niente e passo la corda in sosta, godendomi a pieno tutto il viaggio, grato di essere ancora una volta qui a divertirmi su questo genere di vie, in questo bel posto con un grande amico.
Non sono più un ragazzino e in questi anni ho imparato quanto sia importante per me seguire ciò che amo, divertirmi e trovare la motivazione, indipendentemente dal grado e dalla prestazione.
Questo tipo di vie sono davvero incredibili; i singoli passaggi possono sembrare facili all’inizio, ma alla fine ciò che fa la differenza è riuscire a mettere insieme tutte le sequenze senza sosta e con i piedi che inesorabilmente si stancano più si sale verso l’alto.
Detto questo, continuo a credere sia difficile dare una difficoltà a questo genere di vie, perché non dipendono solo dalla forza ma anche dalla tecnica, dalla sensibilità sul piede, dal tipo di scarpette, dalle condizioni climatiche e della parete, nonché dal controllo mentale.
Soprattutto per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, è stato particolarmente strano e interessante tornare a fare qualche foto alcuni giorni dopo insieme a Enrico Veronese. Senza la pressione di doverla salire e in uno stato di tranquillità totale, sono nuovamente riuscito a salirla in libera e al primo tentativo, senza nessun riscaldamento! Forse su questo tipo di vie la verità è che c’è chi le sale in poco tempo, chi ci impiega molto e chi probabilmente non le salirà mai.
Ho avuto anche modo di confrontarmi con Adam dopo la mia ripetizione, e pensiamo entrambi che la cosa più importante, quando si affrontano salite di questo tipo, sia soprattutto il viaggio e la sfida mentale che propongono, unite – in questo caso – a un panorama che sembra quello di una cartolina, una visione unica sul lago di Garda.
Per quel che mi riguarda, penso che il grado di Niobe proposto da Adam sia corretto e in linea con quello che a mia volta avevo proposto con Sky sulla nostra Wu Wei, che è davvero molto simile come stile e difficoltà (forse Niobe è un po’ più boulderosa e meno continua). Ma questa è davvero la cosa meno importante, anche se al giorno d’oggi sembra sia l’unica cosa che conta...
Complimenti quindi al fuoriclasse Adam Ondra per la sua prima salita, sempre di profonda ispirazione! Complimenti anche alla giovane promessa Gianluca Vighetti per la prima ripetizione e allo sviluppatore di questa particolarissima e fantastica falesia, Loris Manzana! Grazie infine all’amico Enrico Veronese per le bellissime foto.
La placca non è finita, questo è certo... questo è solo l’inizio! Buona aderenza a tutti!
- Ale Zeni, Sutrio, Udine
Zeni ringrazia i suoi sponsor: Grivel, La Sportiva, Karpos












































