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Manolo on-sight su Rock and Blues 8b+ a Kalymnos
Fotografia di Giuseppe
Manolo on-sight su Rock and Blues 8b+ a Kalymnos
Fotografia di Giuseppe
Manolo a Kalymnos
Fotografia di Nicolò Zanolla
Manolo con i figli
Fotografia di Cristina
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8b+ on-sight per Manolo a Kalymnos

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Il 19/06 Maurizio Zanolla, o meglio Manolo, ha centrato la salita a vista dell'8b+ di Rock and Blues al settore Olimpic Wall di Kalymnos.

La notizia è arrivata di rimbalzo: Manolo a Kalymnos ha fatto l'8b+ a-vista. Ora non si tratta di gridare al miracolo, ma certo fa un po' d'impressione pensare ai 51 anni di Manolo alias il Mago (leggere il report di Mauro Giovannazzi per credere). Fa impressione anche se si guardano alle recenti punte di assoluta eccellenza - quelle, per fare un unico nome, toccate da Adam Ondra, e non solo. Ma continua ad impressionare anche se si pensa che il primo 8c on-sight è stato realizzato da Yuji Hirayama nel 2004, mentre il primo 8c+ a-vista è stato firmato da Patxi Usobiaga nel 2007. Senza contare che il primo 8b+ italiano a-vista, forse l'unico prima di quello di Manolo, è ancora quello di Cristian Brenna nell'ormai lontano 2002.

Certo Manolo non è nuovo a questo tipo di performance, sarebbe troppo facile ricordare che è stato un precursore di tutti i limiti di difficoltà. Come è certo che l'8b+ on-sight di Rock and Blues (il primo tiro della via Galasia Petra aperta nel 2004 da Daniel Dulac al settore Olimpic Wall si Kalymnos) è arrivato dopo vari 8a e 8a+ saliti a vista, ma soprattutto dopo un grande tentativo a-vista sull'8b/c di Nadir, ad Odissey. Eppure ciò che forse colpisce di più è quanto di questi tempi sembri sempre più difficile usare un metro di valutazione in arrampicata. Dunque, per dissipare almeno qualche dubbio, la cosa migliore ci è sembrata chiedere direttamente al Mago una sintesi del tutto insieme ad una visione tra ieri, oggi e quello che sarà...

Manolo cominciamo dalla via, da Rock and Blues. Ce la puoi descrivere?
La via si trova nel settore Olimpic Wall ed è il primo tiro di Galasia Petra chiodato da Daniel Dulac in occasione del Kalymnos rock climbing festival 2004. Daniel in quell'occasione aveva liberato solo il primo tiro chiamandolo, appunto, Rock and Blues. E' un magnifico muro di ottima roccia che si sviluppa per 40m; la prima parte è leggermente strapiombante su concrezioni, abbastanza facile, poi diventa verticale e compatta su liste più o meno nette fin quasi in sosta. Insomma, quasi un invito a nozze.

Manca un particolare... il grado. 8b+ a-vista non è proprio uno scherzo. Confermi questa difficoltà?
La mia opinione forse non è attendibile... probabilmente il grado è un po' eccessivo ma però ribadisco, come sempre, che è difficile comprendere le difficoltà su questo tipo di scalata, soprattutto quando entrano a vista... ti domandi: ho centrato le sequenze, od ho saltato qualche presa o appoggio importante? In questi tiri arrivi in sosta più acciaiato ai polpacci che alle braccia e quindi con un giro solo è piuttosto complicato valutare correttamente; per me poi ancora di più, perchè non ho assolutamente regolarità e continuità di forma. Però c'è da dire che nei giorni precedenti avevo salito diversi 8a a vista; e la domanda era sempre la stessa: sono facili?! Non mi sono lanciato su quei viaggi infiniti e classici di Kalimnos ma sui più "ortodossi" tiri da 30-35 metri che però hanno sempre quel boulderino velenosetto dentro e, soprattutto, quell'inclinazione che per me è sempre ostile. Avevo avuto buone sensazioni su Nadir, un 8b/c ad Odissey, sul quale ero caduto molto in alto, gli unici tiri simili li avevo fatti a Sparan Wall ed anche qui, onestamente, la difficoltà mi sembrava come ormai si usa dire un po' “easy”.

Passiamo alla "motivazione". Perché l'hai tentato, anzi perché continui a porti obiettivi così alti? Vuoi dimostrare qualcosa a qualcuno?
In questo caso la prima risposta è molto semplice: l'ho tentata soprattutto perchè la linea è bellissima e Mario Prinoth, che due settimane prima l'aveva ripetuta, mi aveva confermato che il tiro era davvero bello. La seconda è che lassù quel mattino ci sono arrivato quasi per caso, perché far alzare così presto tutta la famiglia per accompagnarmi fino alla base della parete mi sembrava eccessivo, anche se era l'ultimo giorno (il sole arriva presto circa alle 11 e la temperatura in quei giorni sfiorava i 30 gradi alle 8 di mattina).

Dunque com'è andata?
Quando con Mauro Giovannazzi, che si era gentilmente proposto per accompagnarmi, ci siamo trovati sotto le pareti abbiamo deciso semplicemente per quella. Purtroppo alla base tutta quell'aria che aveva soffiato nei giorni precedenti era sparita ed in più il 6b di riscaldamento era il peggiore dell'isola e ci riportava a ricordi dolomitici, poi però un 7b ha riportato la qualità negli standard dell'isola. Non avevo grandi sensazioni e nemmeno grandi velleità quando mi sono attaccato i rinvii all'imbrago, anche perchè gli spit sembravano piuttosto "distesi", e ho aggiunto un moschettone per la "ritirata". Però quando ho cominciato a scalare sono partito deciso e davvero motivato, ma circa a metà tiro tutta la motivazione se ne stava andando... faceva caldo, stavo soffrendo e ho cominciato a chiedermi se a 51 anni non era meglio appendersi comodamente al prossimo spit, tirare il fiato e poi ripartire divertendomi un po' di più.

Ma non l'hai fatto. Ripeto: avevi da dimostrare qualcosa a qualcuno?
No!! non volevo proprio dimostrare nulla a nessuno e tantomeno a me stesso... però dal basso quando ho espressamente dichiarato l'intenzione di mollare ho sentito solo un grande e sincero incitamento a proseguire... questo più di ogni altra cosa mi ha convinto a provarci fino in fondo.

Ritornando agli 'aridi numeri': sinceramente, che valore hanno per te i gradi di difficoltà. Come ti regoli nel darli e nel valutarli e soprattutto secondo te che attendibilità hanno?
I numeri mi permettono di scegliere le vie fra linee spesso indecifrabili, sono un'informazione utile, altre volte sono una semplice motivazione per migliorare, ma non sono Adam Ondra e alcuni mi servono per starne alla larga.
Ultimamente faccio sempre più fatica nel cercare quella obiettività per gradare, proprio perchè non ho più quella affidabilità fisica, cerco semplicemente dei parametri di confronto con altre vie "confermate" di riferimento. L'unica vera attendibilità che posso dare è cercare di accostare la via ad un'altra con caratteristiche molto simili. Trovo corretto che chi sale una via possa esprimere un suo personale giudizio sulle difficoltà anche se poi evidentemente questa si assesterà con le ripetizioni e la "qualità" dei ripetitori, trovo invece eccessivo che il grado sia dato da chi  la via non l'ha mai salita.

L'informazione non sarebbe completa se non parlassimo delle tue 51 primavere. Qualcuno potrebbe pensare che hai fatto un patto con il diavolo, o che il fatto che tu sia ancora al top possa significare che l'arrampicata non è poi progredita così tanto... Tu che ne pensi: abbiamo raggiunto il limite?
Le 51 primavere mi fanno impressione soprattutto quando si esprimono con continui e frustanti acciacchi; però è strano ma le ultime difficili realizzazioni in falesia mi hanno dato la certezza che, guai fisici a parte, ho ancora un buon margine di miglioramento e questo è motivante.
Poi, per quanto riguarda il progresso dell'arrampicata, non posso certo permettermi di parlare in generale, ma decisamente su certe inclinazioni non abbiamo fatto grandi progressi. Solo ultimamente le nuovissime leve hanno dimostrato quanto sia stata stagnante l'arrampicata e quanto ancora si possa fare.

Ora forse bisognerebbe parlare dei terreni di gioco: placca, strapiombo e compagnia briscola... ma anche falesia, multi-picht e trad, pensi che si troverà la sintesi tra queste diverse interpretazioni dell'arrampicata, o si continuerà con la specializzazione?
Non lo so ma una cosa è certa: la placca e lo strapiombo sono ancora per molti due cose diverse; sono ancora pochissimi gli atleti di punta che riescono a vista nell'alta difficolta su tutte le inclinazioni. Indubbiamente l'aumento della forza esplosiva ha via via banalizzato i singoli di molte vie, e questa è la risposta  non solo al miglioramento ma anche alla svalutazione di altrettante vie. Il margine di padronanza sui passi più difficili delle vie permette un notevole controllo e quindi maggiore sicurezza anche nelle multipitch, ma non credo che sarà questa la tendenza, il futuro, forse sarà solo una forma di emulazione o magari una parentesi più o meno lunga. Sono però convinto che i progressi ci saranno ovunque, ma al vertice ci saranno sempre solo pochi fuoriclasse che sapranno gestire tutte le situazioni.

Se l'arrampicata non è solo numeri, ci vuoi spiegare qual era lo spirito e cosa cercavate voi "pionieri" e che differenze ci sono (se ci sono) con l'oggi?
Quando ho cominciato a scalare l'arrampicata era tutto fuorchè numeri. Era ambiente, sogni, libertà, vento e trasgressione. Trad, on-sight e rotpunkt erano una parola sola. Poi l'arrampicata è scesa in "piazza" e per un periodo è diventata quasi una specie di ossessione, finchè non mi sono messo da una parte a guardarmi, a ridermi addosso e a comprendere che era passata l'età dell'aritmetica. Però, inconsapevolmente, lentamente ci stavo ricadendo ma dal giorno che mio figlio mi ha chiesto perché, quando parlavamo di montagne, parlavamo sempre di numeri, l'arrampicata è ritornata ad essere quello stimolante gioco di ricerca a volte così profondamente personale da non avere bisogno di null'altro.

Dunque, da osservatore-attore dove pensi che stia andando l'arrampicata...?
Mi sembra che sia stato Cassin a rispondere alla domanda "dove sta andando l'alpinismo?" con un bel "in montagna". Io non credo che l'arrampicata andrà al mare ma di sicuro su appigli sempre più piccoli.

Domanda da 1 milione di dollari: qual è (se esiste) il più forte arrampicatore del mondo, quali dovrebbero essere le sue caratteristiche?
Bhè!! mi sembra, anche senza voler stilare classifiche, che ci sia una generazione di terribili in arrivo, anche se per il momento non vedo nessuno che riesca a trattenere quel diavolo di Adam Ondra.

Manolo e l'arrampicata... una storia infinita ;-)
Tanto quanto la domanda...


UNA GIORNATA DA... TESTIMONE
di Mauro Giovanazzi

Mi arriva un messaggio se ho voglia di scalare un po’... Certo dico! Poi è seguita una telefonata e ci accordiamo per andare a “Olympic Wall” perché “ci sarebbe un 8b, ma altrimenti si può anche andare in qualche altro posto”, dice lui... No, va bene “Olympic Wall”, rispondo.
Ci incontriamo alla rotonda di Kantouni alle 7.00. Con noi cè anche Giuseppe. Saliamo sui pendii stando attenti ai cespugli aguzzi... con Manolo non avevo mai scalato e mentre faceva il primo tiro di riscaldamento lo osservavo... Poi ci spostiamo su un 7b.
L’ aderenza non sembra fantastica e nemmeno le sensazioni personali, dice lui. Ci spostiamo qualche decina di metri e sopra di noi compare un muro con un enorme bombè levigato. Manolo mi chiede quanti rinvii servono. Io rispondo che forse bastano 14. Ma lui non sembra entusiasta di portarsene molti... la partenza è decisa, e dopo qualche commento e sofferenza in una ventina di minuti è catena.
Scendiamo; io e Giuseppe ci fermiamo a fare ancora un po’ di tiri nel settore Odissea… Poi la sera ci ritroviamo a cena e festeggiamo…..
Oggi salgo alla “Grande Grotta” e mentre scalo penso. Pur essendo un grande appassionato (ma non fanatico) lotto con un 7c e mi scopro a ripensare: ma questo, arriva sotto una muraglia “fratazzata” con i rinvii appesi all’imbrago, senza segni di magnesite (se non un po’ visto che nei giorni precedenti era stata salita da Mario Prinoth in vari tentativi) e sale con il suo stile impeccabile. Guarda, si sposta, torna anche indietro. Si lamenta degli spit un po’ lunghi e della sua vecchiaia… e dopo 40 metri di viaggio arriva in catena. 8b+ a vista, onsight... che sia un fuoriclasse non cè dubbio ma sicuramente è anche un Mago!

Mauro Giovannazzi

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