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Silvan Schüpbach e Bernadette Zak sulla via Piteraq, Ulamertorsuaq, Groenlandia
Fotografia di Silvan Schüpbach, Bernadette Zak
Silvan Schüpbach e Bernadette Zak sulla via Piteraq, Ulamertorsuaq, Groenlandia
Fotografia di Silvan Schüpbach, Bernadette Zak
Silvan Schüpbach e Bernadette Zak sulla via Piteraq, Ulamertorsuaq, Groenlandia
Fotografia di Silvan Schüpbach, Bernadette Zak
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Ulamertorsuaq, tentativo svizzero di salire in libera la via Piteraq in Groenlandia

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In dieci giorni, nel luglio 2015, Silvan Schüpbach e Bernadette Zak hanno tentato di effettuare la prima libera e prima ripetizione della via Piteraq sulla torre Ulamertorsuaq in Groenlandia. Fatta eccezione di un pendolo di 3m sul 22° tiro, gli alpinisti svizzeri hanno salito i 1200m di via in libera con difficoltà fino a 7c, R, X. Il report di Schüpbach.

Dopo Mirror Wall nel 2012 e Shark’s Tooth nel 2014, quest’estate l’alpinista svizzero Silvan Schüpbach è tornato in Groenlandia - questa volta però solo con la sua compagna Bernadette Zak - per tentare di liberare la via Piteraq sulla Ulamertorsuaq, la torre di granito alta 1200m e situata nel fiordo Tasermiut vicino a Nanortalik. Aperta nel 2008 da un team norvegese-danese e posta tra le vie War and Poetry e Moby Dick, finora la linea non era stata ripetuta. I due svizzeri sono riusciti a salire tutta la via in libera sul "Grande cilindro”, come la torre viene chiamata dagli eschimesi, tranne che per una sezione completamente liscia nel centro della parete finale.

Arrampicare nel sud della Groenlandia 2015, 1-30 luglio 2015
Portare lo spirito dell'arrampicata libera sulla parete ovest della torre Ulamertorsuaq in Groenlandia è stato l'obiettivo di questa spedizione di due persone. Silvan Schüpbach e Bernadette Zak, entrambi dalla città svizzera di Thun, hanno tentato di liberare Piteraq, una via mai ripetuta finora e poco protetta. Dopo 10 giorni in parete e due tentativi la coppia è riuscita a salire fino in cima, lottando contro le alte difficoltà e le protezioni distanziate e pericolose.

Avvio ritardato
All’arrivo a Nanortalik il 2 luglio gli alpinisti sono stati informati che la nave che trasportava il loro materiale non sarebbe arrivata prima del 6 luglio. Questo ha causato un ritardo di una settimana per questa spedizione che già prima di iniziare aveva dei tempi strettissimi.

Il Campo Base è stato raggiunto il 7 luglio ed il giorno successivo i due alpinisti hanno iniziato a salire la via. I primi 500m di Piteraq sono poco protetti e presentano molte sezioni obbligatorie e pericolose sui spit e protezioni trad distanziate. Il 9 luglio Schüpbach e Zak hanno raggiunto il cosiddetto cuore, dove la parete diventa ancora più erta. Un'arrampicata difficile su un pilastro esposto ha portato gli alpinisti ad un posto dove hanno bivaccato nel portaledge, a 6 tiri dalla cima. Ma la mattina successiva, il 10 luglio, ha nevicato, la parete si è bagnata e senza sufficiente cibo ed acqua per aspettare che il tempo migliorasse, i due sono stati costretti a ritirarsi.

Secondo tentativo
Siccome l'ultima parte della via Piteraq condivide la parte finale della più famosa War and Poetry, Schüpbach e Zak hanno deciso di salire questa via fino in cima e poi calarsi dall’alto per tentare i restanti tiri di Piteraq. Dal 15 al 18 luglio hanno quindi salito War and Poetry, con Schüpbach che ha salito tutte le lunghezze difficili (fino al 7c). Il 19 luglio hanno cominciato a salire i restanti tiri di Piteraq. Su uno dei tiri più difficili la linea originale affrontava in artificiale una parete completamente liscia, usando degli agganci bat-hooks. Salendo di lato gli svizzeri hanno trovato un’alternativa, arrampicando in libera una linea naturale ma sono comunque stati bloccati da un traverso di 3m, completamente liscio ed impossibile da superare in libera. Con poco tempo a disposizione e con le energie che si stavano esaurendo, hanno deciso di proseguire per la vetta. La salita in libera dell’intera via rimane quindi una sfida per il futuro.

Prospettive future
I restanti giorni in Groenlandia sono stati spesi ad esplorare con una piccola barca molti degli altri fiordi in zona. Secondo gli svizzeri c’è ancora un grande potenziale per vie nuove su roccia ottima.

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