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Fotografia di M. Battistutta
Arrampicando dentro il Vano Nero - via Comici
Fotografia di N. Narduzzi
Saverio D'Eredità in uscita dal Vano Nero - via Comici
Fotografia di Nicola Narduzzi
La copertina della guida d'arrampicata Alpi Giulie e Carniche orientali di Saverio D’Eredità ed Emiliano Zorzi, edizioni Alpine Studio, 2019
Fotografia di archivio Saverio D'Eredità

Tre vie d'arrampicata da non perdere nelle Alpi Giulie e Carniche Orientali

di

Saverio D'Eredità presenta la sua nuova guida d'arrampicata, Alpi Giulie e Carniche Orientali, e tre vie assolutamente da non perdere: Kugy Horn al Jôf di Montasio, Deye Peters (Sperone Nord-Est) alla Torre delle Madri dei Camosci - Jôf Fuart

Che cos’è, veramente, una guida alpinistica? Semplicisticamente si potrebbe affermare che non è che una raccolta, per quanto vasta e dettagliata, di itinerari di un certo gruppo montuoso. Eppure rimango convinto che il valore di una guida vada al di là del mero numero di vie descritte. Perché, a ben vedere, una guida può essere letta, tra le altre cose, come il racconto di un viaggio attraverso le montagne, la loro geografia, la loro storia.

Con la pubblicazione di “Alpi Giulie e Carniche Orientali”, edita da Alpine Studio, si conclude per me ed Emiliano Zorzi un lavoro ultradecennale che ci ha portato ad indagare ogni angolo di queste montagne, cercando di descriverne il volto ed intuirne l’anima.

Sono 337 gli itinerari descritti in quell’area che comprende la porzione orientale delle Alpi Carniche e la parte italiana delle Alpi Giulie. Oltre a questi, corredati da cartine, schizzi tecnici e foto, abbiamo inserito in forma di nota bibliografica e segnalati, quasi 200 itinerari che completano la visione d’insieme di una parete o di un versante.

In questa nuova edizione, infatti, abbiamo portato avanti l'idea di una guida che si avvicinasse quanto più possibile alla monografia, in qualche modo sulla scia della gloriosa collana Monti d'Italia. Se quel livello di completezza è oggi impensabile per un unico volume, considerando la notevole mole di nuovi itinerari che si sarebbero dovuti inserire (per le Giulie l’ultima opera monografica è ancora la Buscaini, datata 1974!), nel nostro caso abbiamo cercato di mantenere il criterio di una scelta, per quanto ampia, delle possibilità alpinistiche integrandolo con un numero maggiore di dettagli ed informazioni. Il tutto, frutto di un paziente lavoro sul campo che ci ha portato a ripetere la maggior parte degli itinerari relazionati, affidandoci alle informazioni dei primi salitori nei casi di vie non ancora ripetute o reperendo contributi da compagni di cordata ed amici per le altre, ma sempre e comunque da fonti dirette e più recenti possibili. Ma proprio perché una guida non è solo una raccolta, ma anche e soprattutto un invito alla scoperta, il nostro auspicio è che le informazioni riportate possano diventare valore aggiunto per lo scalatore che voglia entrare "dentro" la storia di una parete. Chi non ha passato giorni (se non anni) a sognare di scalare una via o una parete divorando tutte le informazioni in suo possesso, stimolando la fantasia e l'immaginazione, componente essenziale dell'alpinismo? Siamo infatti convinti che proprio nella fase di studio e ricerca inizi la vera conoscenza della montagna: il nostro è dunque un invito all'esplorazione, anche personale, senza che la scelta – ampia, ma pur sempre arbitraria – degli autori, finisca per condizionare l'esperienza alpinistica.

Cosa portiamo a casa da questo viaggio attraverso le montagne? Potremmo rispondere che in questo angolo delle Alpi orientali abbiamo trovato montagne uniche, speciali o selvagge. Eppure non diremmo niente di diverso da ciò che sapevamo già. Da questo viaggio abbiamo imparato qualcosa di diverso. Ad avvicinarci alle montagne con animo aperto e liberandoci dai pregiudizi. Ritrovando il gusto ed il piacere di “cercare”. E di trovare.

Che fosse anche solo un bel tiro lungo una via misconosciuta, o una parete solitaria nascosta in valloni silenziosi. Che fosse una classica la cui memoria si stava perdendo nel tempo come una delle fantastiche scalate moderne, ognuna di esse ci ha fatto vivere giornate piene e totali, su pochi tiri di corda come su mille metri di parete. Abbiamo imparato la pazienza e persino l’accettazione. E’ forse questo l’insegnamento più grande. Vivere la montagna nella sua interezza, riscoprendo la curiosità che dovrebbe essere alla base dell’alpinismo stesso. In questi tempi, questa può fornire un piccolo antidoto all’omologazione.

Scrisse una volta Dino Buzzati, a proposito delle guide di Antonio Berti, che nonostante il linguaggio tecnico, queste possono essere lette come un romanzo. Tutto sommato credo che avesse ragione. Alla fine di questo viaggio, sfogliando queste pagine, possiamo leggerle quasi come una storia d’amore. Che si ripete e rinnova di volta in volta, attraverso gli occhi e le mani degli alpinisti, di generazione in generazione. Una lunga storia raccontata con pudore, celandosi dietro i numeri, le date, i gradi. Fatta di altre storie, grandi e piccole. Cercando di mettere migliaia di metri cubi di roccia dentro una risma di carta patinata in formato 13×19. Una cosa un po’folle. E l’amore, in fondo, è sempre un po’follia.

di Saverio D’Eredità

SCHEDA: Deye Peters (Sperone Nord-Est) alla Torre delle Madri dei Camosci - Jôf Fuart

SCHEDA: Kugy Horn, Jôf di Montasio

SCHEDA: Rosacroce, Cavallo di Pontebba

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