Sulle tracce di Franco Miotto sui Monti del Sole

Beppe Ballico racconta una delle rare ripetizioni, e la probabile nuova variante nella parte iniziale, della Via dei Camorzieri aperta nel 1984 da Franco Miotto, Valentino Prest e Pietro Fornesier sulla Palazza nei Monti del Sole, Dolomiti Bellunesi. Niente di eclatante, semplicemente una salita in un posto bellissimo che però non andrà mai di moda.
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Parete Ovest della Palazza, Monti del Sole, Dolomiti Bellunesi
archivio Beppe Ballico

Approfittando di una meravigliosa giornata tardo autunnale, questo fine ottobre, con Saverio, ci siamo regalati un viaggio nel "passato", passando nel cuore dei Monti del Sole e, attraversando integralmente la Palazza, abbiamo seguito la Via del "Passaggio da Camorzieri" attraverso una probabile nuova variante diretta che interseca poi l'uscita originale alla Forcella del Mont Alt (1862 m).

Nessuna impresa, ma solo la voglia di vivere una giornata in totale isolamento, in uno dei rari luoghi delle Dolomiti che meritano, "honoris causa" di essere considerati parte ancora incontaminata. Malgrado la bassa quota, i Monti del sole sono ripidi e impervi, alcuni tratti impenetrabili, solitari e infestati da zecche.

Sono diversi anni che vado alla scoperta di queste montagne ostili e poco frequentate anche se non lontane da casa, con il solo fine di esplorare quei luoghi una volta frequentati esclusivamente da boscaioli, cacciatori e pastori per ragioni di caccia e pascolo.

Appunto la caccia e il pascolo, da alcuni decenni, sono in progressiva decadenza e abbandono e tra le motivazioni che hanno causato l'abbandono del territorio sono anche la costruzione del bacino idroelettrico del Mis, che ha impedito gli accessi diretti a maggior parte del versante ovest dei Monti del sole e ovviamente essendo Riserva naturale, il giusto divieto di caccia.

Oggi però, grazie alla voglia di esplorazione, tipico di chi ama la montagna, di un gruppo di appassionati che ripercorre quei sentieri, viàz, ci sono dei segnali di ripresa del territorio e la rete di sentieri scomparsi o introvabili, stanno un po' risorgendo.

Premesso che la frequentazione alpinistica dei Monti del Sole è sempre stata e continua ad essere una esclusiva di pochi avventurosi, amanti dei lunghi avvicinamenti ostacolati da vegetazione sempre più fitta e selvaggia, non si può non citare chi ha fatto la storia dell'alpinismo in questi luoghi: nomi illustri, a partire da Oscar Schuster che riportava per primo nel lontano 1902 alcune descrizioni e notizie di queste montagne, Ettore Castiglioni che dedicò un capitolo intero al Pizzòn (Piz di Mezodì) a tutt'oggi importante per la conoscenza di questi monti e che negli anni '30 effettuò alcune incursioni assieme a Bruno Detassis sulla Torre dei Ferùch, Mont Alt e Cima Larga. Poi un gran vuoto fino agli anni 70', quando Alessandro Gogna, Renato Casarotto i feltrini Maurizio Zanolla (Manolo), Diego Della Rosa, Pier Verri, i bellunesi Franco Miotto, Riccardo Bee, si sfidavano a colpi di vie nuove alcune delle quali a tutt'oggi aspettano ancora la prima ripetizione.

Alcuni anni fa, a causa di un infortunio in montagna che mi ha costretto per diversi mesi a lasciar stare l'arrampicata, un caro amico di Libàno (Bl), mi ha fatto da cicerone su e giù per questi monti e tra i suoi racconti è spuntata anche la prima ripetizione della Via dei Camorzieri.

Lo ascoltavo con estrema curiosità, mi incuriosiva l'avvicinamento, il come avessero trovato le varie cenge discendenti alla Busa del Fornèl senza percorrere la faticosa Val Salèt. Da lì in poi la mia curiosità s'ingrandiva e alcuni giri da solo fino al Forzelòn delle mughe per poter scovare il passaggio, non andavano a buon fine.
Ero da solo, cenge inclinate, tratti di roccia esposti e placche inclinate con detriti e per concludere, non per ultimo: la lotta contro i mughi... fittissimi, quasi a farti capire che non sei benvenuto.

Passava il tempo e pensando come raggiungere quel severo circo roccioso, alla base della parete Ovest della Palazza, chiamo Saverio, amico di tante avventure su grandi pareti, chiedendogli se avesse voglia di farsi una camminata.

Ovviamente, visto che lo conosco bene, non rifiuta e ci troviamo dopo qualche giorno a lottare corpo a corpo con i mughi, ci facevamo largo con le braccia tra i rami alti che ci avvinghiavano e, allo stesso tempo, superando quelli più bassi, cercavamo un appoggio stabile per i piedi, la fatica si impadroniva di noi, ma solo lo sguardo verso il "Van" sempre più vicino, ci faceva ritrovare subito il vigore. Come raccontava il buon Ettore Castiglioni nella Rivista dei Cai nel 1936: "fare attenzione ai rametti spezzati e lasciati dissecare sulla pianta, vi indicheranno da quale parte dirigervi; da queste parti, aggiungeva, l'organizzazione turistica è un po' primitiva, ma non manca di ingegnosità. Diceva, anche, che si trattava di un ottimo allenamento nel caso ci sia l'intenzione di fare un viaggio nella giungla.

Passano due anni da quel giorno e come fosse ieri ci ritroviamo in località "Le Rosse", dopo aver parcheggiato la seconda auto in località "Candàten".

Vogliamo salire alla Busa del Fornèl, seguendo poi il percorso alpinistico denominato Via dei Camorzieri e attribuito a Franco Miotto, Valentino Prest e Pietro Fornesier (14 Luglio 1984). La salita in questione, lungo la parete Ovest raggiunge la Forcella del Mont Alt, che abbineremo alla discesa per la Val dei Pèz e il Col dei Pòrz, raggiungendo infine Candàten.

Ci troviamo alla testata della Val Salèt in un severo circo roccioso, un luogo di grande suggestione, sbarrato da verticali pareti e un grande impressionante antro nella parete del Mònt Alt. Qui il cellulare non prende, siamo isolati dal mondo, ma allo stesso tempo si vede la nebbia che ricopre tutta la Val Belluna. Che posto magico!

Con i canali e i camini molto bagnati, decidiamo di tirare su dritti per delle pareti assai più verticali con roccia molto compatta e poco proteggibile con friend. Lasciando il grande foro nella roccia a destra, sbuchiamo sui verticali salti erbosi (loppe) che conducono sotto una parete compatta di roccia ottima.

Salgo slegato fino ad una ottima clessidra affianco ad una grossa nicchia e da qui con un bellissimo tiro tra un vecchio chiodo e un cilindrico cuneo di legno con filo di ferro, arriviamo alla base del traverso. Il cielo è coperto e minaccia pioggia e questo non è buono per i passaggi che ci aspettano...

Per fortuna la meteo è dalla nostra e risolviamo questi delicati passaggi tra loppe in salita e discesa, raggiungendo la base dell'ultimo pendio di prato, che risaliamo fino alle rocce che lo chiudono in alto.

Il resto è solo una magica galloppata in discesa di 1500 m di dislivello.
Beppe Ballico CAAI Orientale

SCHEDA: Via dei Camorzieri, Monti del Sole, Dolomiti Bellunesi




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