Home page Planetmountain.com
Schizzo via Frisch-Corradini sulla parete Nord-Ovest della Pala del Rifugio (val Canali, Pale di San Martino)
Fotografia di Planetmountain.com
INFORMAZIONI / informazioni e collegamenti:

Pale di San Martino e sistemazione delle vie

di

Domenica scorsa sulle Pale di San Martino durante un'esercitazione del Soccorso alpino sono state pulite e riattrezzate le soste delle vie Frisch Corradini e Franceschini-Esposito sulla Pala del Rifugio e della via Simon-Wiessner-Kess sulla vicina Cima del Coro.

La conferma arriva dal gestore del Rifugio Treviso, la Guida alpina Tullio Simoni, che ha anche precisato che nell'operazione è stato usato un unico spit (sulla Frisch Corradini) e che sono state realizzate delle clessidre artificiali con il trapano. Inoltre, durante l'esercitazione è stato compiuto un soccorso sulla via Gadenz alla Cima del Coro.

Ai comuni mortali, del tutto ignari o quasi di alpinismo, una simile notizia farebbe solo piacere. Dal loro punto di vista penserebbero che (finalmente) è stato fatto qualcosa per migliore un po' la sicurezza di quei “pazzi” che scalano le montagne. La faccenda, invece, diventa terribilmente complicata se il giudizio viene dal mondo dell'alpinismo.

Così il fatto ha subito sollevato le immancabile e prevedibili critiche e discussioni “etiche”. Quelle di chi afferma che le montagne non si bucano, o meglio che non si può può modificare lo stile dei primi salitori tanto più su vie “storiche”, come sono la classicicissima Frisch Corradini ma anche la Esposito e la Simon-Wiessner-Kess che certo non le sono da meno, almeno in bellezza. Dunque da parte degli alpinisti “duri e puri” quelle clessidre artificiali e quello spit, quel bucare e adattare la roccia alle esigenze di chi vuole salirla, non possono che essere paragonate ad una bestemmia. Ovvero come un altro esempio del decadimento dell'alpinismo che così diventerebbe sempre più un gioco addomesticato, spoglio cioè di quell'avventura e “lealtà” che ne sono il sale stesso.

Una delle tesi più usate, ancorché non proprio priva di fondamento, è che questo addolcire la montagna toglierebbe, oltre all'avventura - concetto peraltro del tutto individuale, anche l'abitudine di gestire la salita da parte dell'alpinista. Con una montagna “attrezzata”, insomma, si perderebbe la capacità di valutare la sicurezza dei chiodi in parete e, cosa ancora più importante, di attrezzare una sosta o una calata in doppia in caso di necessità.

Come si diceva quest'osservazione non sembra peregrina. Anche se c'è una cosa che dovrebbe far riflettere: proprio sulla Frisch Corradini (ma anche sulle altre due vie) gli uomini del Soccorso alpino riferiscono di aver trovato delle soste “allucinanti”, con chiodi assolutamente inservibili e che sicuramente non avrebbero retto alcun volo. Dunque, viene da chiedersi: come hanno valutato quelle soste quelli (e sono molti) che in questi ultimi anni hanno percorso queste vie. Perché nessuno ha piantato altri chiodi per rinforzarle? E' credibile che tutti abbiano usato delle protezioni veloci, che poi ovviamente hanno tolto, oppure dei chiodi anche questi ogni volta levati? In altre parole, e senza far di ogni erba un fascio, la situazione testimoniata dagli uomini del Soccorso alpino sembra dimostrare che anche chi frequenta vie classiche, senza alcun intervento di sistemazione, non sia così preparato come dovrebbe.

Inutile negare che tutto ciò pone sicuramente un problema. E la radice della questione sta nel fatto che l'alpinismo, faccia piacere o meno, è cambiato. C'è sicuramente più gente che affronta vie, come la Frisch-Corradini, che in un non lontanissimo passato erano considerate da curriculum. E si sa che con una maggiore frequentazione anche il rischio di incidenti aumenta. Incidenti in realtà che sono anche successi, come tutti sanno.

Non è dunque un caso che l'intervento contestato sia stato deciso proprio dal Soccorso alpino e in particolare da alpinisti (come Renzo Corona responsabile di quell'esercitazione di soccorso) che per “etica alpinistica” non hanno nulla da invidiare a nessuno. Senza contare che sono proprio quegli stessi uomini che ad ogni allarme partono per soccorrere sulla montagna i malcapitati di turno, mettendo in gioco la loro inculumità.
Dunque sembra ormai arrivato il momento di discutere seriamente e senza preconcetti questo annoso problema. Trovando una mediazione che rispetti sia le giuste esigenze dei rifugisti e di chi opera nel Soccorso alpino sia di chi difende l'etica alpinistica, sperando naturalmente che questa difesa non sia puro e sordo integralismo. In altre parole serve condivisione e un'analisi reale delle situazioni insieme al rispetto per le decisioni di chi opera in montagna. Questo per poi non dover piangere o imprecare al fato quando accadono certi incidenti.

Condividi questo articolo


CERCA nelle news

AREA

TIPOLOGIA

Ricerca nei testi

Autore

EXPO / Prodotti
EXPO / News dalle Aziende
Planetmountain.com logo
Planetmountain.com è continuamente aggiornato: news, itinerari di trekking, arrampicata, alpinismo, freeride, sci alpinismo, snowboard e arrampicata su ghiaccio su tutte le montagne del mondo. Contiene, inoltre, informazioni tecniche sui materiali, recensioni di libri e video, consigli degli esperti, fotografie, interviste ai protagonisti e report di competizioni.
NEWSLETTER

Iscriviti per ricevere la newsletter settimanale con tutte le novità di planetmountain.com

MERCATINO
Ultimi commenti Rock
  • Sperone ovest Via Maffei - Violi
    Confermo quanto detto da Salvaterra: splendida arrampicata d ...
    2019-07-15 / Michele Lucchini
  • Bastava un Piumino
    Dopo aver sentito che Andrea Simonini e Gianluca Bellamoli h ...
    2016-08-03 / Giuliana Steccanella
  • Bastava un Piumino
    Seconda ripetizione con Tommy Marchesini e Tommy Dezuani 30/ ...
    2016-08-01 / Michele Lucchini
  • Vento di passioni
    Leggo solo oggi la replica l mio commento sulla via Vento di ...
    2016-03-07 / oscar meloni