Jocelyn Verdenal da Genova alla Capanna Margherita in 11 ore
Approfittando di una finestra meteo favorevole, domenica 5 aprile il 35enne atleta francese Jocelyn Verdenal ha collegato il porto di Genova alla Capanna Margherita in 11 ore, 00 minuti e 07 secondi. Si tratta del nuovo Fastest Known Time (FKT) per questo percorso dal Mar Ligure al rifugio più alto d'Europa, che migliora nettamente il precedente record di 11:52, stabilito da Joe Petrowski il 10 aprile 2025.
L’idea del progetto è nata all’inizio del 2024 durante uno scambio con lo scialpinista italiano Franco Collé, che ha affiancato Verdenal nella parte finale della salita, mentre la preparazione si è sviluppata per oltre un anno, con diversi tentativi rimandati a causa delle condizioni in alta montagna.
La sfida combina due discipline in un unico sforzo continuo: circa 220 chilometri in bici da strada dal livello del mare fino alla Valle d’Aosta, seguiti da 2.600 metri di dislivello positivo in sci alpinismo fino al rifugio, attraversando terreno glaciale. La partenza è stata data alle 02:10 da Genova. Dopo aver attraversato di notte la Liguria e la Pianura Padana, Verdenal ha raggiunto Gressoney prima di affrontare l’ultima salita con gli sci.
"Raggiungere Capanna Margherita partendo dal mare è un sogno che inseguo da tempo – racconta Jocelyn Verdenal – ma non è stato semplice trovare il momento giusto. Come dico sempre, è meglio avere gambe nella media ma condizioni ottimali, piuttosto che gambe in forma smagliante e condizioni non ideali."
Il piano iniziale prevedeva la partenza il 30 marzo. Era tutto pronto. Ma in montagna i programmi contano poco se le condizioni non sono quelle giuste. Il meteo ha imposto di rimandare. Così si è aspettato, finché non si è aperta una nuova finestra: domenica 5 aprile.
La notte a Genova è stata breve, quasi senza sonno. Le ore precedenti alla partenza sono trascorse negli ultimi preparativi: messa a punto delle biciclette, scelta dell’abbigliamento più adatto per affrontare il freddo notturno senza penalizzare l’aerodinamica, pianificazione dell’intera giornata.
Alle 2:10 tutto era pronto. Jocelyn è partito nel buio, seguito da tre auto di supporto. Le condizioni si sono rivelate favorevoli: niente traffico, poco vento, temperature in calo fino a circa 5,5 °C. Le prime ore sono scorse regolari. Nonostante un ritardo iniziale di circa cinque minuti rispetto ai tempi del record, il ritmo è rimasto in linea con le previsioni.
Qualche difficoltà non è mancata: un problema al GPS ha richiesto una sostituzione, mentre lo sforzo prolungato e l’assunzione costante di zuccheri hanno messo alla prova la tenuta fisica. Nulla di decisivo, ma sufficiente a ricordare quanto sia delicato l’equilibrio fisico in sfide di questo livello.
Con le prime luci dell’alba il ritmo è cambiato. Jocelyn ha trovato il proprio passo, recuperando progressivamente fino a riallinearsi ai tempi del record. A Pont-Saint-Martin, il passaggio all’attrezzatura da salita ha segnato un momento chiave. Risalendo la Valle del Lys, non solo ha mantenuto il ritmo, ma ha guadagnato terreno, arrivando a circa 15 minuti di vantaggio sul precedente primato. Da quel momento non si trattava più di inseguire, ma di costruire un nuovo tempodi riferimento.
A Orsia, appena dieci minuti di pausa: il tempo necessario per passare dalla bici allo scialpinismo. Gesti rapidi, essenziali. Si è tolto la tutina, ha indossato imbrago e scarponi mentre il team gli faceva mangiare qualche cucchiaio di riso al latte. Una Red Bull in mano, gli sci nell’altra, è ripartito verso gli ultimi 2600 metri di dislivello.
Oltre i 3.400 metri il ritmo rallenta inevitabilmente. L’aria si fa più rarefatta e lo sforzo diventa soprattutto mentale. Da lì in avanti, Jocelyn ha proseguito affiancato da Franco Collé, per gestire in sicurezza la progressione su ghiacciaio. Passo dopo passo, verso i 4.554 metri, è proprio qui che ha fatto la differenza, aumentando progressivamente il vantaggio sul precedente record.
L’ultimo tratto, affrontato a piedi con i ramponi, è ripido ed esposto. Una sezione tecnica, preparata con attenzione anche dal team: parte della squadra si era portata in quota fin dalle prime ore del mattino per organizzare le riprese finali e garantire la sicurezza lungo il percorso.
All’undicesima ora di sforzo, Jocelyn ha affrontato gli ultimi metri con determinazione. In cordata con Franco Collé ha percorso la cresta finale fino a raggiungere la Capanna Margherita alle 13:10. Il tempo finale, 11:00:07, ha sancito il nuovo record.
All’arrivo, un momento carico di emozione: stanchezza, sollievo e soddisfazione condensati in pochi istanti. La conclusione di un progetto nato oltre un anno prima, costruito con pazienza e visione. Un risultato che va oltre il cronometro e racconta una sfida personale, prima ancora che sportiva. Dopo l’arrivo in quota, la discesa è avvenuta con gli sci. Al rifugio Mantova ad attendere l’atleta c’erano familiari e amici, con cui il gruppo ha poi proseguito fino a valle.
Fondamentale il sostegno del territorio valdostano. Per tutta la giornata, l’iniziativa è stata seguita e accompagnata da operatori locali e dalla comunità: dagli impianti di risalita agli esercizi della valle, fino alle tante persone che ne hanno condiviso lo spirito. Così, pur nato da un atleta originario dell’Alsazia, il progetto ha assunto un significato profondamente radicato in Valle d’Aosta.
Ancora di più perché, a trent’anni dal record Gressoney–Capanna Margherita firmato da Bruno Brunod, padre della sua compagna, questa impresa si inserisce in una storia di famiglia, raccogliendone idealmente il testimone e portandolo avanti.




































