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La parete nord del Gasherbrum II e il lato (irraggiungibile) dei sogni.
Fotografia di Courtesy Montagna.tv
La nuova via si sviluppa per circa 3000 metri di dislivello e supera nella parte inferiore il gran pilastro di roccia nera che s'innalza per circa 800-900 metri e sorregge la parte destra della parete.
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Una delle più belle salite della stagione himalayana, e insieme anche una tappa da segnare nella storia dell'alpinismo sulle più alte vette.
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Daniele Bernasconi, Karl Unterkircher e Michele Compagnoni
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Gasherbrum II, Unterkircher e Bernasconi risolvono l'inviolata nord

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Il 20/07 il gardenese Karl Unterkircher e il lecchese Daniele Bernasconi hanno raggiunto la vetta del Gasherbrum II (8035m) superandone l'inviolata parete nord con una bella via e una bella impresa che risolve uno dei più famosi problemi himalayani.

La parete nord del Gasherbrum II e il lato (irraggiungibile) dei sogni. E' successo ancora, come nelle migliori storie. Come in quelle difficili e sospese avventure che sembrano non avere mai una fine e poi s'avverano quasi fosse un destino felice a guidarle. Il 20 luglio alle ore 20 (ora locale) Karl Unterkircher e Daniele Bernasconi hanno concluso il loro viaggio sull'inviolato pilastro della parete nord del Gasherbrum II (versante tibetano). Un arrivo in vetta a 8035 metri di quota che ha regalato ai due alpinisti italiani la prima salita assoluta della parete e insieme una bella via raggiunta con quello stile "semplice" (ovvero leggero, veloce e diretto) che è il sogno di tutti gli alpinisti. Un sogno e una felicità raggiunti da Unterkircher e Bernasconi e condivisi anche da Michele Compagnoni, il terzo del team, che a soli 150 metri dalla cima, quando ormai le difficoltà maggiori erano superate, ha dovuto rinunciare ad un pezzetto di felicità personale.

Non c'è dubbio che questa sia una delle più belle salite della stagione himalayana, e insieme anche una tappa da segnare nella storia dell'alpinismo sulle più alte vette. La parete nord del Gasherbrum II era uno dei molti "problemi" ancora irrisolti. Un problema individuato alcuni decenni fa da Kurt Diemberger grande esploratore e primo salitore di ben due montagne di oltre 8000m, il Dhaulagiri e il Broad Peak e che pochi in questi anni hanno affrontato, vuoi per la difficoltà d'accesso, vuoi perché le incognite erano molte. Tra chi ha tentato l'avventura va senz'altro ricordato e sottolineato il bel tentativo del team formato da Romano Benet, Nives Meroi e Luca Vuerich che, nel 2000 (in contro-tendenza con ciò che accadeva in Himalaya), decisero di affrontare le grandi incognite della parete nord, tentandone l'interminabile spigolo est. Proprio quello che in questi giorni vede impegnati gli spagnoli del Filo de lo impossibile.

La nuova via si sviluppa per circa 3000 metri di dislivello e supera nella parte inferiore il gran pilastro di roccia nera che s'innalza per circa 800-900 metri e sorregge la parte destra della parete. Quasi alla sua fine la via dei tre italiani piega a sinistra per raggiungere il plateau di neve, a circa 6000m, da dove con un balzo di circa 2000 metri di difficile parete di ghiaccio e neve si raggiunge direttamente la cima. "Ci saranno un paio di tiri sul quinto grado" ha spiegato Karl Unterkircher dal campo base a montagna.tv "più qualche passaggio impegnativo. Il resto dovrebbe essere di quarto grado, anche se arrampicare con gli scarponi complica un po' le valutazioni. La linea, che abbiamo attrezzato con 1.200 metri di corda, è comunque ottima e assolutamente sicura. Solo l'accesso all'attacco della via è un po' esposto ai seracchi sovrastanti, che scaricano frequentemente".

Dopo aver salito in tre giorni la prima parte della via fino al plateua centrale, attrezzandola con 1200m di corde fisse, Unterkircher, Bernasconi e Compagnoni sono ripartiti il 19 luglio scorso dal campo base avanzato e dopo un bivacco a circa 7000m hanno proseguito direttamente verso la cima che è stata raggiunta, venerdì 20 luglio, circa alle 20,00 (ora locale) da Unterkircher e Bernasconi. Mentre Michele Compagnoni, vista l'ora tarda e a causa dei malori allo stomaco che lo affliggevano dall'inizio della salita, a quota 7850m ha deciso di traversare sulla Sella ovest. A quel punto la discesa per i due della vetta era già decisa: hanno raggiunto il compagno e, dopo un bivacco sulla neve, hanno iniziato la discesa sul più facile versante sud (quello pakistano) della via normale di salita. Una discesa a loro sconosciuta ma che per fortuna (e per bella coincidenza) trovava alla base, ad attenderli e ad assisterli, Mario Merelli, componente dei Ragni di Lecco come Bernasconi.

Oltre alla gioia e ai complimenti per questa nuova via su una parete inesplorata, resta da dire della forza di Karl Unterkircher, Catores di Val Gardena capace di salire nel 2004, alla sua prima esperienza sugli Ottomila, Everest e K2 nello spazio di 2 mesi senza ossigeno supplementare, e il 22 maggio scorso una nuova via sulla parete sud dello Jasemba (7350m, Nepal) con Hans Kammerlander. Va detto poi, anche del grande talento del Ragno di Lecco Daniele Bernasconi, climber capace di salire l'8b ma anche di avere polmoni, grinta e tecnica da grande himalaysta, dimostrate in queste ultime stagioni con le cime dell'Annapurna e del Makalu. Dal canto suo, Michele Compagnoni (nipote ci Achille che fu primo salitore del K2 con Lino Lacedelli), ha dimostrato che la sua vetta del K2 del 2004 non è certo stato un caso e anche "senza cima" del GII deve essere fiero per questa salita. "Sono bravi ragazzi" ci ha detto Agostino da Polenza, organizzatore di questa spedizione "sono motivati, tecnicamente forti ma soprattutto hanno una gran passione! Mi hanno fatto un regalo: quella parete era nei miei sogni da 24 anni".

Sì, è proprio una bella salita, aggiungiamo noi, che conferma (anche nell'alpinismo italiano) che qualcosa si sta muovendo in Himalaya ma soprattutto che è possibile tentare e fare qualcosa di nuovo!

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