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Durante l'apertura di Donna Sandra (7a, 75m, Giovanni Chiaffarelli, Federico Montagna 09/2016), Torrione Cecilia, Grigna
Fotografia di Giovanni Chiaffarelli
Durante l'apertura di Donna Sandra, Torrione Cecilia, Grigna
Fotografia di Giovanni Chiaffarelli
Giovanni Chiaffarelli e Federico Montagna durante l'apertura di Donna Sandra, Torrione Cecilia, Grigna
Fotografia di Giovanni Chiaffarelli
La linea di Donna Sandra (7a, 75m, Giovanni Chiaffarelli, Federico Montagna 09/2016), Torrione Cecilia, Grigna
Fotografia di Giovanni Chiaffarelli

Donna Sandra, nuova via sul Torrione Cecilia in Grigna

Il report di Giovanni Chiaffarelli che nel mese di settembre insieme a Federico Montagna ha aperto Donna Sandra, una nuova via d'arrampicata su una parete inspiegabilmente ignorata fino ad oggi del Torrione Cecilia in Grigna.

12 settembre 2016, pomeriggio. Salgo gli ultimi metri di questa fredda parete con entusiasmo crescente. So che al di là della cresta sommitale c'è un bel sole che mi attende. Ed ecco, finalmente, un dolce tepore mi avvolge e riscalda corpo e cuore allo stesso tempo.

Saluto una cordata appena uscita dallo Spigolo Marimonti, la stessa con cui scambiavo poco prima cordialità e impressioni dalla nostra insolita e aerea posizione, attrezzo la sosta finale con due fiammanti fix del 10 e urlo il consueto "molla tutto" a Federico che, intirizzito, attende questo momento ormai da tempo.

È la nostra prima nuova via in Grigna, per me dopo quasi quarant'anni di carriera. Questa splendida montagna ci ha concesso un onore davvero inaspettato riservandoci questa parete magnifica, rimasta inspiegabilmente "vergine" fino ad oggi. Forse l'aspetto prominente e un po' inquietante ha scoraggiato i tentativi, chi lo sa, ma tant'è.

Almeno uno però ci aveva provato. Fu il mitico Aldo Anghileri che, probabilmente negli anni 70, si spinse su per un bel tratto di parete chiodando sapientemente e senza risparmiarsi in artificiale. Di questo tentativo rimane abbondante traccia, una ragnatela di chiodi che sale un po' di metri a destra della linea da noi scelta per finire in modo improvviso, in mezzo al nulla. La nostra via ne percorre alcuni metri, per poi puntare decisamente dritto "verso l'infinito e oltre".

È stato il nostro caro amico Mauro Cariboni, simpatico gestore del Rosalba, a metterci la pulce nell'orecchio qualche mese fa: "Ragazzi, qui non apre più nessuno da anni, ma guardate quella parete. Cosa ne pensate?"

Cosa ne pensiamo? Che viene giù tutto da quelle parti, basta guardarla e crolla. E la panciona sommitale non ispira nulla di buono. Tuttavia, binocolando attentamente, la roccia non sembrava poi così male e una possibile e logica linea sembrava delinearsi in modo naturale dall'inizio alla fine evitando astutamente la terribile headwall strapiombante. Certo non sarebbe stato facile superare il primo lungo muro verticale. Ma ormai l'idea frullava in testa e quando succede così, la sola cosa da fare è provare.

Tre giorni di intenso lavoro, con qualche ritirata strategica per la pioggia, ci hanno restituito emozioni intense e continue sorprese. Metro dopo metro la parete si è concessa mostrando tuttavia le sue insidie e il suo carattere un po' scorbutico: roccia in qualche punto delicata e, per lunghi tratti, incredibilmente compatta e lavorata. Ed ecco cosa ci ha regalato.

Primo tiro: cinque ore per venire a capo di questa lunghezza davvero speciale con roccia lavorata e dove si possono riconoscere bene le sequenze dei movimenti. Certo non facile, molto continua e con quella fottuta pancetta finale che mi è costata alcuni brividi su un cliff appena appena appoggiato.

Secondo tiro: un muro ben manigliato deposita all'inizio dell'evidente diedro che, visto dal basso, aveva destato le nostre preoccupazioni. La faccia sinistra del diedro monolitica e la fessura di fondo proteggibile e arrampicabile portano l'entusiasmo alle stelle. L'uscita in sosta obbligata è la ciliegina sulla torta con una sosta provvidenziale attrezzata nel punto giusto e sull'unico tratto di parete abbattuta che non suona vuoto al test del martello.

Terzo tiro: altre sorprese ci attendono. Fede va avanti e dopo una rampa facile mi fa sapere che davanti ai suoi occhi sono apparsi magicamente due vecchi chiodi appaiati di sosta. Mistero. Qualcuno, in tempi probabilmente molto remoti è passato di qua. Non può essere. La via dei Trentini esce tutto a sinistra. Chi cavolo è uscito di qui e venendo da dove? Il mistero è sciolto solo durante la prima ripetizione allorquando Fede, arrivando alla seconda sosta alza lo sguardo e vede dei chiodi lungo una rampa marcissima che dalla Fanny sale obliquamente verso sinistra. Non sapremo mai chi fu quell'ardito scalatore che si avventurò in quel luogo infernale, perché nessuna guida ne fa cenno.

12 settembre 2016, pomeriggio inoltrato. E' ora di scendere in doppia lungo la via. Siamo felici come non mai e al rifugio ci accolgono con strette di mano e abbracci. Non c'è il caro amico Mauro. E' sceso a valle dopo essere stato raggiunto dalla brutta notizia della scomparsa improvvisa di sua madre.

E già sappiamo come chiamare la nostra via: sarà "Donna Sandra" dedicata a questa madre e nonna di cui sappiamo poco, ma che sarà lì a salutare il figlio e il nipote ogni volta che vorranno rivolgere lo sguardo verso il Torrione Cecilia. E Sandra è anche la donna che ho sposato. Quale nome può essere allora migliore di questo?

di Giovanni Chiaffarelli


SCHEDA: Donna Sandra, Torrione Cecilia, Grigna

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