Home page Planetmountain.com
Daniele Caneparo in apertura su Mangas Colorado sul Caporal, Valle dell'Orco, 1984
Fotografia di Maurizio Oviglia
Daniele Caneparo su una delle prime ripetizioni in libera della fessura di 7a della Cannabis, 1986, Valle dell'Orco.
Fotografia di Francesco Arneodo
Prima volta in Verdon con Daniele Caneparo, 1983. Foto Maurizio Oviglia
Fotografia di Maurizio Oviglia
Daniele Caneparo sui primi tiri del Supercouloir du Tacul, Monte Bianco
Fotografia di Maurizio Oviglia
PORTFOLIO / gallery Portfolio: Daniele Caneparo

Daniele Caneparo

di

Da più di 15 giorni non si hanno più notizie di Daniele Caneparo, 55 anni, medico e alpinista di Torino. Daniele si è avviato con gli sci sui monti di Champorcher (Valle d’Aosta) sabato 24 novembre sotto una forte nevicata. Era solo, come in buona parte delle sue uscite.

Di lui si sono perse le tracce e vani sono state gli sforzi del Soccorso Alpino, che ha ritrovato la sua auto alla località di partenza, ma che dopo alcuni giorni ha abbandonato le ricerche del disperso.

Daniele Caneparo era un forte alpinista con una fibra fuori dal comune. Già giovanissimo, meno di 15 anni, ha conosciuto l’alta montagna in condizioni estreme perdendo il compagno sulla est del Monte Bianco e riuscendo a venirne fuori illeso. Daniele si era guadagnato così la fama di enfant terrible o maudit secondo alcuni. In realtà era un solitario per vocazione, con un rapporto molto particolare con la montagna, oserei dire quasi simbiotico. Aveva bisogno di spingere il suo fisico al limite, qualsiasi cosa facesse, dall’alpinismo all’arrampicata sportiva, dalla bicicletta allo sci alpinismo. Diverse volte se la cavò sul filo di lana, riuscì persino a rimettersi sugli sci durante una caduta sulla nord del Monviso a causa di una placca di ghiaccio. Le sue salite sono innumerevoli, sia su ghiaccio, che su roccia, come anche di sci ripido (diverse nord con gli sci al suo attivo), così come le sue esplorazioni nei luoghi più remoti delle Alpi Occidentali.

Altresì è stato un personaggio chiave nella storia della Valle dell’Orco e del Vallone di Sea, quella della generazione successiva al Nuovo Mattino. Ha scoperto e salito moltissime vie in fessura (era eccellente fessurista, suo uno degli articoli per il mensile Alp, uno dei primi a questo riguardo) e forse l’apice l’ha toccato con l’apertura in Vallone di Sea di Così Parlò Zarathustra (1983), liberata di recente da Jacopo Larcher e Paolo Marazzi. Per sua stessa convinzione questa via segnò un passo avanti nell’alpinismo piemontese: niente di così difficile in termini di apertura era stato fatto sino a quel momento. Fu anche primo ripetitore delle più difficili vie di Michel Piola sulle Aiguilles de Chamonix, con aderenza sino al 7b e obbligatorio di 7a (1983).

Daniele è stato il mio primo vero compagno di cordata. Dal 1983 al 1986 insieme abbiamo fatto di tutto: prime invernali, prime ripetizioni, nuove vie dal Gran Paradiso al Monte Bianco. In Valle dell’Orco ed in Vallone di Sea abbiamo ripetuto tutte le più difficili vie di allora e ne abbiamo aperte di nuove. Arrampicavamo insieme ovunque ci fosse qualcosa di difficile da salire. Daniele era un naturale leader senza la volontà di esserlo, preferiva essere un trascinatore ed un appassionato esploratore di nuovi terreni. Tuttavia la sua modestia e il suo carattere schivo non gli permettevano di pubblicare se non le prime salite. In realtà aveva al suo attivo innumerevoli solitarie, come il Pilone del Freney ad esempio.

Nel 1986 la nostra avventura più estrema che ci portò ad allontanarci, l’apertura di una cascata (che si rivelò già essere stata salita da Gian Carlo Grassi una settimana prima) molto difficile in Valle dell’Orco. Avevamo poco più di 20 anni, eravamo senza soldi e con attrezzatura (alquanto) approssimativa. Con tutti gli indumenti bagnati e dopo ore di ghiaccio verticale ne uscimmo a notte facendo le doppie su rami di cespugli con la frontale, alla cieca, su salti di roccia che non conoscevamo. Ci salvammo, ma quel giorno decisi che Daniele era davvero troppo per me, a mio parere stavamo raggiungendo un limite di rischio che non ero più disposto ad accettare. Non solo non mi legai più alla sua corda ma abbandonai anche l’arrampicata estrema su ghiaccio.

Contrariamente a quello che mi aspettavo, Daniele continuò a scrivermi e a starmi vicino, con l’affetto di un compagno con cui si era stabilito un solido rapporto interiore, al di là degli screzi. Conservo numerose sue lettere, a volte geniali e a tratti deliranti di passione: ci eravamo visti anche non più di un mese fa. In una birreria del centro, mi aveva raccontato con eccitazione delle sue nuove avventure solitarie, per esempio partire da solo con zaini allucinanti con pure una canoa gonfiabile appresso. Traversava laghi alpini a ore dal fondovalle, era capace di vivere la montagna in perfetta solitudine, probabilmente solo in questa condizione si sentiva veramente libero. Nella sua professione di neurologo, i colleghi lo ricordano come una persona di straordinaria umanità.

Caro Daniele, dovunque tu sia, grazie per quei giorni lontani e del privilegio di poterli oggi raccontare...

"Io penso che l'alpinismo sia il luogo dell'irragionevole e che l'irragionevole abbia un valore sociale. L'acte gratuit degli esistenzialisti francesi è un atto irragionevole, ma è anche l’unico atto libero che l’uomo possa compiere." (da una lettera inviatami da Daniele Caneparo)

di Maurizio Oviglia

Condividi questo articolo


NEWS / News correlate:
Canalone di Lourousa democratico e lo sci ripido
27.02.2018
Canalone di Lourousa democratico e lo sci ripido
Un video e una riflessione di Daniele Caneparo sul Canalone di Lourousa (Colletto Coolidge, tra Gelàs di Lourousa e Monte Stella) la più famosa e storica discesa di sci ripido delle Alpi Marittime.
Larcher e Marazzi liberano Così parlò Zarathustra nel Vallone di Sea
12.09.2017
Larcher e Marazzi liberano Così parlò Zarathustra nel Vallone di Sea
Il 28 luglio 2017 Jacopo Larcher e Paolo Marazzi hanno effettuato la prima salita in libera di Così parlò Zarathustra, la via d'arrampicata nel Vallone di Sea aperta nel 1983 da Isidoro Meneghin e Daniele Caneparo.
Gente Distratta allo Specchio di Iside, prima libera per Oviglia, Pinotti e Erriu
28.07.2017
Gente Distratta allo Specchio di Iside, prima libera per Oviglia, Pinotti e Erriu
Il 23 maggio Maurizio Oviglia, accompagnato da Fabio Erriu (75 anni) e da Eugenio Pinotti, ha liberato la sua via Gente Distratta allo Specchio di Iside, nel Vallone di Sea (Valli di Lanzo, Piemonte). La via d'arrampicata era stata aperta dallo stesso Oviglia con Daniele Caneparo nel maggio del 1984 con molti tratti in artificiale su parete fortemente strapiombante.
Arrampicata tra passato e presente: Gli Apprendisti Stregoni, prima libera
04.07.2017
Arrampicata tra passato e presente: Gli Apprendisti Stregoni, prima libera
Il 26 giugno Maurizio Oviglia, accompagnato da Cecilia Marchi ha liberato la via Apprendisti Stregoni alla Torre di Gandalf, nel Vallone di Sea, da lui stesso aperta con Isidoro Meneghin, Daniele Caneparo e Giorgio Rocco il 5 dicembre 1983. Originariamente la via presentava difficoltà di VI/A4. Le difficoltà massime in libera sono di 6b/6b+. Il report di Maurizio Oviglia.
Valle dell'Orco; una via nuova ed una classica dimenticata. Di Maurizio Oviglia
07.10.2015
Valle dell'Orco; una via nuova ed una classica dimenticata. Di Maurizio Oviglia
Maurizio Oviglia, Eugenio Pinotti e Paolo Seimandi hanno aperto una nuova via d’arrampicata interamente a friend sulla Parete dei Falchi, a destra del Caporal in Valle dell’Orco. Con l’occasione Oviglia ha stilato la relazione aggiornata, oltre che della nuova via, anche della vicina Un tenebroso Affare, via “cult” di Daniele Caneparo aperta nel 1986.
Sete d'Oriente al Castello Provenzale, altra tappa del viaggio di Ivo Ferrari sulle più belle vie d'Italia
14.05.2013
Sete d'Oriente al Castello Provenzale, altra tappa del viaggio di Ivo Ferrari sulle più belle vie d'Italia
Ivo Ferrari continua il suo viaggio sulle più belle vie d'arrampicata d'Italia. Questa volta la sua strada ha incrociato Sete d'Oriente, la via aperta il 12 Febbraio 1984 da Januse Budzeiko, Daniele Caneparo, Krzysztof Dudzinski e Maurizio Oviglia sulla parete della Torre Castello sulla Rocca Provenzale (Valle Maira, Alpi Cozie). Il report di Ivo Ferrari e il racconto di Maurizio Oviglia dell'apertura.

CERCA nelle news

AREA

TIPOLOGIA

Ricerca nei testi

Autore

EXPO / Prodotti
EXPO / News dalle Aziende
Planetmountain.com logo
Planetmountain.com è continuamente aggiornato: news, itinerari di trekking, arrampicata, alpinismo, freeride, sci alpinismo, snowboard e arrampicata su ghiaccio su tutte le montagne del mondo. Contiene, inoltre, informazioni tecniche sui materiali, recensioni di libri e video, consigli degli esperti, fotografie, interviste ai protagonisti e report di competizioni.
NEWSLETTER

Iscriviti per ricevere la newsletter settimanale con tutte le novità di planetmountain.com

MERCATINO
Ultimi commenti Rock
  • Sperone ovest Via Maffei - Violi
    Confermo quanto detto da Salvaterra: splendida arrampicata d ...
    2019-07-15 / Michele Lucchini
  • Bastava un Piumino
    Dopo aver sentito che Andrea Simonini e Gianluca Bellamoli h ...
    2016-08-03 / Giuliana Steccanella
  • Bastava un Piumino
    Seconda ripetizione con Tommy Marchesini e Tommy Dezuani 30/ ...
    2016-08-01 / Michele Lucchini
  • Vento di passioni
    Leggo solo oggi la replica l mio commento sulla via Vento di ...
    2016-03-07 / oscar meloni