Cascata Lunga in Valfurva, solitaria, fragile, effimera. Di Eraldo Meraldi

Il racconto della guida alpina Eraldo Meraldi sulla salita del 1982 della cascata di ghiaccio 'Cascata Lunga' al Ponte delle Vacche in bassa Val del Gavia in Valfurva (Lombardia).
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La salita di 'Cascata Lunga', Ponte delle Vacche, Alpi Orobie (Eraldo Meraldi, Augusto Rossi)
archivio Eraldo Meraldi

Il salitore di cascate di ghiaccio è colui che non rompe il ghiaccio, ma lo capisce e lo ammalia, facendolo diventare parte della sua essenza!

La Cascata Lunga, al Ponte delle Vacche in bassa Val del Gavia in Valfurva, è stata salita per la prima volta nell’inverno del 1982 da me e dai soci di allora; eravamo messi male con l’attrezzatura, piccozze, ramponi e chiodi ora improponibili, per non parlare dell’abbigliamento, ma avevamo la voglia d’avventura quella vera e genuina.

C’era tanta neve ed era già un’impresa arrivare all’attacco battendo la traccia, faceva freddo ma non sentivamo la fatica, forse perché eravamo giovani e belli. Con gli attrezzi di allora bisognava avere una tecnica sopraffina per non tornare a casa con le nocche delle mani tumefatte, per cui ogni colpo era dosato e ponderato, il ghiaccio si spaccava di più e anche i chiodi era molto più complicato metterli.

Quando arrivarono i primi chiodi al titanio dai paesi dell’est eravamo felici, perché leggeri e maggiormente penetranti, e anche i ramponi passati dalle punte orizzontali a quelle verticali fino al monopunta, ci dettero vigore e sicurezza. Le piccozze sono state quelle che hanno avuto la maggiore evoluzione, ora sembrano attrezzi da fantascienza e per certi aspetti brutte da vedere.

Ce l’ho nel cuore la mia piccozza martello Chouinard-Camp, ancora col manico di legno, con cui ho fatto la mia prima cascata, tante pareti nord ed anche dei seracchi pensili strapiombanti; era bella, efficace e viva; stringere un manico di legno è molto diverso che stringere uno di metallo, plastica e gomma senz’anima.

Ce la siamo cavata così, senza nemmeno renderci conto che in quegli anni il ghiaccio era migliore ed era tanto, ora ci si imbatte sempre più nell’effimero voluto e il rischio nascosto è sempre maggiore.

Rimpiango solo una cosa di quegli anni freddi ed ineguagliabili, quando si rientrava da una salita ci si soffermava più volte e increduli d’aver salito dell’acqua ghiacciata e la sera ti addormentavi ancora con il freddo gelido nelle ossa e con i caldi ricordi che andavano ad affievolirsi prendendo sonno!

È stato bello tornare alla Cascata Lunga con Augusto Rossi, il tanto tempo passato non mi ha assopito il gusto e il sapore dei flussi immobili, ma il freddo di allora era un’altra cosa!

- Eraldo Meraldi, Bormio

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