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Parete sud Becca di Montandaynè in Valnontey: la lunghezza che porta in cima al primo pilastro
Fotografia di Michele Amadio / Giovanni Ravizza
Parete sud Becca di Montandaynè in Valnontey: il tiro chiave. Sulla destra è visibile il primo chiodo incontrato (del 1961)
Fotografia di Michele Amadio / Giovanni Ravizza
Parete sud Becca di Montandaynè in Valnontey: Michele Amadio e Giovanni Ravizza in cima
Fotografia di Michele Amadio / Giovanni Ravizza
La parete sud della Becca di Montandaynè in Valnontey e il tracciato della via delle Guide di Cogne, aperta da Vincenzo Perruchon e Alfredo Abram il 06-07 agosto del 1961. La prima libera è stata effettuata da Michele Amadio (Guida Alpina di Cogne) e Giovanni Ravizza (A.Guida Alpina) il 23 Giugno 2020
Fotografia di Alberto Silvestri

Becca di Montandaynè in Valnontey, liberata la Via delle Guide di Cogne alla parete Sud

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Il racconto della guida alpina Michele Amadio che, insieme a Giovanni Ravizza, ha ripetuto la Via delle guide sulla Sud della Montandaynè, Valnontey, Valle d'Aosta. Si tratta di una rara ripetizione e la prima libera della famosa via aperta dalle guide alpine di Cogne Vincenzo Perruchon e Alfredo Abram il 06-07 agosto del 1961.

La Sud e la Storia (Agosto 1961)
La Sud della Becca di Montandaynè è una ripida parete di gneiss granitoide compatto che precipita dalla cima posta a 3838 metri per quasi 400 metri sull'immenso Ghiacciaio della Tribolazione, al fondo della Valnontey sopra Cogne.

Sono proprio di Cogne le due fortissime Guide, Vincenzo "Cento" Perruchon e Alfredo "Cino" Abram, che il 6 agosto partendo direttamente dal paese (oggi forse potremmo dire con l'intenzione di una salita single push!) la salgono per la prima volta aprendo una via diretta ed estremamente difficile.

Superano passaggi in libera fino al VI+ e sui compatti muri dei due pilastri che caratterizzano questa selvaggia parete, ricorrono all'arrampicata artificiale. Per superare i primi 100 metri di gneiss liscio impiegano 6 ore e utilizzano 100 chiodi! Vengono poi sorpresi da una bufera di neve che li costringe ad un gelido bivacco sulla cengia a metà parete.

Il giorno successivo approfittando di una breve schiarita portano a termine l'impresa salendo in 4 ore l'ultimo torrione che porta direttamente in vetta. Quasi a voler conservare il fascino misterioso della parete le due guide lasciano sulla via solo 2 chiodi e non forniscono nessuna relazione, ma è chiaro a tutti dai racconti che si tratta della direttissima.

Quasi trent'anni dopo, nel 1988, il grande Ugo Manera in compagnia di Claudio Sant'Unione si approcciano (in inverno!) alla montagna con l'intenzione di ripetere la via, ma non individuando un attacco preciso il loro spirito di avventura li spinge ad aprire un nuovo itinerario praticamente tutto in libera con difficoltà fino al VI grado.

Nonostante la Sud sia recensita oltre che sulla Guida dei Monti d’Italia, anche sul libro Le 100 più belle ascensioni del Gran Paradiso di Giancarlo Grassi e sul Rock Paradise di Maurizio Oviglia, la mancanza di una relazione e la lontananza alimentano il mistero e la parete torna nell'oblio.

Io e Cogne
Torinese di nascita da qualche anno ho avuto la fortuna di poter venire a vivere nel luogo al mondo al quale sono più legato. Da bambino passavo tutte le estati ad esplorare le valli di Cogne e a sognare di salire un giorno su quelle cime lontane... quando poi diventato guida alpina ho avuto l'onore di essere accolto nel gruppo delle Guide di Cogne ho provato davvero un orgoglio speciale!

A quel punto l'idea ha cominciato a prendere forma: per una sorta di continuità spirituale, da guida di Cogne e amante dell'arrampicata , sentivo di dover seguire le orme dei miei miti. Quale occasione migliore allora se non quella di provare a ripetere la via delle guide alla Sud della Montandaynè!

La proposta indecente incontra fortunatamente l'entusiasmo incontenibile di un amico... quel solido di Giovanni Ravizza, forte e motivatissimo aspirante guida alpina Torinese; "Ci sto man, mi motiva!" È deciso, si va! Optiamo per l'accesso dalla Valsavarenche per approfittare della sempre splendida accoglienza di Titti e del suo staff al Rifugio Chabod!

Giugno 2020
"...l'attacco è posto a destra di un caratteristico colatoio nero…" l'unica informazione che abbiamo sulla via mi risuona in testa mentre come sempre fatico tenere il passo di Giò lungo il ripido pendio che porta al Colle di Montandaynè.

Oltre il colle il mistero, niente più che qualche foto fatta da lontano e l'idea dei due soli chiodi rimasti in parete sono stati gli ingredienti determinanti che ci hanno spinto quassù a cercare l'avventura. Mille dubbi hanno però turbato le poche ore di sonno, prima della sveglia antelucana delle 3... Troveremo la via? Ci sarà troppa neve? Saremo all’altezza?

Arrivati al colle la vista della parete fuga ogni incertezza e il sole che improvvisamente ci illumina ci irradia di entusiasmo. La parete è li, magnifica e tutta asciutta! Scendiamo il canale che ci porta alla base quasi di corsa pervasi da una felicità incontenibile, siamo due bambini che giocano agli esploratori e abbiamo trovato il nostro tesoro!

Come previsto la Sud è molto ampia, ma un compatto pilastro verticale caratterizza la parte centrale. Non abbiamo dubbi, la diretta non può che passare di là! Cerchiamo qualche traccia ma in questo mare di roccia non vediamo nulla che ci possa ricondurre a un passaggio umano. Vediamo quello che ci sembra essere un colatoio nero e alla sua destra individuiamo una linea di fessure che salgono verso il cielo dritte come un fuso.

Il nostro obbiettivo è, come sempre, cercare di arrivare in cima arrampicando tutto in libera e possibilmente onsight. In questo caso però siamo nella più pura definizione del termine a vista..."Saranno certamente passati di là!" ipotizziamo convinti, ma una stretta allo stomaco ci ricorda che, per rispetto dell'etica e dell'avventura, abbiamo lasciato la sicurezza degli spit a casa.

Basta dubbi, si scala! La roccia si rivela da subito eccellente e le molte fessure rendono agevole l'uso delle protezioni veloci. Cerchiamo di adattare la logica dei primi salitori, che salendo in artificiale su chiodi avevano avuto bisogno di fessure sottili, alla nostra e decidiamo quindi di seguire fessure più accoglienti per incastrare mani e friend.

La via è bellissima ma proteggersi adeguatamente non è sempre semplice. Piantiamo un paio di chiodi (che lasceremo in parete) su un tiro un po' più ostico, un passo obbligatorio poi una lunghezza più facile e un lungo cinquantone con belle fessure che ci depositano in cima al primo torrione. Fino a qui nessuna traccia dei nostri predecessori… chissà se abbiamo aperto una variante? Passiamo la zona friabile della parete con due lunghi tiri e andando a cercare le fessure riusciamo anche a trovare della roccia solida!

Siamo alla base della bastionata sommitale, perplessi e un po' spaventati... è davvero in piedi! Dove saranno passati? Non sembra esserci una debolezza in quei 100 metri di granito verticali. Poi nell'ombra del grosso diedro scorgiamo quella che pare essere un'esile fessura... d'accordo, proviamo. Con un groppo in gola inizio a salire, l'arrampicata è magnifica ma le protezioni vanno gestite e spesso i passi sono obbligatori su friend micro.

"In quale guaio mi sto cacciando?" penso mentre soffio per la quota cercando di sghisare gli avambracci... poi una visione! "Un chiodo Giò! Ho visto un chiodo! L'abbiamo beccata!" sono raggiante, allora siamo sulla giusta via!

Il chiodo si trova in mezzo allo strapiombo una decina di metri sopra la mia testa e la sua posizione è emblematica dell'evoluzione della scalata e dello scambio generazionale che stiamo vivendo in quell'attimo, su quella parete. E' posizionato in una piccola ruga sul lato destro del diedro mentre sul lato sinistro una bella fessura ad incastro di mano ci permette di continuare a salire in arrampicata libera.

Tra uno sbuffo e l'altro e uno sguardo rispettoso e nostalgico al vecchio chiodo siamo in cima al tiro chiave. Un lungo diedro ci porta poi alla base dell'ultima sorpresa, una corta ma bellissima fessura che si esaurisce proprio contro l'ometto di pietre della cima!

Ce l'abbiamo fatta, la via e la prima libera sono nel sacco. Ci abbracciamo e come sempre in quest'attimo, sospesi tra neve e cielo nell'aria sottile, assaporiamo il silenzio e lasciamo che la gioia ci pervada. Non siamo soli... seduti a fianco a noi ci sono anche Vincenzo e Alfredo che sorridono con le gambe a penzoloni sul vuoto della parete, sembrano dirci "Deh bravi, però troppo facile con i friend..."

Lasciamo vagare lo sguardo nell'infinito, ci sentiamo liberi ma uniti da un filo sottile, la passione per la montagna, che sembra attraversare immutata le generazioni e continua a spingerci a faticare per inseguire la nostra felicità!

di Michele Amadio

Link: www.guidealpinecogne.it

SCHEDA: Via delle Guide di Cogne, Becca di Montandaynè, Valnontey

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