Terrordactyl, aldilà dei tetti e delle fabbriche

Piercarlo Berta e il piacere di salire con calma, penetrando nel movimento osservando la neve, il ghiaccio, la roccia vetrata, il verde dei boschi e non continuamente tetti, tegole e fabbriche…
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Terrordactyl - Val Paghera
Planetmountain
Ehi, ciao Roby come va? Com’è in giro la situazione? Ah, come la settimana scorsa, e quanta ne è venuta? ah ah, all’ora ha tirato vento e ne è rimasta ben poca tant’è che qui ora danno rischio due. Ascolta io ho voglia di muovermi, scegliamo una zona protetta,  magari non troppo distante da casa così faccio felice pure Fausta.

Siamo alle solite, come si usa dire, vorrei essere in montagna, e poi, poter fare contenta mia moglie. Dopo anni di alpinismo, che penso e dedico tanto a me stesso, avrebbe il diritto a che io pensi un po’ di più a lei. E’ una continua mediazione, tra ciò che vorrei e ciò che dovrei. Ed è così che, comunque, vado avanti, mediando continuamente tra me e lei, sempre camminando sul filo del rasoio, stando attento a non tagliarmi, senza tirare troppo, e mai fare rompere la corda. “Senti, potremmo andare a fare Terrordactyl, che dovrebbe essere a posto, poi se è formata saliamo il ramo destro dell’Albero di Natale”.

La strada che ci porta in Val Camonica nel fine settimana è scorrevole, solo negli ultimi chilometri montiamo le catene, perdiamo del tempo, a vantaggio della sicurezza. Siamo i primi ad arrivare al parcheggio della Val Paghera di Vezza d’Olio e sicuramente avremo nessuno sulla testa.

Terrordactil è in buone condizioni solo sulla sinistra della nicchia di roccia, a destra e al centro è bagnata, la neve scesa tiene caldo il ghiaccio e non favorisce il rigelo. In sosta al primo tiro, vediamo, giù in basso, arrivare altre cordate, che poi saliranno scegliendo linee meno a piombo della nostra. Con altri due tiri siamo fuori e per sentiero ci spostiamo sotto al canale che porta all’Albero di Natale.

La parte alta della colata di destra sembra accettabile, magra, però bisogna vederla da vicino, anche se ho dei dubbi per la parte bassa. Prendiamo per la goulotte a destra che, dopo un tiro non difficile, ci permette di vedere tutta la cascata, che non è completa e mancante del muro iniziale. Continuiamo per la goulotte, che ora è larga poco più delle mie spalle, e con un bel muretto finale ti impegna non eccessivamente. Bellissimo, divertente e affascinante. La classica ciliegina sulla torta.

E’ fantastico poter scalare con calma, sempre sopra le difficoltà incontrate. Si ha la possibilità di penetrare con la mente nel movimento, ricercare colpi e agganci perfetti, posture defaticanti e da manuale. E’ così che mi diverto ed è così che mi sento quando arrivo alla macchina: soddisfatto, non eccessivamente stanco e felice di aver passato una giornata osservando la neve, il ghiaccio, la roccia vetrata, il verde dei boschi e non continuamente tetti, tegole e fabbriche…

Piercarlo Berta

vai alle cascate della Val Paghera


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