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Nicolò Guarrera, un giro del mondo a piedi: Camminare é il mio atto di libertà
Fotografia di Nicolò Guarrera
Nicolò Guarrera, un giro del mondo a piedi: Cima del Rucu Pichincha, Quito, Ecuador 4696m
Fotografia di Nicolò Guarrera
Nicolò Guarrera, un giro del mondo a piedi: Laguna Paron (4200m) e Piramide di Garcilaso
Fotografia di Nicolò Guarrera
Nicolò Guarrera, un giro del mondo a piedi: Ezio e la nuova casa
Fotografia di Nicolò Guarrera
INFORMAZIONI / informazioni e collegamenti:
    Materiale utilizzato:
    Tenda Ferrino Manaslu 2
    Materassino autogonfiante
    Sacco a pelo
    Cucina a benzina
    Batteria portatile carica solare
    Borraccia filtrante
    Borraccia normale
    Coltellino svizzero
    Cordini vari e materiali di ricambio
    GPS tracker YBlog (my.yb.tl/pieroad)
    Calze e maglia termica Giletti
    Scarpe
    Niente zaino perché il passeggino da jogging lo sostituisce integralmente. Il passeggino si chiama Ezio!

Un giro del mondo, a piedi. Di Nicolò Guarrera

di

Ad agosto 2020 Nicolò Guarrera è partito da casa vicino a Vicenza (Veneto) per realizzare il suo sogno: fare il giro del mondo a piedi. Dopo un anno di cammino e migliaia di chilometri percorsi, il 28enne si trova attualmente in Sudamerica, più precisamente nelle Ande peruviane da dove ha inviato il seguente report.

Mi chiamo Nico, vicentino annata ‘93, ed un anno fa sono partito per realizzare il mio sogno: fare il giro del mondo a piedi! L’idea nasce nel salotto di un appartamento per studenti, a Parma, nel maggio 2018. Era da mesi che cercavo di collegare i punti che mancavano ed appena scopro come portare acqua a sufficienza per attraversare i deserti - un passeggino da jogging è la risposta che scarta definitivamente lo zaino - decido che partirò.

Perché proprio a piedi? Quando si viaggia si cerca qualcosa che normalmente non riusciamo ad afferrare, un elemento che sfugge alla quotidianità e che per questo diventa tanto prezioso quando lo troviamo. Lentezza, se penso a qualcosa che manca nella vita di tutti i giorni è: lentezza. É la chiave per accedere ad un contatto speciale con luoghi e persone, è la qualità che permette di costruire storie ed esperienze che un giorno si chiameranno ricordi. Camminare è il modo più naturale per spostarsi da un luogo all'altro, si avanza ascoltando il ritmo del corpo, seguendo quello del giorno: perché non avviarsi così, alla scoperta del nostro pianeta?

Negli anni successivi ho lavorato per guadagnarmi il necessario per partire e cercato i contatti per reperire informazioni sui posti che avrei attraversato. Infine, dopo più di due anni di preparativi, sono partito. Il 9 Agosto del 2020 ho letteralmente chiuso la porta di casa dietro di me e cominciato a camminare attraversato la Pianura Padana

La prima sfida fisica é stata l’Appennino Tosco-Emiliano, superato all’altezza del passo del Lagastrello a 1300m. Mi sono poi incamminato lungo la costa ligure fino a giungere al confine francese, pasando da Ventimiglia e proseguendo lungo la riserva della Camargue ed il Canal du Midi. A seguire, i Pirenei, in assoluto una delle tappe più dure, a 1600 metri in mezzo ad una bufera di neve. Era inizio ottobre e freddo e vento, per la prima volta, mi hanno fatto temere brutte conseguenze: sono stati i 30km più duri di tutta l’Europa. Arrivato in Spagna, ho percorso il Cammino di Santiago e la Via de la Plata fino a Palos de la Frontera, città dalla quale mi sono imbarcato per le Canarie alla ricerca di un passaggio in barca per le Americhe

Dopo un mese di ricerche, sono riuscito a trovare un catamarano di 12 metri, il Tata, ed assieme al capitano australiano ed un ragazzo polacco abbiamo attraversato l’Atlantico in un lunghissimo mese di alienante distacco dal mondo umano. L'equipaggio si è sciolto all’arrivo, proseguo da solo alla volta di Panama, dove collego gli Oceani Atlantico e Pacifico camminando lungo l'istmo. In questo modo, è come se il cammino interrotto in Spagna fosse ripartito, senza interruzioni, dall'altro lato del mondo

La tappa seguente riparte da Quito, capitale dell'Ecuador, in mezzo alle Ande. Qui, per la prima volta, cammino fino alla vetta di una montagna, il Rucu Pichincha, a 4696m: lo sforzo è enorme perché non ero mai stato così in alto. Dopo ore di penosa ascesa, riesco finalmente a giungere in vetta, dove godo la compagnia di enormi aquile brune. La scalata mi ha stregato: mi dirigo a nord nella provincia di Imbabura, scoprendo le meravigliose cime che svettano proprio a fianco della strada che percorro: sono l’Imbabura (4550m) ed il ghiacciaio Cayambe (5800m). Le Ande mi hanno definitivamente rapito, la loro mole imponente è difficile da descrivere: immaginate di vedere bestioni di 5000 metri sopra le vostre teste ed avrete una vaga idea di come mi sento a camminare qui

Il cammino prosegue verso sud alla volta di Guayaquil, seconda città dell’ Ecuador, poi ancora più giù, verso il confine peruviano. A luglio entro nel paese e dopo un mese di costa desertica finalmente torno sulle Ande, attraversando il meraviglioso Canyon del Pato: il fiume Santa ha scavato la sua strada tra Cordillera Negra e Cordillera Blanca, due sezioni suggestive delle Ande Peruviane, permettendo un’ascesa piacevole e tranquilla lungo i suoi 200km. Giungo a Caraz e qui mi innamoro: in una settimana di cammino, scopro gli incredibili colori della Laguna Paron, la forma perfetta dell’Alpamayo che gli merita il nomignolo di Montagna più bella del mondo, e pure il ghiacciaio che compare nella sigla della Paramount Pictures, la Pirámide de Garcilaso! Nel mentre, alzo ancora l’asticella dei miei limiti, camminando e campeggiando tra i 4200 ed i 4750 metri di altitudine. Occasionalmente faccio ricorso al mate de coca, il the andino che aiuta a combattere il malessere dovuto all’altitudine; tuttavia, non ne ho gran bisogno, avendo camminato dalla costa alla montagna l’acclimatamento è stato lento e graduale.

La vera sfida arriva qualche giorno più tardi. Arrivato a Huaraz, la “Svizzera delle Ande”, parto per un trekking che per bellezza è stato comparato all’Everest base camp trek: il giro della Cordillera Huayhuash. In questa sezione andina si trova il Siula Grande, teatro di una delle storie di sopravvivenza più incredibili della storia dell’alpinismo moderno, quella di Joe Simpson e Simón Yates, immortalata nel docufilm “La Morte Sospesa”

Sono appena tornato dagli otto giorni di cammino in mezzo a maestosi ghiacciai e lagune silenziose della cordillera. Dal passo San Antonio, a quota 5000m, ho visto la faccia nord del Siula Grande, quella da cui discesero Simpson e Yates. Fa strano pensare di trovarsi più in alto del Monte Bianco, il punto più alto d’Europa. Il clima durante il giorno è quasi piacevole perché siamo più vicini alla linea dell’equatore, ma la notte gela e la tenda la mattina ha bisogno di diverse ore per scongelarsi ed asciugarsi completamente. I paesaggi che si aprono davanti ai Mirador ed ai Passi sono stupendi: è veramente il trekking più bello che abbia mai percorso. Non incontro molte persone, il covid ha bloccato il turismo anche qui, e l’unico villaggio del circuito non ha ancora riaperto le porte ai camminatori. Giro attorno ai ghiacciai del Yerupaja (6600m, la vetta più alta della cordillera), Trapecio, Jirishanca, Puscanturpa e Huayhuash, quasi tutti sopra i 6000 metri. In questa occasione mi accompagna una guida di montagna, Binder; mi racconta che già suo nonno accompagnava gli amanti del trekking lungo questi sentieri ma che da allora - erano gli anni ‘70 - i ghiacciai si sono ritirati di quasi un terzo. Ho una fitta al cuore quando me lo dice… Non voglio credere che tra qualche anno questa bellezza sarà perduta per sempre.
Dopo otto giorni di totale e struggente immersione nella natura, saluto con malinconica nostalgia i picchi della catena Huayhuash

Ora sono rientrato a Huaraz, tra qualche giorno ripartirò alla volta di Lima. Il viaggio prosegue verso sud, in direzione Cile, ma il confine chiuso causa covid mi fa sognare un’altra puntata andina: la Bolivia ed il Salar de Uyuni, la distesa di sale più famosa al mondo

IL VIAGGIO. Il viaggio durerà quattro anni, in un percorso di 35.000 km che attraverserà 4 continenti. Il progetto si chiama PIEROAD, ovvero "Pie" dal piede del dialetto veneto dal quale tutto nasce, e "Road" la strada internazionale che percorro per scoprire le bellezze della nostra casa

Se volete camminare con me attorno al mondo, fate un salto su: www.instagram.com/pieroad____/

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