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Barbara Zangerl, assicurata da Jacopo Larcher, su uno dei tiri chiavi di Magic Mushroom su El Capitan, Yosemite, USA
Fotografia di Jon Glassberg / Louder Than Eleven
Barbara Zangerl e Jacopo Larcher durante un meritato riposo su Magic Mushroom su El Capitan, Yosemite, USA
Fotografia di Jacopo Larcher, Barbara Zangerl
Barbara Zangerl durante la prima ripetizione di Magic Mushroom su El Capitan, Yosemite, effettuato insieme a Jacopo Larcher
Fotografia di François Lebeau
Magic Mushroom: Jacopo Larcher lavora i tiri chiavi su El Capitan, Yosemite, USA
Fotografia di Jacopo Larcher, Barbara Zangerl

Magic Mushroom: Jacopo Larcher, Barbara Zangerl e la magica big wall di El Capitan

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Intervista a Jacopo Larcher e Barbara Zangerl dopo la loro prima ripetizione in libera di Magic Mushroom su El Capitan nello Yosemite, effettuato nel dicembre 2017.

Sei mesi fa Jacopo Larcher e Barbara Zangerl si sono aggiudicati la prima ripetizione di Magic Mushroom, l’immensa big wall su El Capitan nello Yosemite liberata nel 2012 da Tommy Caldwell insieme Justen Song. La via segue per 30 tiri una linea estremamente logica ma affronta una serie di diedri liscissimi e vanta un tiro chiave, una fessura strapiombante, proprio sotto la cima. Come per El Nino nel 2015 e Free Zodiac nel 2016, entrambi la Zangerl e Larcher hanno salito tutti i tiri difficili da capocordata. Entrambi la reputano una delle vie più difficili che abbiano mai salito. Ed entrambi concordano che la salita di Caldwell in 20 ore era… beh, leggete l’intervista.

Come mai questa via? È una scelta un po’ insolita.
Jacopo
: Bella domanda… era una delle poche che non aveva ancora ripetizioni e mi incuriosiva. Su internet si trovano poche informazioni, ero curioso.

Anche tu Barbara?
Barbara:
Convincermi non è stato troppo difficile ;-) L'alternativa era The Nose, ma c'erano troppe cordate.

Era la vostra terza stagione nello Yosemite, ormai sapete come fare. Avete iniziato quindi da subito a provare la via dal basso
Jacopo:
A dire il vero si impara sempre qualcosa di nuovo, anno dopo anno. I sacconi, e certe fessure, restano ancora un incubo :-) Abbiamo deciso di non calarci subito dall’alto, perché secondo noi aveva più senso così. È bello partire dal basso senza sapere cosa ti aspetterà; magari, dopo giorni e giorni, si trova un tiro che non si riesce a fare, o ci si accorge che la via è troppo difficile. Sono queste incognite che rendono l’avventura più interessante; calandosi subito dall’alto viene a mancare una parte fondamentale dell’esperienza. Per noi era importante riuscire a raggiungere la cima dal basso, prima di calarci per provare i tiri chiave finali. Ovviamente tutto ciò richiede più tempo; si è più lenti ed è più faticoso, ma fa parte del gioco. Noi eravamo avvantaggiati, in quanto la via era stata già liberata, e sapevamo quindi che era possibile.

Come è stato il primo impatto con i tiri?
Barbara
: La prima impressione è stata super, la seconda invece meno perché abbiamo dovuto pulire molti tiri e questo ci ha richiesto diversi giorni. Le fessure erano in parte completamente ricoperte di vegetazione. Soprattutto nei primi giorni lo strumento più importante è stata la spazzola, piuttosto delle scarpette d’arrampicata.
Jacopo: Sì, i primi 5 tiri sono in comune con Muir Wall quindi erano abbastanza puliti, ma il primo vero tiro di Magic Mushroom è stato subito un bel challenge, e ci ha fatto capire che avremmo dovuto investire molto tempo se volevamo salire la via. La fessura era completamente piena d’erba, e ci ha richiesto una giornata per pulirla e poterla finalmente provare. Era solo il primo tiro di molti. Per fortuna la seconda parte è molto strapiombante, ed i tiri erano più puliti.

Che stile avete adottato?
Jacopo:
Non siamo arrivati in cima in un unico push. Abbiamo trascorso 5 giorni per pulire e lavorare i tiri fino a Mammoth, altri 5 per arrivare al 18esimo tiro, ed altri 8 per arrivare in cima. Abbiamo lasciato delle statiche lungo la via. Dopo aver salito tutto dal basso, ci siamo calati due volte dall’alto, restando più giorni in parete per lavorare gli ultimi tiri duri e filmare alcune cose. Durante questa fase eravamo già riusciti a fare la maggior parte dei tiri puliti, principalmente da secondi.

Quanti giorni avete investito?
Barbara:
In totale siamo rimasti in parete per oltre 30 giorni, abbiamo trascorso quindi la maggior parte del nostro tempo a Yosemite su Magic Mushroom. Il fatto è che non puoi prepararti bene per una via del genere. L'arrampicata è così speciale che non puoi allenarti da nessuna parte, tranne in parete, sulla via. All'inizio tutto sembrava impossibile. Ecco perché abbiamo passato così tanti giorni in parete, provando ciascuno dei durissimi tiri finché non abbiamo trovato delle soluzioni migliori.

Dicevate che all’inizio sembrava impossibile. Com’è lo stile dell’arrampicata ?
Jacopo:
Credo di non aver mai provato a salire dei diedri così strani in 20 anni di scalata! La prima metà della via è principalmente in fessura e placca, mentre la maggior parte dei tiri duri sono dei diedri. L’arrampicata è tecnica e fisica allo stesso tempo, e bisogna essere veramente molto creativi per capire come salire certi tiri. Gli appoggi sono quasi inesistenti, bisogna fare un sacco di incastri di ginocchio ed usare moltissimo la schiena… ho avuto lividi a lungo! Come ha accennato la Babsi, abbiamo avuto bisogno di molto tempo per "decifrare" alcuni tiri. La via è molto continua, basti pensare che una delle lunghezze chiave si trova a 40 metri dalla cima!
Barbara: Il tiro migliore per me è stato l’ultimo, di 5.14a, poco prima della cima. Una fessura strapiombante con una sezione (per me) estremamente difficile proprio alla fine. Questa è probabilmente uno dei tiri migliori che abbia mai salito, poco prima del summit di El Capitan. Questo sì che è qualcosa di speciale.

Poi siete scesi e vi siete preparati per la final push
Barbara:
In qualche modo non mi sentivo mai pronta per il tentativo decisivo. Il mio più grande problema era quell’ultimo tiro poco sotto la cima. Sebbene riuscivo a fare i singoli del passo chiave, non riuscivo mai a farlo in continuità. Stava diventando una guerra di nervi, e il tempo stava per scadere, non potevamo investire un altro giorno su questo tiro. Inoltre, Jacopo riusciva a farlo bene e avevamo soltanto 12 giorni a disposizione... quindi era chiaro che dovevamo almeno provarci e vedere fino a dove saremmo arrivati. Onestamente, avevo già pensato che sarei dovuta tornare l'anno prossimo :-)

I primi due giorni siete stati veloci, avete fatto 18 tiri, alcuni tra l’altro bagnati. Un inizio super. Poi però… avete rallentato. Cos’è successo?
Jacopo:
Sono iniziate le vere difficoltà :-) Inoltre volevamo salire entrambi da capocordata tutti i tiri duri, una scelta che ci ha rallentato ulteriormente. Quei diedri sono veramente molto complicati!
Barbara: Durante i primi 2 giorni del nostro tentativo finale sapevamo che tutto doveva filare liscio. Che dovevamo salire tutti i tiri al primo tentativo per raggiungere il nostro obiettivo quotidiano. Non c'era davvero tempo per prendere fiato. Quando però abbiamo raggiunto il portaledge al secondo giorno stavo piuttosto male. Avevo un'infezione intestinale, non riuscivo né a mangiare, né a dormire, stavo proprio male. abbiamo pensato di dover scendere. Questo è stato sicuramente il nostro primo passo chiave. Non sapevo se potevo continuare a salire. Sapevo però che il giorno successivo non sarei riuscita a combinare nulla. Fortunatamente eravamo messi bene sulla tabella di marcia e ci siamo concessi un giorno di riposo, importante per entrambi. Poi siamo ripartiti. Non mi sentivo ancora bene: mi sentivo meglio sì, ma in qualche modo senza energia e debole. Ma ero motivata a continuare a salire.

In totale 11 giorni in parete…
Jacopo:
Sono volati. Ormai mi ero talmente abituato a vivere sul portalegde, che non mi accorgevo più di quanto il tempo passasse in fretta. Avevamo programmato di essere molto più lenti nella seconda parte, quindi non è stata una sorpresa dover passare così tanti giorni in parete. Dopo le prime due giornate abbiamo appunto deciso di riposare un giorno, per attaccare la parte alta (crux) della via con più energie. Sapendo di avere tempo e viveri a sufficienza, abbiamo cercato di non "strafare" e di risparmiare le energie. Non abbiamo quasi mai fatto più di 3/4 tiri al giorno. Abbiamo addirittura riposato altri due giorni: l’ottavo ed il decimo. Il primo per aspettare che si asciugasse un tiro, il secondo per recuperare le energie.

Ma quando siete partiti, quanti giorni avevate programmati?
Jacopo:
Sapevamo che non avremmo avuto tempo per un secondo tentativo, quindi abbiamo deciso di portare cibo ed acqua sufficienti per 14 giorni. Avevamo già depositato del materiale in parete mentre provavamo, quindi non è stato molto difficile tirare su i sacconi. Per fortuna che non siamo rimasti più a lungo in parete, perché non avremmo avuto acqua sufficiente… avevamo fatto male i calcoli ;-) In compenso avevamo cibo da vendere.

L’avete fatto a dicembre.
Barbara:
Siamo stati estremamente fortunati con il tempo. Abbiamo avuto soltanto una piccola bufera di neve una notte e un po‘ di pioggia la mattina successiva durante il nostro 4° giorno in parete, altrimenti è sempre stato bello e molto caldo. Non avremmo potuto desiderare di meglio. Abbiamo addirittura arrampicato a volte di notte perché faceva troppo caldo durante il giorno, e questo a dicembre! Non c’era nessuno su El Capitan in quel momento. Siamo stati l’unica cordata per diversi giorni... è stato fantastico. Non capita spesso su El Cap.

Come reputate questa via?
Jacopo:
Credo che sia la via lunga più bella, e dura, che abbia mai fatto. È molto più impegnativa e complessa rispetto alle altre due vie che avevamo salito su El Cap. La linea è molto logica ed ogni tiro è stupendo. L’arrampicata è talmente particolare e diversa, che è stata per entrambi una grandissima sfida.
Barbara: Per me è stata, dal punto di vista mentale, la più grande sfida di sempre. Non ho mai voluto così fortemente salire una via come questa. Due volte ho rischiato grosso di non riuscirci, e ho dovuto dare tutto quello che avevo per salirla in libera. È difficile paragonarla con altre vie. Zodiac per esempio ha 5 tiri difficili, di cui 2 più difficili, ma Magic Mushroom ha molti più tiri difficili, e questo la rende molto più dura. E come fare due volte lo Zodiac, uno sopra l’altro.

Ultima domanda: cosa pensate della prima libera di Tommy Caldwell? E quella sua salita da capocordata in 20 ore…?
Barbara:
La salita di Tommy in giornata è impensabile. All’epoca la notizia è stata un po’ tralasciata dai media, ma secondo me una cosa del genere avrebbe meritato molta più attenzione. Lui è decisamente il mio eroe personale. :-)
Jacopo: Sì, salire tutti quei tiri duri e strani in giornata è semplicemente inimmaginabile! Quello che ha fatto Tommy è incredibile! È un peccato che poche persone ne siano a conoscenza: per me è una delle migliori prestazioni di sempre.

Magic Mushroom, El Capitan, Yosemite
30 tiri. La via condivide i primi 5 tiri con Muir Wall, per poi continuare dritta fino alle Mammoth Ledges. Dopo la Gray Ledge, condivide 3 tiri con El Corazon, per poi ricollegarsi con la linea d’artificiale originale. Gli ultimi 4 tiri seguono invece un’altra vecchia via d’artificiale: Jolly Roger. La via a sinistra di The Nose era stata aperta nel 1972 da Hugh Burton e Steve Sutton e liberata nel maggio del 2012 da Tommy Caldwell insieme a Justen Sjong con difficoltà fino a VI 5.14a / 8b+. Poi, in un momento di assoluta ispirazione, nel maggio dello stesso anno Caldwell è riuscito a salire tutta la via in libera da capocordata ed in giornata.


Link: FB Jacopo Larcherjacopo-larcher.comFB Barbara Zangerlbarbara-zangerl.atLa SportivaThe North Face

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