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Jacopo Larcher e Barbara Zangerl in cima a The Nose, El Capitan, Yosemite, salita in libera in 6 giorni nell'autunno 2019
Fotografia di Barbara Zangerl
Barbara Zangerl sullo spettacolare diedro Stemming Corner della Pre-Muir Wall su El Capitan in Yosemite, insieme a Jacopo Larcher. 'Uno dei tiri più estetici che abbia mai visto!'
Fotografia di Jacopo Larcher
Barbara Zangerl sale Greenspit in Valle dell’Orco, ottobre 2020
Fotografia di Jacopo Larcher
Barbara Zangerl su Sprengstoff 9a alla Lorünser Wändle in Austria
Fotografia di Jacopo Larcher

Barbara Zangerl e l'invisibile legame della cordata

Una delle climber più forti e polivalenti di sempre, la 33enne austriaca Barbara Zangerl, parla del legame della cordata in arrampicata. La terza puntata realizzata insieme a Vibram, per celebrare l’arrampicata di ieri, oggi e domani nell’ambito del progetto 'Learn to Climb with Vibram.’

Nella terza puntata del progetto 'Learn to Climb with Vibram’ per celebrare l’arrampicata di ieri, oggi e domani volevamo indagare sul legame che si crea con il compagno di scalata, in falesia, in parete, sui boulder. E Barbara Zangerl con la sua esperienza ci sembrava la persona più indicata.

Babsi è una delle climber più polivalenti di sempre. 9a lavorato e 8b a-vista in falesia. 8B boulder. Arrampicata trad fino a E10. Molte delle vie lunghe più difficili delle Alpi, nonché 5 big wall in libera su El Capitan nello Yosemite. In breve, un curriculum che pochi climber al mondo hanno. La stragrande maggioranza di queste vie sono state salite con un compagno di cordata d’eccellenza, Jacopo Larcher, che da anni è anche compagno di vita della 33enne austriaca.

Barbara intanto, cosa intendi con la parola cordata?
Penso che una cordata rappresenti una connessione tra due persone che si fidano l'una dell’altra. Arrampicare insieme legati alla stessa corda significa fidarsi ciecamente gli uni degli altri, e prendersi cura gli uni degli altri. Vuol dire sentirsi responsabili e condividere un'avventura con qualcuno che ti piace.

La cordata in montagna?
Salire una via in montagna o una big wall è un lavoro di squadra e il modo migliore per farlo è con qualcuno che conosci bene. Quanto meglio conosci qualcuno, tanto meglio lavori come team. Ci si spinge a vicenda per dare il meglio di sé durante una salita; alla fine si riesce, oppure si fallisce, ma c’è sempre qualcosa da imparare con queste esperienze. Questo può portare a vivere delle grande avventure, ma anche ad un’amicizia profonda.

In falesia? A fare boulder?
Una delle cose più belle dell'arrampicata è che puoi condividere tutto con un amico, un compagno di arrampicata o un compagno di vita. Emozioni condivise in falesia, le sequenze delle vie, le pause, gli alti e i bassi, la motivazione, le viste fantastiche, le paure… tutte queste cose condivise rendono tutto più piacevole per me. Questo vale anche nel boulder; è molto più divertente arrampicare insieme agli amici che arrampicare da soli. Sarebbe piuttosto noioso senza nessuno affianco!

Come si prendono le decisioni in parete?
Solitamente decidiamo insieme i piani che abbiamo in parete. Funziona alla grande. Generalmente non ci sono discussioni su una strategia da applicare, o su chi deve fare cosa, penso che lavoriamo alla grande come squadra, è tutto abbastanza equilibrato. Le uniche discussioni che abbiamo riguardano l'organizzazione del materiale e la preparazione del portaledge, queste cose possono darci molto fastidio. Jacopo è ben organizzato in parete, soprattutto per quello che riguarda riempire gli haulbag. Mentre a casa è l'opposto :-) A me piace invece appendere le cose all'esterno dell' haulbag, io sono meno organizzata di lui, e questo può farlo arrabbiare parecchio, specialmente se faccio cadere qualcosa com’è successo ogni tanto!

Capocordata o secondo?
Con Jacopo principalmente ci alterniamo da capocordata sui tiri più facili, ed entrambi facciamo i tiri più duri da capocordata. Se nessuno vuole iniziare, allora giochiamo a carta sasso forbici. Chi perde parte ;-)

Hai parlato prima di casa vostra. Siete da tanti anni anche una cordata nella vita… Ci sono degli aspetti positivi? E anche negativi?
Condividere una passione con qualcuno che ami è una delle cose più belle della vita. Ma ovviamente per noi è anche una specie di lavoro, facciamo infatti eventi, progetti e presentazioni in coppia. Trascorriamo la maggior parte del tempo di tutti i giorni insieme e ci divertiamo, ma ovviamente ci sono momenti in cui abbiamo bisogno di una pausa. Andare in vacanza separati è un buon modo per compensare. Poi, Jacopo lavora come tracciatore nelle palestre indoor e io lavoro in ospedale, anche questo dà un grande equilibrio al nostro rapporto. Per quello che concerne gli aspetti negativi: ti senti responsabile per l’altra persona, ancora di più di quando si è solo amici, credo. Ciò può aggiungere un po' di ansia in più se ci sono situazioni pericolose.

Pregi e difetti allora dello scalare sempre con lo stesso compagno/a di cordata
Ci spingiamo e ci sosteniamo a vicenda per dare il massimo, sempre, che è un super pregio direi. E inoltre non c'è nessun altro di cui mi fiderei così tanto su una big wall. Con Jacopo sono decisamente meno spaventata in parete, e probabilmente corro anche dei rischi maggiori. So che mi assicura sempre in maniera molto dinamica e finora non mi sono mai fatta male. Difetti? Abbiamo corpi e altezze diverse, quindi è un po' difficile condividere le sequenze con Jacopo. Ed è anche ben più forte. È anche per questo che mi piace arrampicare insieme ad altre donne, dove può essere più facile capire le sequenze di un boulder o di una via.

Siete entrambi fortissimi però. C’è “competizione” fra di voi? O solo complicità?
Non sento alcuna competizione. Il più delle volte Jacopo chiude le vie prima di me, soprattutto in arrampicata sportiva. Se mi sentissi in gara con lui, sarebbe piuttosto frustrante. Se accade il contrario, e io chiudo una via prima di lui, il che è molto insolito, allora Jacopo ha sempre una “spinta” extra; questo può renderlo un po' nervoso.

Come fate a scegliere gli obiettivi comuni? E capita che le vostre aspettative divergano?
Sì, nell'arrampicata sportiva abbiamo spesso obiettivi diversi, Jacopo è quello che sceglie le vie più dure. Ma sulle big wall siamo sulla stessa linea per quello che concerne la scelta dei progetti. Se inizialmente non è motivato per le mie idee, è facile convincerlo, tranne che per il Madagascar, dove voglio andare per arrampicare nel massiccio del Tsaranoro, ma lui dice che fa troppo caldo ed è troppo placcosa. Detto ciò, quasi sempre siamo motivati dagli stessi obiettivi.

Sappiamo molto dei vostri successi. Poco invece degli insuccessi. Capita che vi ritiriate in parete? Cosa vi danno questi “fallimenti”
Sì, spesso c'è il fallimento. Ad esempio su Bellavista alle Tre Cime di Lavaredo, dove avevo molta paura e di conseguenza non riuscivo a concentrarmi sull'arrampicata nel grande tetto della Cima Ovest. Sono tornata indietro diverse volte dalla sezione difficile perché le prese erano scivolose, avevo paura e non volevo cadere. Se cadi lì, sei nel vuoto totale e hai bisogno dei jumar per tornare in parete. Con quella esposizione non riuscivo a divertirmi e avere il focus necessario. Mi sono calata a terra ed ero frustrata, ho dovuto interrogarmi a fondo per ritrovare la motivazione giusta per risalire, per cadere di nuovo, ed infine divertirmi e vedere dei progressi fino a quando sono riuscita a ripetere la via! Un altro esempio difficile è stato Cobra Crack a Squamish, mi è sembrata molto dolorosa e non ho sentito grandi miglioramenti durante i miei tentativi. Anzi, non sentivo più l’indice e alla fine ho rinunciato. Ma va bene così. Sull’Eiger, durante il primo tentativo di salire Odyssee in giornata, siamo stati sorpresi da un grande temporale. Era molto spaventoso lassù. Questa è stata probabilmente la situazione più fuori controllo che abbiamo avuto in parete, ma per fortuna è andato tutto bene. Ci siamo calati e dopo alcune ore eravamo al sicuro al bivacco. È stata un'esperienza molto intensa, fallendo così vicino dall’obiettivo, solo due tiri prima della cima. Ma non sembrava un fallimento, era piuttosto una situazione molto sfortunata. Avevamo preso troppi rischi con il tempo e in quel momento abbiamo dovuto affrontare il risultato. Alla fine sono quelli i momenti che non dimenticherai mai e probabilmente quelli da cui impari di più. Sicuramente ci è servita per poi riuscire a fare Odyssee in giornata qualche giorno dopo.

Aldilà del vostro caso, cosa deve avere un ottimo compagno di cordata?
Deve prendersi cura dell’altro compagno, deve fare sicura attentamente, fare il tifo giusto quando serve, essere motivato e spiritoso. E deve sempre portare uno spuntino delizioso da condividere in due. Questo immagino sia il compagno di cordata perfetto.

Link: eu.vibram.com/en/learn-to-climb-with-vibram/

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