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Il Cusidore e il suo spigolo nord-ovest dalla piana di Oliena.
Fotografia di Enrico Paganin
Il pilastro principale dello spigolo visto dall'attacco.
Fotografia di Enrico Paganin
Sulle creste finali dello spigolo nord-ovest del Cusidore.
Fotografia di Enrico Paganin
In cima al Cusidore.
Fotografia di Enrico Paganin

Lo Spigolo della Sardegna: Punta Cusidore

di

Francesco Lamo presenta la via d'arrampicata Legione Reale Truppe Leggere, un itinerario classico e capolavoro di logicità non solo del Supramonte che supera lo spigolo nord-ovest della Punta Cusidore in Sardegna.

Mollemente sdraiato su una spiaggia della Gallura, tra un bagno e una buona lettura, fantasie e sogni volano a dolomitiche pareti o occidentali speroni, che forse mai potrò salire. Le mie bambine giocano con la sabbia e mi reclamano: "Papà, ti abbiamo preparato il gelato gusto puffo e quello amarena. Quale preferisci?" Ed io, senza esitazioni, rispondo "Ma certamente gusto puffo, ci mancherebbe altro!"

Coincidenza vuole che da Venezia arrivi Enrico, con la vitalità che lo contraddistingue, e che mia moglie sappia riconoscere tutte le mie debolezze e decida, come fa sempre, di venire in mio soccorso. Da tempo covo l’interesse di salire lo spigolo nord-ovest della Punta Cusidore, un itinerario classico e capolavoro di logicità non solo del Supramonte, ma della Sardegna intera, e l’occasione si rivela propizia.

Il giorno successivo Enrico passa a prelevarmi alle 2.30 di notte, non tanto per la distanza chilometrica che separa Badesi da Oliena (circa 200 km), ma per la struttura fortemente curvilinea delle strade sarde. Il navigatore riporta un tempo previsto di 3 ore e 21 minuti, ma -complice la guida di Enrico- alle 5.00 già brancoliamo per Oliena alla ricerca di un caffè, ovviamente senza successo. A Enrico riconosco una guida che definire aggressiva appare un eufemismo: in questo "attributo" lo valuto secondo solo al Walter dei tempi migliori.

Saliamo in auto verso il nostro spigolo, di un evidenza a dir poco sorprendente se osservata dalla piana del Rio d’Oliena, e ci mettiamo nei panni dei finanzieri di Predazzo quando - oltre quarant’anni fa - si trovarono di fronte queste pareti intonse dalle caratteristiche dolomitiche.

Alle 6.00 siamo in cammino con in vista la parete orientale della Pedra Mugrònes già incendiata dal sole; le temperature e l’umidità -già molto elevate in relazione all’orario- mi spossano e riesco a raggiungere l’attacco completamente intriso dal sudore, praticamente lesso. Il sassarese Marco Marrosu, esploratore delle fessure più segrete della Gallura, ci aveva avvertiti: "mi raccomando, cercate di essere all’attacco entro le 7.30". Marco sostiene infatti che "scalare in piena estate in Sardegna è esattamente come fare un’invernale in Dolomiti, visto che in Sardegna è l’estate la stagione estrema!"

La giustificazione per raffreddare la temperatura corporea viene tuttavia dallo scoprire prima e dal togliere poi alcune zecche che girovagano indisturbate sotto ai pantaloni e alla maglietta; zecche enormi, almeno dimensionalmente il triplo di quelle che conosciamo.

L’arrampicata si dimostra da subito molto piacevole e di soddisfazione, spesso di ricerca (del facile nel difficile), su una roccia che non trova eguali nemmeno nella migliore croda delle Pale di San Martino: compatta e allo stesso tempo rugosa e aderente, di un colore grigio intenso, quasi senza detrito. Enrico corre come un treno e sembra abbia l’obiettivo di rientrare dalla sua famiglia per l’ora di pranzo e allora io decido che mi godrò il panorama e farò il turista. Per fortuna lo spigolo rimane molto in ombra, ma il caldo resta in ogni caso smisurato: che bello però salire su una grande parete solo in maglietta a mezze maniche e niente altro nello zaino. A metà parete Enrico disgaggia un enorme blocco precario che esplode lungo la via e si trascina poi dietro un povero leccio. Nessuno in parete, nessuno sui sentieri. E’ un deserto! Anche le creste che collegano i pilastri, particolarmente aeree, si dimostrano intriganti da percorrere. Centelliniamo le riserve d’acqua e, per fortuna, alle 14.00 siamo in cima.

Se all’attacco ero lesso, ora sono mezzo moribondo. Senza acqua scendiamo per la via normale fino alla forcella di Sòvana, accecati dal sole. Uno splendido cuile, posto sotto la parete occidentale del Cusidore, ci offre ospitalità: al suo interno però niente acqua, solo del limoncello e altre prelibatezze alcoliche che per il momento non è il caso di degustare. Scendiamo ancora fino al blocco denominato Preda 'e Littu dove inizio ad avere le allucinazioni: a intermittenza avverto dell’acqua scrosciare (ma anche Enrico mi comunica di averla sentita; è forse realtà?). Lungo la mulattiera che scende a Funtana Iscàndula (dove è parcheggiata l’auto con l’acqua!), abbandonato ormai anche da Enrico, devo fermarmi e distendermi più volte sotto a qualche quercia. La testa mi scoppia, mi sembra di avere la febbre e mi chiedo, ormai in preda ad un principio di squilibrio, se - di fronte a una possibilità di scelta - darei la preferenza alla bevuta di una Radler ghiacciata (rigorosamente quella del Caffè Trentino di Arco, la migliore in assoluto) o ad entrare in un congelatore: decido per il congelatore. A 200 metri dal parcheggio vedo Enrico che mi viene incontro con l’auto in retromarcia. Dopo avermi raggiunto svuoto due litri d’acqua d’un fiato, con il climatizzatore dell’auto a pieno regime.

Cosa suggerire? Se siete in Sardegna, andate senz’altro a ripetere lo spigolo del Cusidore, ma non cimentatevi a farlo in piena estate e con zero termico a 4400 metri, pena il rischio di dover espiare tutti i vostri peccati in un solo colpo!
Buona estate a tutti.

Francesco Lamo CAAI

SCHEDA: Legione Reale Truppe Leggere, Sardegna

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