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Cima della Freghera: sul primo tiro durante l'apertura di Il Sale della Terra (Tommaso Salvadori, Claudio Castiglione 06/2015)
Fotografia di archivio Tommaso Salvadori, Claudio Castiglione
Cima della Freghera: prima rotpunkt di Il Sale della Terra (Tommaso Salvadori, Claudio Castiglione 06/2015)
Fotografia di archivio Tommaso Salvadori, Claudio Castiglione
Cima della Freghera: sul secondo tiro durante l'apertura di Elisir di Giovinezza (T. Salvadori, C. Castiglione, G. Tomasini 08/2015)
Fotografia di archivio Tommaso Salvadori, Claudio Castiglione
L'avvicinamento alla Cima Freghera
Fotografia di archivio Tommaso Salvadori, Claudio Castiglione

Freghera: il vallone dalla bellezza celata

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Durante l'estate 2015 Tommaso Salvadori con vari compagni ha aperto Il Sale della Terra, Elisir di Giovinezza e Invictus, tre nuove vie d'arrampicata sulla cresta rocciosa che dalla Cima della Freghera (2726m) scende fino alla quota 2337. Le prime esplorazioni su queste pareti risalgono alla fine degli anni 90' con 3 vie classiche (dimenticate) mentre per vedere la prima moderna bisognerà aspettare il 2003... poi il silenzio. La roccia, come la definisce Alberto Paleari nel suo Le più belle vie di roccia dell'Ossola dal I al V grado è meravigliosa, forse la più bella della Val Formazza, il tutto in un ambiente di inesplorata bellezza. Il report di Salvadori.

Ho avuto la fortuna di sentire la storia di questa piccola Valle direttamente dai suoi primi esploratori, quando mossi i miei primi passi verticali, e nemmeno lontanamente immaginavo che avrebbe fatto parte della mia vita in maniera così forte e profonda. E credo che nemmeno loro immaginassero che le loro vite si sarebbero intrecciate in un legame così intenso con la montagna: Pietro Garanzina e Davide Broggi infatti divennero Guide Alpine, Luca Galbiati membro del Soccorso Alpino e Monica Gemelli Accompagnatrice di Media Montagna. Aprirono sulla quota 2337' due vie classiche, "Franz e Clara" e "Tra Passato e futuro", con pochi chiodi e protezioni veloci data la conformazione della roccia, compatta ma fessurata, ma soparattutto con placche riccamente lavorate a "funghi".

Fu questo che mi colpì nel settembre del 2014 quando, dopo essere stato ad una serata di Alberto Paleari dove presentava la sua ultima fatica letteraria sulle vie di roccia più belle dell'Ossola, andai col mio collega Alby a ripetere una via moderna che parecchi anni dopo era stata aperta su qual triangolo roccioso perfetto, dalle navigate Guide Alpine Burlone - Giovanola, come dire, una garanzia alla qualità del luogo.

Inoltrandomi poi nella Valle, mi resi conto che tutta la costiera che terminava con la Cima della Freghera era di roccia ottima e per di più, in un ambiente grandioso e solitario, da sembrare lontano anni luce dai motori e dalle grida dei turisti alle Cascate del Toce. Non ci misi molto a decidere che sarei tornato ad aprire qualcosa e non immaginavo che durante l'estate 2015 sarei salito per sei volte in compagnia di diversi amici per completare e ripetere tre vie, ognuna con un valore e un significato diverso.

Già salendo da Sotto Frua (non è il sentiero riportato dalla relazione perchè a mio avviso più duro però ancora percorribile) a piedi ci si immerge in un ambiente incontaminato e intatto, dove la natura fa da padrona. I boschi di larici dopo quota 1900' lasciano spazio a una piccola distesa di pascolo che poi diventa pietraia che culmina a quota 2700' con la Bocchetta del Gallo che la collega alla Val Vannino. Le tre Alpi: Freghera di sotto, di mezzo e superiore ormai in rovina.

Ai primi di giugno con Claudio entriamo nella Vallone ancora innevato. Nella mia testa, come in un vortice, passano i ricordi di mia nonna" Bee" che a Gennaio se nè andata, del mio terzo bimbo che a settembre nascerà, dell'essere lì con Claudio con il quale non ho mai aperto nulla ma al quale devo forse tutto quello che ho imparato sulla scalata.
A quel tarlo della sua via aperta 30 anni prima sul Pizzo Bianco e alla voglia ancora di mettersi in gioco e vedere la montagna, le salita, sempre con occhi diversi. La giornata corre veloce, la via anche, corre proprio su quello spigolo che mi ero immaginato sulla quota 2337', tutto fila liscio senza intoppi senza ritardi, in maniera perfetta.
Il nome è liberamente tratto dal film documentario sulla vita del grande fotografo Sebastiao Salgado.

A luglio il nevaio sotto la quota 2500 esposta a nord pare essersi parecchio assotiggliato, così nel primo week and libero salgo con Jimmy e Marco e attacchiamo proprio al centro. Con Marco, ormai amico di vecchia data, non ho mai aperto nulla e ci si vede troppo poco, anche se conservo dei bellissimi ricordi di giornate passate in Verdon e nel suo regno: Rocca la Meja... Con Jimmy vado a memoria. Anche qui procediamo senza troppi problemi su roccia molto bella e lavorata e arriviamo a metà pomeriggio in vista dell'uscita, ma in pochi minuti siamo sorpresi da un temporale che arriva dalla vicina Val Vannino, così in fretta e furia buttiamo le doppie tra fulmini e saette. Giunti alla base rispunta il sole!

Così, pochi giorni dopo, torno solo con Jimmy a concludere e sistemare la via. Salendo ci rendiamo conto di non essere i primi a scalare la parete, troviamo più a sinistra, punti di sosta con chiodi e fix oltre a cordoni marci. Il suo nome "Invictus", infatti, non deriva dal "non vinta", ma dall'intento di Jimmy di dedicarla a un amica che poco tempo prima aveva subito un grave infortunio in montagna. E' il titolo di una poesia usata da Nelson Mandela per alleviare gli anni della sua prigione durante l'Apartheid, che terminava così: "Non importa quanto stretto sia il passaggio, Quanto piena di castighi la vita, io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima"

E arriviamo ad agosto. Con Claudio dopo aver aperto e ripetuto "Il sale della Terra" ci eravamo ripromessi di aprire un altra via, questa volta però in compagnia del suo socio storico, Giampaolo. "Eskimo", come piace chiamarlo a me, anche se ormai prossimo alla sessantina e uno degli scalatori più grintosi che abbia mai conosciuto.
Uno di quelli che non esiste un week end senza tirar tacche, e se proprio succede, è per un lavoro inderogabile o perchè il cielo proprio non lo permette! Il suo grosso limite però sono gli avvicinamenti: dopo anni passati sulla fascia a mordere i polpacci agli avversari, le ginoccchia lo hanno salutato e sono andate in pensione e così ora resta in piedi a iniezioni di acido ianuronico! Così dopo un lavoro diplomatico durato tutto l'inverno riusciamo a convincerlo, con la promessa di portare noi tutto il materiale e salendo al suo passo.

La via la considero la più riuscita, anche se il secondo tiro nettamente più difficile del resto scoraggerà gli aspiranti ripetitori, però i tiri sono uno più bello dell'altro passando dalle placche a funghi alle fessure micro e giganti ai muri verticali ai piccoli strapiombi. Scesi al parcheggio di La Frua, stesso parcheggio per ammirare la Cascate del Toce, restano ormai pochi turisti anche perchè inizia a cadere qualche goccia di pioggia. Eskimo mi guarda e mi dice: "Cazzo dopo una gionata così mi sembra di avere 30 anni di meno!" Anche per questo la via si chiama "Elisir di giovinezza" e anche per questo poco dopo in un locale a Ponte faremo festa e poi anche a Fondovalle passando a trovare un amico. Morale, salito in auto mi sveglierò giunto praticamente a casa. Commento ironico di Claudio: "Di compagnia oggi"...

Voglio chiudere ringraziando Alberto Paleari perchè senza quella sua serata e quella sua "dichiarazione d'amore" per le montagne dell' Ossola non avrei guardato le cose con gli stessi occhi. A volte abbiamo bisogno di sostegno di complicità abbiamo bisogno di motivazioni! Non ho avuto il coraggio di dirti Caro Alberto, che quando ho iniziato a scalare sei stato uno dei miei riferimenti e che al posto di pranzare al Liceo, spendevo quelle 10 mila lire per Alp che conteneva anche la tua rubrica di storie fantastiche e di personaggi mitici! Senza poi parlare delle tue vie che ho ripetuto in tutti questi anni.

E per questo non resto indifferente e rilancio il tuo grido di dolore su ciò che sta succedendo nelle "nostre Valli" nel silenzio più assordante: "...La Valle Antigorio è la più sfregiata, qui si continua a cavare il serizzo con mezzi sempre più moderni e devastanti. A Premia, davanti ai nuovi stabilimenti termali è stato fatto scempio, in pochi mesi, di un' immensa parete di gneiss, più avanti le vecchie cave di Foppiano sono state triplicate, quadruplicate, e i draghi avanzano, salgonole pendici delle montagne, sono arrivati in Val Formazza, bisogna fermarli. Bisogna fermarli: cittadini dell' Ossola, è a voi che mi rivolgo, se amate il vostro territorio e se volete lo sviluppo turistico della vostra Valle fermate le cave. La civiltà di un paese si misura da quanto i suoi cittadini hanno saputo conservarne la natura..."

E mi permetto di aggiungere, senza se e senza ma!

Tommaso Salvadori


SCHEDA: Via Burlone-Giovanola, Q.2337 Parete Est, Cima della Freghera

SCHEDA: Il Sale della Terra, Q.2337 Parete Est, Cima della Freghera

SCHEDA: Elisir di Giovinezza, Q. 2500 Parete Nord, Cima della Freghera

SCHEDA: Invictus, Q. 2500 Parete Nord, Cima della Freghera

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