Contestato il progetto alberghiero in Val Martello all'interno del Parco Nazionale dello Stelvio
Diverse organizzazioni ambientaliste e alpinistiche dell'Alto Adige hanno sollevato forti critiche riguardo al progetto di un nuovo hotel a Gallenmahd, in alta Val Martello. La struttura, un quattro stelle con fino a 140 posti letto, dovrebbe sorgere a oltre 1.600 metri di quota, all'interno del Parco Nazionale dello Stelvio – un'area incontaminata di straordinaria bellezza, lontana da qualsiasi insediamento esistente e - finora - lontano dal fenomeno del overtourism.
Tra i soggetti che si oppongono figurano il CAI, Mountain Wilderness, WWF, LIPU, Legambiente, il Dachverband für Natur- und Umweltschutz e l'Heimatpflegeverband Südtirol. In una nota congiunta, le associazioni denunciano l'impatto devastante del progetto: oltre 6.000 metri quadrati di suolo impermeabilizzato, aumento del traffico, alterazione del bilancio idrico e della biodiversità, e un profondo stravolgimento del paesaggio. Particolarmente grave è il previsto disboscamento di circa sei ettari di bosco per realizzare un muro paravalanghe – un intervento massiccio reso necessario unicamente per rendere edificabile l'hotel in una zona ad altissimo rischio valanghe.
Le organizzazioni sottolineano inoltre che i lavori di taglio sono già iniziati, nonostante l'iter autorizzativo del progetto sia ancora tutto da definire. Un fatto che, a loro avviso, tradisce una grave carenza di trasparenza e un disprezzo per le normative ambientali.
Secondo le associazioni, il caso di Gallenmahd non è isolato, ma rappresenta il sintomo di una tendenza più ampia nella politica turistica altoatesina. Nonostante le ripetute promesse di un "Bettenstopp" – un tetto massimo ai posti letto – continuano a nascere nuove zone turistiche e progetti in aree sensibili. Si tratterebbe di un problema strutturale: la pressione sul territorio si fa sempre più forte, mentre gli strumenti di controllo vengono progressivamente svuotati di significato.
Un altro aspetto critico riguarda le infrastrutture: per il progetto è necessario costruire da zero impianti di approvvigionamento idrico, depurazione e fornitura energetica in un'area fino a oggi non urbanizzata. Eppure, nella valle esistono già edifici e strutture dismesse che potrebbero essere recuperate e riconvertite a uso turistico. Un approccio giudicato insostenibile dal punto di vista ambientale e inefficiente sotto quello economico.
Per questo, le organizzazioni chiedono un cambio di rotta: basta con i grandi progetti in aree vergini, spazio invece a un rilancio qualitativo del patrimonio esistente. Soprattutto all'interno di un parco nazionale devono valere standard di tutela più elevati. La priorità non può essere la crescita a tutti i costi, ma la salvaguardia di un paesaggio unico, ricco di valore naturale e culturale.
Info: www.umwelt.bz.it


























