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Valbondione: "L'urlo" è bello cotto dal sole e dalle frange cola parecchia acqua, rinunciamo e a sinistra saliamo "Il castello errante" - 21/01/2017
Fotografia di Maurizio Panseri, Daniele Natali
Valbondione: "Vent'anni dopo" L1, chi avrebbe mai immaginato di trovare tanta meraviglia - 13/12/2012
Fotografia di Maurizio Panseri, Daniele Natali
Valbondione: "L'urlo" sembra non finire mai - 13/12/2012
Fotografia di Maurizio Panseri, Daniele Natali
Valbondione: stambecchi e camosci sono in ogni dove, loro sono i veri custodi di queste terre.
Fotografia di Maurizio Panseri, Daniele Natali
INFORMAZIONI / informazioni e collegamenti:

L'urlo, Il Castello Errante ed altri tesori d'alpinismo in Valbondione

di

Il report di Maurizio Panseri che a fine gennaio insieme a Daniele Natali ha aperto in Valbondione (Valle Seriana) 'Il Castello Errante'. Con questa cascata di ghiaccio si conclude un progetto iniziato dai due nel 2012 quando hanno portato probabilmente per la prima volta l'arrampicata su ghiaccio in questa remota zona di 'selvaggia bellezza'.

Esplorare tra le pieghe delle montagne e immaginare l’imprevedibile. Acquisire conoscenze e sapere attendere. Valutare le condizioni e decidere quando cogliere l’attimo. Ciò che mi affascina della scalata su ghiaccio è la totale accettazione del fatto che le regole del gioco sono dettate esclusivamente dalla natura e dalla montagna, noi non possiamo fare altro che accettarle. Non in tutti gli inverni arriva un gelo tale da cristallizzare il movimento delle acque in irreali architetture di ghiaccio. E poi, questo fenomeno che risponde a precise leggi fisiche ma che ai nostri occhi ha sempre quel non so che di magico, non si replica mai nello stesso modo in condizioni di quota ed esposizioni differenti e tanto meno si ripete uguale nel tempo. Infine non è detto che questi diamanti effimeri risplendano in luoghi accessibili, comodi da raggiungere e al riparo dai pericoli.

L’urlo è una sintesi di tutto questo. Io e Daniele lo abbiamo salito il 13 dicembre 2012 e da allora non si è più ripetuto quel mix di condizioni che ci potesse regalare ancora tanta bellezza e il piacere di salire quel flusso immobile. Ieri ci siamo inerpicati sino ai suoi piedi e, dopo oltre mille metri di cammino e quattro lunghezze di corda in un couloir di ghiaccio, non abbiamo potuto fare altro che goderne il fascino e apprezzare come il sole ne stesse lavorando la superficie, rendendo i colonnati e le frange luccicanti di gocce e fragili. Però nell’ombra sapevamo di potere trovare un altro dono prezioso, meno appariscente ma al riparo dall’incessante lavorio dei raggi solari. Ieri abbiamo salito Il castello errante. Poi abbiamo continuato i giochi su altre linee, perché L’urlo e Il castello errante non sono gli unici gioielli che questo scrigno custodisce.

Abbiamo scoperto queste colate ed abbiamo iniziato a salirle nel dicembre 2012. Quell’anno il gelo era arrivato già al termine della stagione autunnale. Stavo scorrazzando con Ennio sopra le piane di Lizzola, tra i colatoi e i pendii del Crostaro, quando, osservando i giganti delle Orobie nello splendore della luce del primo mattino, la nostra attenzione venne catturata dallo scintillio di alcune colate poste a sinistra del rifugio Coca. “Chissà se ci si scala! – ci diciamo – Certo che sono cacciate su in tanta malora e andarci alla base deve essere un bel casino.”

Prima di riprendere la nostra salita scattiamo alcune foto con l’intenzione di riguardarcele, con calma e ben ingrandite, sul monitor del computer. A casa ci rendiamo conto che potrebbe valere la pena farci un giro. Cerchiamo informazioni su eventuali salite in zona ma non troviamo nulla. Consulto le carte ed individuo quello che potrebbe essere l’accesso migliore. Sento Daniele, gli mostro la foto e gli dico: “Dobbiamo andare a vedere!” La sua risposta è stata sintetica: “Ok! Quando?”.

Nemmeno una settimana dopo stiamo salendo il ripido sentiero che da Valbondione porta al rifugio Coca senza avere alcuna certezza di riuscire ad arrivare alla base delle cascate e, qualora raggiungibili, di trovarle nelle condizioni per poterle scalare. Tutto potrebbe risolversi in una grande sfacchinata e in un niente di fatto. Giunti al rifugio procediamo e scolliniamo oltre il dosso, i canali di valanga hanno già scaricato, li attraversiamo. Scrutiamo i pendii del Monte Avert ma non vi è alcuna traccia di cascate e di ghiaccio. Iniziamo a scendere sino ad un dosso successivo. Da lì si iniziano ad intravedere delle colate azzurre che incrostano un bastione di roccia scura. “Chissà come potremo arrivarci alla base” mi dico. Scendiamo ancora un poco lungo i ripidi tornanti del sentiero e ci portiamo su un poggio da dove finalmente possiamo apprezzare la meraviglia di ciò che ci si presenta allo sguardo. La foto scattata da lontano lasciava solo intravedere una parte del tesoro che se ne stava racchiuso in quell’anfiteatro sospeso e nascosto. Il sentiero ora procede a mezza costa e taglia tre linee convergenti nel canale percorso dalle valanghe che precipitano sino a Valbondione.

Difficile descrivere l’emozione di quell’istante in cui tutto ciò che hai immaginato e sognato si realizza e prende forma davanti ai tuoi occhi. In quel momento ci rendiamo conto che non sarebbe bastato un giorno per salire le tre colate di ghiaccio che abbiamo di fronte, così come prendiamo atto che quel gran muro in alto a destra è il gioiello più prezioso di questo forziere. Decidiamo quindi che inizieremo calandoci lungo il colatoio centrale e poi, una volta risaliti, procederemo lungo quello di destra sino alla base di quello che sarà L’urlo.

Era il 13 dicembre del 2012 e durante quella prima uscita abbiamo trovato le condizioni migliori, il cielo era coperto e nevischiava, le temperature appena sotto lo zero. Abbiamo salito Vent’anni dopo e poi L’urlo con il suo meraviglioso muro finale. Inutile dire della grande soddisfazione e gioia che abbiamo provato in quel giorno. Arrampicare dove, per quanto ne sapevamo, nessuno lo aveva fatto prima ci ha regalato sensazioni particolari e farlo tra le montagne di casa è qualcosa che non ha prezzo.

Pochi giorni dopo, la vigilia di Natale, ci siamo tornati ma l’isoterma era schizzata a 2000 metri. Abbiamo attraversato i canali di valanga con molta attenzione e ci siamo quindi calati nel colatoio più a sinistra, quello che non prende mai il sole e non presenta pendii valangosi alla sua sommità. Giunti in fondo alla goulotte abbiamo evitando di sostare nel canalone di valanga e da lì siamo risaliti sino al sentiero. Mentre percorrevamo l’ultima lunghezza, abbiamo assistito ad uno spettacolo impressionante. Dai pendii sopra L’urlo è scesa una colata di neve marcia, che ha dato origine ad una vera e propria cascata. La massa di neve, dopo un salto nel vuoto, si è abbattuta nel canalone, percorrendolo a gran velocità. Nonostante fossimo a debita distanza e fuori tiro, non nascondo che un brivido mi percorse tutta la schiena. Quel giorno terminammo lì le nostre scalate.

Poi negli inverni successivi queste cascate non si sono più formate o se c’erano l’innevamento ne proibiva l’accesso. Finalmente in questo inverno secco e freddo ci siamo ritornati. Il 21gennaio, pur non essendo riusciti a salire nuovamente il muro finale de L’urlo, a causa dell’innalzamento dell’isoterma che ha permesso al sole di scaldarla per bene, abbiamo chiuso i conti con le altre colate. È nata la parte alta di Calcifer e, dopo avere percorso il colatoio de L’urlo, al suo termine ne abbiamo salito il ramo di sinistra. Mancherebbe ancora qualcosa per completare la collezione, ma non abbiamo fretta, con calma attenderemo il momento giusto e cercheremo di cogliere l’attimo.

di Maurizio Panseri, domenica 29 gennaio 2017

Grazie a Ennio di Grande Grimpe e a Stefano di Climbing Technology

SCHEDA TECNICA
ZONA: Rifugio Mario Merelli al Coca - Cima d’Avert e Pizzo Castello - pendii est, sud-est
È un luogo decisamente scomodo da raggiungere di cui non abbiamo trovato alcuna info di precedente attività alpinistica. Molto probabilmente si tratta di prime salite ma ciò è secondario rispetto alla selvaggia bellezza in cui ci si trova sospesi. Le quattro cascate che abbiamo scalato ci sono piaciute e quindi le proponiamo, le abbiamo salite in anni e giornate diverse perché raramente vanno in condizioni. Qui solo gli stambecchi e i camosci vi faranno compagnia, osservandovi pacifici. Non è però un luogo per tutti ed i rischi oggettivi, legati alle valanghe e all’esposizione, sono elevati e non devono essere sottovalutati. Soprattutto quando si sale L’URLO o quando, calatisi alla base di CALCIFER e VENT’ANNI DOPO, si deve fare sosta sul bordo del canale di valanga che, in caso di riscaldamento, diventa anche collettore del materiale che crolla dalle frange e dai colonnati de L’URLO. Già la salita al rifugio in inverno non è da sottovalutare, per la presenza di neve e ghiaccio lungo il sentiero. Inoltre si deve mettere in conto che per valutare le effettive condizioni delle cascate, è necessario sobbarcarsi l’intero avvicinamento. ATTENZIONE – I rischi oggettivi sono notevoli e sono da valutare con attenzione.

Accesso:
Da Valbondione (925m slm) si sale lungo sentiero (segnavia 301) sino al Rifugio Mario Merelli al Coca (1892m slm) in circa 2,00h 2, 30 h. Si procede lungo il sentiero 330, la cosiddetta “Traversata bassa Coca-Brunone”. In breve si sale al poggio posto a quota 1950, quindi si attraversa un primo ed un secondo canale che collettano le valanghe che si staccano dai ripidi pendii della Cima d’Avert. Porre la massima attenzione. Oltrepassatili si scende sino ad un secondo dosso da dove, finalmente, è possibile vedere i tre colatoi e le rispettive cascate. Si scende lungo alcuni tornanti sino a dove il sentiero procede in quota portando prima alla base de L’Urlo, poi all’uscita di Vent'anni dopo e infine a metà di Calcifer. Questo tratto di sentiero è decisamente esposto e attrezzato con catene. Complessivamente ci si impiega dalle 2,30 h alle 3,30h
Materiale: solo viti da ghiaccio e cordoni d’abbandono per le doppie sugli alberi.

1 - CALCIFER
Difficoltà - IV/4 (6L)
Sviluppo - 330m
Quota attacco – 1650 m slm
Esposizione - est
Daniele Natali, Maurizio Panseri - 24/12/2012 (parte bassa) 21/01/2017 (parte alta)
È la cascata posta nel colatoio più a sinistra dei tre, non prende mai il sole. Il sentiero la taglia esattamente a metà, la parte bassa è quella più impegnativa. Si parte calandosi verso il basso. Prima calata dai fittoni del sentiero attrezzato, poi altre due su alberi. La base è posta nel canale di valanga, porre attenzione a dove si attrezza la sosta. Per la parte superiore le calate sono su abalakov.

2 - VENT’ANNI DOPO
Difficoltà - IV/4+
Sviluppo - (3L) 150m
Quota attacco – 1650 m slm
Esposizione - est
Daniele Natali, Maurizio Panseri - 13/12/2012
È la cascata posta nel secondo colatoio, quello centrale. Prende il sole di primo mattino, dalla tarda mattinata tutta in ombra. Si sviluppa esclusivamente sotto il sentiero. Si parte calandosi verso il basso. Prima calata dai fittoni del sentiero attrezzato, poi altre due su alberi. La base è posta nel canale di valanga, porre attenzione a dove si attrezza la sosta.

3-IL CASTELLO ERRANTE
Difficoltà - IV/4+
Sviluppo - (1L) 40m
Quota attacco – 2000 m slm
Esposizione – est, sud-est
Daniele Natali, Maurizio Panseri - 21/01/2017
Si tratta dello scivolo e del muro finale posto a sinistra de “L’urlo”
ATTENZIONE – I rischi oggettivi sono notevoli come per “L’urlo”

4 - L’URLO
Difficoltà - canale d’accesso IV/2, muro finale IV/5+
Sviluppo – canale d’accesso (4L) 240m, muro finale (1L) 50m
Quota attacco – 1780 m slm
Esposizione – sud-est
Daniele Natali, Maurizio Panseri - 13/12/2012
È la cascata più impegnativa e spettacolare, l’ultima lunghezza è la più impegnativa ed è posta alla sommità dell’ampio colatoio posto a destra, il primo che si incontra provenendo lungo il sentiero dal rifugio. L’esposizione sud-est la lascia esposta al sole sino alle prime ore del pomeriggio. Il colatoio si può presentare in ghiaccio vivo con brevi salti più ripidi o coperti di neve e quindi decisamente più facile. Discesa su abalakov e poi cordoni sulle piante sul lato destro (spalle a monte) del colatoio.
ATTENZIONE – I rischi oggettivi sono notevoli, dai pendii sospesi sopra la cascata si originano grandi valanghe che percorrono tutto il colatoio che si deve risalire e poi il canalone che precipita verso Valbondione. Non ci deve essere neve o deve essere poca e ben assestata. Inoltre serve un periodo freddo e con isoterma bassa, in quanto tutto ciò che si stacca dalle frange e dalle colonne percorre a gran velocità il colatoio di accesso. Valutare attentamente le condizioni prima di affrontare questa cascata e il suo colatoio d’accesso.

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