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Roccia Nera (Monte Rosa): François Cazzanelli, Jerome Perruquet e Francesco Ratti ripetono la Via Castiglia
Fotografia di archivio Francesco Ratti
Roccia Nera (Monte Rosa): François Cazzanelli, Jerome Perruquet e Francesco Ratti ripetono la Via Castiglia
Fotografia di archivio Francesco Ratti
Jerome Perruquet, Francesco Ratti e François Cazzanelli in cima alla Roccia Nera (Monte Rosa) dopo aver ripetuto la Via Castiglia
Fotografia di archivio Francesco Ratti
Roccia Nera (Monte Rosa): François Cazzanelli, Jerome Perruquet e Francesco Ratti ripetono la Via Castiglia
Fotografia di archivio Francesco Ratti

Roccia Nera (Monte Rosa): François Cazzanelli, Francesco Ratti e Jerome Perruquet ripetono la Via Castiglia

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Il report di Francesco Ratti che, insieme a François Cazzanelli e Jerome Perruquet, ha ripetuto in chiave invernale la Via Castiglia, aperta nell’estate del 1982 da Lino Castiglia, Pietro Giglio e Riccardo Rosso sulla parete Nord del Roccia Nera (4075 m, gruppo del Monte Rosa).

É una fredda mattina di dicembre quando io, François Cazzanelli e Jerome ci avviamo alla volta della parete nord della Roccia Nera con gli zaini carichi di materiale e l’ambizione di cercare di aprire una via nuova su questa imponente bastionata rocciosa che domina minacciosa il ghiacciaio dello Schwärze. Sappiamo che diverse cordate hanno già percorso la classica goulotte Grassi-Bernardi trovando buone condizioni e quindi siamo fiduciosi di poter sfruttare queste condizioni anche per il nostro progetto.

Il nostro piano è quello di passare due giorni sul ghiacciaio: il primo lo vogliamo spendere soprattutto per studiare la parete e decidere quale sarà la linea che vorremo salire, magari scalando già i primi tiri per poi ritornare il giorno dopo a finire la via.

Arrivati alla base della parete cominciamo ad esaminare col binocolo tutte le possibili opzioni e dopo un lungo studio siamo tutti d'accordo che la linea più interessante parte lungo un profondo camino sul lato sinistro della parete per poi uscire in cima lungo una serie di rampe che sembrano essere ben fornite di ghiaccio; unico interrogativo resta la parte centrale della parete che sembra abbastanza compatta e priva di punti deboli, ma ci convinciamo con entusiasmo di poter aggirare le placche compatte per una serie di fessure e rampe che ci darebbero accesso alla parte alta della parete.

Sappiamo che sulla parete erano state aperte un paio di vie negli anni ottanta ma confrontando lo schizzo del “Buscaini” (l’unica guida dove appaiono delle relazioni di queste vie ormai quasi dimenticate) con la parete che abbiamo davanti ci sembra proprio che la nostra sia una linea indipendente da quelle già aperte in passato.

Decidiamo quindi di sfruttare le ultime luci del giorno per salire i primi tiri di corda della nostra via lungo un impressionante diedro-camino che offre una scalata entusiasmante su ghiaccio a tratti ottimo e a tratti effimero dove lascia spazio ad alcuni interessanti passaggi di misto. Jerome sale i primi 4 tiri di corda fino a sbucare in cima a questo grande diedro quando sono ormai le 4 del pomeriggio e decidiamo di calarci per andare a passare la notte al calduccio dopo una giornata tutt’altro che mite.

Siamo tutti entusiasti dei primi tiri della via ma siamo anche consapevoli che fino lì non può essere una via nuova: abbiamo trovato diversi chiodi sia ai punti di sosta che lungo i tiri, pensiamo però si tratti di un qualche tentativo andato poi male e quindi immaginiamo di non trovare altro materiale nella parte alta della parete.

Il giorno dopo all’alba siamo di nuovo sotto la parete e risaliamo le nostre corde fino alla cima del grande diedro-camino. Da qui François parte in testa della nostra cordata per affrontare la parte centrale della via. Come avevamo immaginato da sotto, le placche compatte sopra al diedro si riescono ad aggirare abbastanza agevolmente per cenge attraversando decisamente a desta per poi ritornare sulla verticale del diedro più in alto. La scalata qui è pressoché totalmente su roccia ma le lame delle piccozze si incastrano bene nelle fessure e la roccia solida aiuta a rende la scalata ancora più piacevole. Una volta aggirate le placche François affronta un lungo diedro caratterizzato da poco ghiaccio e scalata esigente che si rivelerà il tiro chiave della via.

Arrivati ai due terzi della parete siamo ormai sicuri di non essere su una via nuova perché anche qui troviamo vecchi chiodi ai punto di sosta. A questo punto é il mio turno di prendere la testa della cordata e di cercare di guadagnare la cima della Roccia Nera.

I tiri successivi sono quasi interamente su ghiaccio, a tratti spaccoso e faticoso ma in un ambiente che poco ha da invidiare alle più blasonate goulottes del Monte Bianco. Dopo tre tiri su ghiaccio d’antologia mi trovo a superare le ultime delicate roccette per arrivare alla cornice sommitale e finalmente raggiungere i raggi di sole che scaldano la vetta della Roccia Nera.

Arrivati in cima ci abbracciamo e festeggiamo come se avessimo aperto una nuova via: la bellezza dell’itinerario va al di là di tutto e aver "riscoperto" in chiave moderna una via aperta quasi quarant’anni fa e probabilmente caduta nell’oblio ci rende altrettanto felici e fieri della salita portata a termine.

Ritornati a casa ci dedichiamo all’attenta lettura delle relazioni delle vie sulla parete e dopo attenta analisi sembra che la via da noi percorsa sia la via Castiglia aperta il 12 luglio del 1982 da Lino Castiglia, Pietro Giglio e Riccardo Rosso, e ripetuta il giorno seguente da Gian Carlo Grassi e Isidoro Meneghin… Onore agli apritori!

di Francesco Ratti

SCHEDA: Via Castiglia, Roccia Nera (Monte Rosa)

Link: www.francoiscazzanelli.itFB François CazzanelliFB Francesco Rattifrancescoratti.blogspot.comMillet MountainGarmin, Grivel, Salewa

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