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Mayan Smith-Gobat sul 31° tiro (7c+) di Riders on the Storm, Torri del Paine, Patagonia, aperta nel 1991 da Kurt Albert, Bernd Arnold, Norbert Bätz, Peter Dittrich e Wolfgang Güllich
Fotografia di Thomas Senf
Ines Papert sul "The Rosendach", il 27° tiro di Riders on the storm sulla Torre Centrale di Paine, Patagonia
Fotografia di Thomas Senf
La linea di Riders on the Storm, Torri del Paine, Patagonia, aperta nel 1991 dai tedeschi Norbert Bätz, Peter Dittrich, Bernd Arnold, Wolfgang Güllich e Kurt Albert, con la variante scoperta nel 2016 da Mayan Smith-Gobat e Ines Papert
Fotografia di Franz Walter
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Patagonia: Riders on the Storm per Mayan Smith-Gobat, Ines Papert e Thomas Senf

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In 15 giorni dal 16 gennaio al 20 febbraio Ines Papert, Mayan Smith-Gobat e Thomas Senf hanno ripetuto Riders on the Storm (7c+, A2, 1300m), una delle vie più famose delle Torri del Paine in Patagonia. Anche se alcune sezioni sono state salite con l'uso dell'artificiale, nuove varianti sono state aperte, aggiungendo un importante tassello alla ambita prima libera di uno dei gioielli dell'arrampicata in Patagonia.

Il 6 febbraio 2016 l'alpinista tedesca Ines Papert e la neozelandese Mayan Smith-Gobat, accompagnate dal fotografo svizzero Thomas Senf, hanno raggiunto la vetta della Torre Centrale del Paine, situato nel Parco Nazionale Torres del Paine in Patagonia. I tre avevano appena ripetuto la via Riders on the Storm sulla parete est e la loro è in tutta probabilità soltanto la quinta salita della storica via, aperta da un fortissimo gruppo di arrampicatori tedeschi 25 anni fa.

La bellissima linea che si snoda per 1300m sulla liscia parete est della a Torre Centrale del Paine era stata aperta da Wolfgang Güllich, Kurt Albert, Bernd Arnold, Norbert Bätz e Peter Dittrich nel gennaio 1991, dopo quindici giorni di arrampicata effettivi distribuiti su un periodo di sei settimane. All'epoca la via era stata gradata 7c, A3 e, come tale, aveva segnato una nuova epoca per l'alta difficoltà tecnica in Patagonia. Da quel momento fino ad oggi sono stati fatti pochissimi tentativi per liberare la via, in particolare quella dei belgi Nicolas Favresse, Olivier Favresse, Sean Villanueva, Mike Lecomte e Philippe Ceulemans nel 2006, ma pur segnando progressi, tutti sono tornati a casa senza l'ambita libera. La via è ormai considerata uno dei grandi gioielli dell'arrampicata big wall, non solo in Patagonia, e liberarla un progetto molto ambito ed importante.

La spedizione del 2016 è iniziata con un clima molto stabile e durante le prime settimane Ines Papert e Mayan Smith-Gobat è riuscita a scoprire una variante di cinque tiri per evitare la prima sezione d'artificiale che aveva messo in difficoltà le spedizioni precedenti. Però, prima di investire tempo nel liberare questa difficile variante, Papert e Smith-Gobat hanno scelto di approfittare del tempo stabile per cercare di portarsi avanti e liberare la parte alta della via per raggiungere la vetta.

Dopo 3 settimane di lavoro e durante l'ultimo giorno di bel tempo, Smith-Gobat è riuscita a liberare il 30° e 31° tiro riscaldata dal sole mattutino, poco prima che la fessura superiore si trasformasse in una cascata di acqua gelida, alimentata dal ghiaccio. Il team ha poi proseguito velocemente verso la cima della Torre Centrale, raggiunta alle 12:48 del 6 febbraio durante una splendida giornata segnata da una totale assenza di vento.

L'euforia della vetta però è stata smorzata quella stessa notte quando il loro portaledge è stato colpito da una scarica di sassi che ha strappato la tenda e mancato per un pelo le due alpiniste. Scosse ma comunque determinate a completare l'opera, hanno iniziato a tentare di liberare i tiri sulla loro variante inferiore. Ben presto però hanno scoperto che, soprattutto nei periodi caldi, questa sezione è abbastanza esposta alla caduta di ghiaccio e sassi che precipitano direttamente dalla cima - composta da blocchi instabili, tenuti insieme dal ghiaccio.

Il tempo è peggiorato notevolmente ma ciò nonostante sono riuscite a salire in libera tutta la via, tranne due tiri originali (11 e 23) e i due tiri più difficili della loro nuova variante (17 e 18). Purtroppo durante gli ultimi dieci giorni di permanenza il maltempo è stato implacabile con venti fino a 175 km/ora e nevicate fino ad una quota di 500m. L'intera via è stata ricoperta da neve e, ormai senza ulteriori chance di ritentare la libera, hanno ricuperato il materiale non appena la tempesta si è leggermente placata.

Anche se non sono riuscite a liberare tutta la via, Papert e Smith-Gobat sono tornate a casa soddisfatte. Sono riuscite in una delle rare ripetizioni di Riders on the Storm a 25 anni dalla prima salita, e hanno anche percorso in libera due tiri che avevano ostacolato le spedizioni precedenti – fino ad un notevole 7c+. Inoltre, per evitare l'altra sezione di artif, hanno scoperto una variante alla linea originale che, anche se questa rischia di essere molto difficile, credono possa essere salita in libera. A causa dei rischi imprevedibili della parete est la Papert ha deciso di non tornare in futuro, tuttavia la Smith-Gobat è molto motivata a tentare nuovamente la via durante la prossima estate australe.


SCHEDA: Riders on the Storm, Torri del Paine, Patagonia

17/02/2006 - Riders on the Storm ripetuto da un team belga
Un forte team di giovani belgi composto da Nicolas Favresse, Olivier Favresse, Seán Villanueva e Mike Lecomte ha appena realizzato una delle "rare" ripetizioni di Riders on the Storm, situata nelle Torri del Paine ed uno dei gioelli della corona delle vie Patagoniche.

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