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Maurizio Oviglia e Cecilia Marchi su Old Man of Stoer - Original Route, Scozia
Fotografia di Sara Oviglia
Old Man of Stoer, Scozia
Fotografia di Maurizio Oviglia
Maurizio Oviglia e Cecilia Marchi su Old Man of Stoer - Original Route, Scozia
Fotografia di Sara Oviglia
Maurizio Oviglia e Cecilia Marchi su Old Man of Stoer - Original Route, Scozia
Fotografia di Maurizio Oviglia

L'Old Man of Stoer, l'arrampicata tra l'Inghilterra che ci abbandona e la Scozia che ci viene incontro…

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Una piccola grande avventura di arrampicata ai tempi della brexit: la scalata de l'Old Man of Stoer, bellissima guglia che si erge sulla costa nord-ovest delle Highlands scozzesi e salita per la prima volta da Tom Patey, B. Robertson, B. Henderson e Paul Nunn, 1966. Di Maurizio Oviglia

Esistono molti tipi di "vacanza famigliare", ma se ci vogliamo limitare a quella tipicamente italiana, nella maggioranza dei casi - ahinoi! – essa si riduce ad una permanenza in campeggio in qualche località marina o montana o al massimo in un B&B di Parigi o Londra, con tanto di gita al parco dei divertimenti. Spesso un vero supplizio per chi è appassionato di arrampicata! Un amico sosteneva, forse giustamente, che è sbagliatissimo cercare di conciliare la nostra passione di arrampicatori ed alpinisti con la famiglia, c’è un tempo per la montagna o la roccia ed uno per i figli ed il proprio partner: mai mischiare le due cose! Dunque in vacanza meglio lasciare le scarpette a casa e non avere nessun tipo di tentazione, dedicandosi completamente a ciò che piace fare ai figli.

Lungi da me generalizzare, ogni famiglia è un caso a sé, ma limitandomi al sottoscritto, devo confessare che non sono mai (vergognosamente) riuscito a dedicare una vacanza completamente alla famiglia lasciando a casa la roccia… ho sempre proposto luoghi che proprio piatti non sono, partendo con l’aspirazione segreta di fare almeno qualcosina… In fondo, ho sempre pensato, è solo questione di organizzarsi bene, tre o quattro ore si possono sempre rubare! Poi si sa, papà se non scala diventa di cattivo umore! ;-)

La scorsa settimana, appunto dedicata alla famiglia, è stata finalmente la volta della Scozia, forti - per nostra fortuna - dell’invito di amici di Edimburgo, che ci hanno generosamente offerto la loro ospitalità. Purtroppo all’ultimo momento, in cui abbiamo potuto prendere la decisione di partire, ci siamo dovuti accontentare di un volo a prezzo non proprio basso per Londra… il che è significato per me guidare per più di 8 ore di notte, con in più il cambio del senso di marcia! Un massacro… e che stress… altro che trad scozzese! Non ve lo consiglio, anche se i voli sono decisamente più costosi, cercate di arrivare direttamente in aereo in qualche città scozzese!

La Scozia è conosciuta dagli arrampicatori europei principalmente per le sue vie di ghiaccio e misto, ma ben pochi vi si recano nella "bella" (si fa per dire, tutto è relativo) stagione, con l’idea di arrampicare! Si sa che l’Inghilterra è la patria del trad, ma la Scozia se è possibile lo è ancora di più, dato che quel poco di scalabile che c’è è su terreno di avventura con la A maiuscola, cioè spesso infido e su roccia non proprio solida. Insomma, se oggi esiste un "trad sportivo" che attira anche i giovani, questo non è certo in Scozia (Dumbarton a parte), per cui non mi stupisce che nessuno l’abbia mai presa in considerazione come vacanza arrampicatoria! Dunque dicevamo, che c’è da scalare in Scozia? I nostri amici, vedendoci arrivare distrutti dalla notte in bianco sulle autostrade inglesi, ci hanno subito offerto - pensandoci di farci un piacere - di arrampicare nel famoso Climbing Centre di Edimburgo, uno dei più grandi d’Europa. Ehm… no grazie, e poi visto che non piove, perché chiudersi al coperto?

A dire il vero, la mia segreta aspirazione, confidata solo per metà alla mia famiglia, era scalare almeno uno degli "stack" scozzesi, ovvero le impressionanti torri che sorgono verticali e strapiombanti direttamente dal mare, sulle coste battute dai venti e dalle mareggiate del nord del paese. Niente di più avventuroso ed eccitante per me… ma forse non altrettanto appetibile per moglie e figli! Però… visto che il tempo non si decide a peggiorare, il gioco è dalla mia parte, e già il secondo giorno riusciamo a salire uno "stack" di una trentina di metri vicino ad Edimburgo, in uno scenario ambientale fantastico. Ma, diciamo la verità, non più che un assaggio rispetto ai famosi Old Man del nord!

Il giorno del referendum sul Brexit la famiglia che ci ospita è piuttosto in agitazione; nonostante nessuno di loro arrivi minimamente a credere che la Gran Bretagna possa lasciare la Comunità Europea, aleggia nell’aria un brutto presentimento. Proprio loro che hanno votato contro l’indipendenza della Scozia, ora si apprestano a dare la loro preferenza per un’idea comune di Europa, senza divisioni e nazionalismi di antica memoria. Intanto prepariamo le nostre cose per partire per il nord, come se la questione referendum non ci riguardi minimamente Wow, ci attendono due giorni nelle Highlands! Ho intanto ridimensionato i miei progetti e, dal famoso Old Man of Hoy, nelle Orcadi, di recente ritornato sulle cronache per la salita senza corda di Catherine Destivelle e quella a 80 anni di Chris Bonnington, peraltro suo primo conquistatore insieme a Tom Patey… ho rivolto la mia attenzione al secondo "stack" scozzese, il più basso Old Man of Stoer. A giudicare da alcuni commenti letti su internet, questo obelisco è sì meno alto di quello di Hoy, ma più bello e di roccia più sana, con una via normale se possibile ancor più avventurosa, dato che per accedervi occorre buttarsi in acqua e nuotare, fissando poi una tirolese, a cui il resto della cordata si affiderà per traversare il braccio di mare che lo separa dalla terra ferma. Dopo di che arrampicare per quattro tiri verticalissimi di arenaria porpora, una specie di Moses Tower marina del nord. Fantastico, altro che la solita giornata in falesia!

Mentre preparo i vestiti di ricambio, deciso a fare il bagno se necessario qualora la tirolese non sia in posto (proprio io che trovo fredda l’acqua della Sardegna, ah ah… cosa può fare la motivazione!), il padrone di casa mi dà il buongiorno con un ironico "Good morning… good bye!"… continuando poi rivolto alla moglie, in perfetto humor inglese: "Dear… chi sono questi alieni che sono in casa nostra?". Mentre crollano le borse e l’Europa incredula tenta di ingoiare il risultato del referendum… e chi ci ospita già pensa a questo punto a separarsi dall’Inghilterra… noi traversiamo le Highlands alla ricerca della nostra isola verticale di roccia, allontanandoci il più possibile da internet e giornali…

Ma ora spazio alla grande avventura! La mia compagna è dalla mia parte, le figlie protestano un po’, ma acconsentono ad accompagnarci sulla scogliera ed attenderci facendoci qualche foto. Tutto sembra filare liscio! Dopo ore a guidare per strade e stradine raggiungiamo finalmente un faro sperduto sulla costa. Come dicono le vaghe indicazioni trovate su internet da qui bisogna camminare verso nord, ma per quanto non è specificato… Dopo tre quarti d’ora di costa selvaggia finalmente scorgiamo il nostro obiettivo… ancora piuttosto lontano! Il binocolo mi dice che la tirolese è già in posto! Alè, un punto a nostro favore, e una nuotata nel mare gelido scampata! In più il tempo sembra incredibilmente buono, pare che tutti i tasselli comincino a combaciare! Dopo più di un’ora di cammino raggiungiamo l’Old Man, che è ancora più impressionante di quello che ci aspettassimo. Ma non è il caso di farsi intimorire proprio ora! Dopo altri 15 minuti di perlustrazioni riesco ad individuare finalmente un punto dove scendere la scarpata quasi verticale sino al mare senza rischiare troppo: ci prepariamo, salutiamo le figlie, si va! "Papà… mi raccomando… fai attenzione alla mamma!"

Raggiunta la tirolese disarrampicando per rocce di secondo grado, mi accorgo con disappunto che per metà manca la camicia della corda, ed in più è una vecchia mezza da 9 mm. Poco male penso, so che l’anima tiene benissimo ugualmente! Non ho con me la bolla d’aria, ma mi pare leggermente in discesa… così decido di mandare Cecilia per prima, assicurandola. Sarà più facile e meno stressante appendersi. In più la tirolese mi sembra molto alta sull’acqua, per cui non mi viene nessun dubbio di quello che sta per succedere… A tre quarti del tragitto però la corda si flette talmente che Cecilia è ormai quasi completamente a bagno, vestita e con tutta l’attrezzatura, senza poter fare nulla! Forse abbiamo calcolato male le maree, pensavo che la cosa non influisse! Ora tocca a me, ed il bagno è inevitabile! Completamente zuppi, sull’altra sponda ci spogliamo, strizziamo i vestiti e facciamo il punto della situazione: ma la fortuna ancora non ci gira le spalle! Esce infatti il sole e non fa freddo, Cecilia non protesta più di tanto, anzi sembra che la cosa sotto sotto piaccia anche a lei, per cui decido di provare ugualmente ad azzannare il mio stack…

Dopo il primo metro sorgono subito altri altri problemi: mi accorgo che la roccia, anche se non sembra, è bagnata e scivolosissima, e non è per niente facile! La descrizione dice di traversare a braccia su una fessura orizzontale proteggendosi con i friend ma proprio non riesco a tenermi! Ho le scarpette bagnate e la magnesite ridotta a poltiglia… tutto sembra sfuggirmi! E gli scozzesi valutano questo traverso 5a (V+ UIAA)!!! Ma perché il quinto qui in Gran Bretagna mi pare peggio del sette in falesia? Il grado inglese non era oggi crollato in borsa per effetto del brexit??

Per la via originale non c’è verso di passare, dunque decido di tentarmela per una variante diretta, sperando che alzandomi dal mare la roccia divenga più asciutta! Così è effettivamente, ma il tiro, bagnato come sono, mi impegna allo stremo ed i friend non sono poi nemmeno così buoni… Alla prima sosta, in compagnia dei gabbiani, osservo il tiro che mi aspetta, considerato il crux della via, e mi chiedo se davvero ce la farò a fare uno stupido 5a scozzese in mezzo al mare del nord Ovviamente, non c’è nulla in via, se non due cordoni ricoperti di guano, ma certo non mi aspettavo qualcosa in più dagli scozzesi!

Tuttavia, a dispetto della relazione, le difficoltà rientrano nella norma e la scalata si fa persino piacevole. In breve siamo in cima, nel sole, ci abbracciamo per la foto di vetta, ne scattiamo qualcuna noi con lo splendido scenario selvaggio ai nostri piedi. Ora bisogna anche scendere, e non sarà uno scherzo, penso! Mentre preparo la doppia, non su due spit come dalle nostre parti ma su una matassa di vecchi cordoni avvolti intorno alla vetta, il pensiero va inevitabilmente a Tom Patey, indimenticato pioniere di queste scalate, che salì l’Old Man nel 1966 (!!). E alle parole lette in quel vecchio libro che ho scovato ieri mattina nella libreria di Pat ad Edimburgo, che ho voluto portare con me fotografandole col telefono:

"Tom Patey. "Dr. Stack ", è stato l'istigatore e il protagonista del gioco dell'arrampicata sulle guglie marine (Old Man of Hoy, Old Man of Stoer, Am Buachaille, The Maiden) cosa che ha pagato con la vita durante la discesa da The Maiden, dopo aver compiuto con successo la prima salita. Lui è un eroe popolare dell’arrampicata; un uomo con una tale aura e carisma che attirava arrampicatori letteralmente da centinaia di miglia, solo per sedersi nello stesso pub e sentirlo cantare e suonare la sua fisarmonica, un uomo conosciuto per il suo "il-diavolo-se-ne-frega-della-gioia-di-vivere" senza precedenti, e per la sua verve satirica e umorista che non aveva eguali nel mondo dell’arrampicata.

I tempi cambiano, gli eroi e per certi versi anche il divertimento stanno diventando sempre più fuori moda per la scena "hard" dell’arrampicata trad degli anni '80. L’atletismo ha preso il posto del talento. (...) In qualche modo l'aura rimane - una guglia ha carattere e potere che si estende oltre la sua mera forma fisica, e l’arrampicatore è predisposto meglio di tutti per scoprirli "(Ken Wilson)

E’ vero, ha ragione il vecchio Ken, un tempo fiero oppositore all’arrampicata sportiva… già negli anni ottanta (quando scrisse queste parole) ci stavamo lasciando alle spalle la grande avventura. Ma forse a Ken sfuggiva che si stavano aprendo nuovi orizzonti, avevamo bisogno di staccarci dal vecchio mondo della scalata! Oggi, siamo forse al solstizio, non possiamo essere più distanti dalle scalate di quei tempi; la Grecia di Kalymnos e la Scozia degli stacks sono a due estremi dell’Europa, ma entrambe vogliono restarci! Dall’alto della nostra preparazione "sportiva", salire qui dovrebbe essere un gioco da ragazzi, invece queste scalate ci impegnano ancora, tanto da farci desiderare di arrivare presto in vetta. Ma perché sottolineare le differenze? La diversità è, al contrario, un’opportunità e dovrebbe ispirare alla convivenza! Riscoprire piccole grandi avventure come questa ed ammirare il valore degli eroi che un tempo le avevano compiute, è un passo in più nel capire che una parte di ciò che noi siamo oggi lo dobbiamo in gran parte al coraggio degli arrampicatori di allora.

SCHEDA: Old Man of Stoer - Original Route, Highlands, Scozia

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