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Mister Big Ben: Bubu Bole e le strade del dry tooling

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Mauro Bubu Bole nella grotta in Valle di Landro ha realizzato il concatenamento della sua “La via è bella” e della nuova via, di Kurt Astner e Christoph Hainz, “Mix isch fix ”.

ice val di landro, arrampicata su ghiaccio, mauro bubu bole

Dove sta andando il misto moderno? Tra dry tooling, total dry e ice climbing la ricerca e le strade sono apertissime. Mauro Bubu Bole, ad esempio, ha ri-visitato la grotta scoperta da Kurt Astner in Valle di Landro realizzando la prima circumavigazione della grande volta con il concatenamento della sua “La via è bella” e della nuova via, di Kurt Astner e Christoph Hainz, “Mix isch fix ”. Un viaggio di 180° per 40 metri di sviluppo, su "fessure ghiacciate e colonne effimere", che Bubu ha batezzato “Mister Big Ben” e per il quale propone "con delicatezza e senza presunzione" il grado M12.

La particolarità è che per questo tour Bubu ha abolito gli speroni, come del resto stanno facendo altri big del dry tooling, come Will Gadd o Steave Haston. Quelle di cui Mauro Bole ci parla, raccontandoci la sua personale esperienza, sono scelte e sperimentazioniche, come dicevamo, attraversano il mondo dell'arrampicata con gli attrezzi. Dove ci porteranno queste esperienze forse è ancora presto per dirlo: il futuro, si sa, sta sulle ginocchia di Giove... Quello che è sicuro è che sta succedendo qualcosa di nuovo, se è vero, com'è vero, che proprio in quest'occasione, accompagnata da Bubu, ha fatto la sua entrèe nel mondo del dry tooling anche Jenny Lavarda. Il commento della nostra campionessa di arrampicarta sportiva: "Mi sono divertita moltissimo!". Nuove forze (forrtissime) entrano in campo?


MISTO MODERNO... QUALI STRADE?
di Mauro Bubu Bole


"Anche noi, “spiccozzatori da strapiombo”, ad ogni stagione c’inventiamo qualcosa di diverso. In questa disciplina non esistono regole ben definite ed ognuno si esprime a proprio piacere, ma sono proprio queste piccole sfide lanciate da ogni parte, lì dove c’è una grotta o strapiombo ghiacciato, che fanno crescere di importanza questa disciplina e, soprattutto, fanno avvicinare sempre di più i giovani e chi ha voglia di provare qualcosa di diverso.

Sono otto anni ormai che mi dedico a questa disciplina che continua ad entusiasmarmi e a farmi crescere tecnicamente e sportivamente. Dalla stagione scorsa dopo aver ripetuto le vie più difficili dalla Svizzera al Canada, mi sono reso conto, e non solo io, che il misto stava prendendo una direzione che usciva da quella che i pionieri: Jeff Lowe, Steave Haston, Will Gadd avevano percorso e comunicato al mondo del ghiaccio.A questa continua evoluzione ho partecipato anch’io prima eliminando le dragonne per dare un po’ di brio alle salite, poi aggiungendo lo sperone ai ramponi per scaricare il peso nei tetti. A distanza di tempo devo ammettere anch’io che le due cose sono in contrapposizione, perché mentre una fa aumentare l’impegno, l’altra lo semplifica.

Ed ecco che siamo arrivati al punto (ed io mi metto come capobanda): non è possibile che tutti riusciamo a ripetere tutto con estrema facilità! Questo, a parere non solo mio, succede perché usiamo gli speroni per la progressione ed inoltre ci agganciamo le piccozze. Insomma, siamo sempre appesi come pipistrelli a testa in giù in posizione di recupero tanto che non arriviamo mai alla sosta con gli avambracci duri come il marmo! Così possiamo permetterci di rimanere sulla via per tempi eterni, così che una delle cose più difficili è trovare un assicuratore disposto a tenere il Gri Gri per delle ore, e poi anche per i fotografi è diventato un problema scattare delle foto che si avvicinino almeno un po’ alle gestualità che conosciamo dall’arrampicata.

Sinceramente ripetere la via più difficile al mondo, The Game M13 a Cineplex Cave, Banff, non mi ha dato per niente soddisfazione visto che per far crescere la difficoltà su un tetto liscio hanno scavato dei buchi distanti o per meglio dire l’apritore se l’è scavata alla sua misura…! Large naturalmente! No…questa non può essere l’etica giusta, né il messaggio da lanciare a chi si avvicina a questa disciplina. E’ cosi che, da noi “veterani”, è partita l’idea di fare un passo indietro: togliere lo sperone e poi non aggrapparsi più con i piedi ai manici delle piccozze. Non sono sicuro che questa decisione farà cambiare qualcosa, ma credo che abbia dato a tutti noi l’entusiasmo di continuare a giocare e ridare credibilità al misto moderno chesta diventando , sempre più “sportivo”.

Per quanto riguarda le competizioni credo che per quest’anno sarebbe stato troppo d’impatto ed ingiusto nei confronti degli altri attleti decidere per questa soluzione, ma sarà prossima perché si è arrivati al punto che le vie di selezione si avvicinano sempre più a qualcosa di artificiale e sono sempre più lontane da ciò che viene chiamato: gare di ghiaccio! Posso confermare che con questa nuova regola o più correttamente con quest’etica, torneremo indietro di diversi anni per quanto riguarda la difficoltà delle vie.

La voglia di provare e di mettermi in gioco è iniziata a gennaio di quest’anno nella grotta della Val di Landro, dove ho ripetuto la “Via è bella” M11 con questa nuova formula: no speroni e solo le mani che stringono i manici! Adesso quei dannati manici bisogna proprio stringerli per far fronte alla gravità! Poi la fantasia e voglia di cercare sempre qualcosa di nuovo mi ha trascinato a provare a concatenare la “Via è bella” con la via nuova “Mix isch fix di Astner-Hainz” che parte dall’altra parte della grotta per poi collegarsi all’ultimo chiodo della mia ed uscire allo stesso punto.

Il risultato è stato un bel viaggio a 180° di vero misto con incastri precari in fessure ghiacciate e passaggi delicati su colonne effimere, per un totale di una quarantina di metri di sviluppo. “Mister Big Ben”, non potevo chiamarla in un’altra maniera questa parabola che richiama il Big Ben la via che attraversa la volta della grotta sopra Montecarlo. Credo di aver perso i parametri di confronto, per cui con delicatezza e senza presunzione propongo M12 avendo solo come riferimento le sole altre vie della grotta.

Dove sta andando il misto moderno non si sa! Me lo chiedono in molti! Ma credo sempre di più che la ricerca continuerà sulle grandi pareti, dove ci sono quelle linee perfette che non sempre si vedono…ma ci sono…ci sono! Un esperimento di quest’anno sono state le nuove scarpe che mi sono preparato! Niente più ramponi ma semplicemente una scarpa da ginnastica con avvitato un monopunta e basta.
Ma la novità più importante ed è quella che mi stimola maggiormente è stata la voglia di creare con Stefano Azzali una linea di attrezzatura da ghiaccio, dove con la nostra conoscenza, fantasia, creatività e soprattutto esperienza in campo di battaglia, mettiamo in realtà quei accorgimenti sull’attrezzatura che sono da tempo nei nostri sogni. Anche aver creato però una piccozza quasi perfetta può essere un controsenso perché facilita troppo la scalata! E allora... niente tutto da rifare... mi sa che un giorno torneremo al manico dritto e senza appoggio per la mano.

...Dimenticavo! C’è un’altra novità importante per gli appassionati! La nostra Jenny Laverda oltre a fare le gare di ghiaccio, si è appassionata anche alle vie naturali di misto! Dopo averle spiegato (solo a parole) come si fa, ha subito ripetuto la via “Mix isch fix M10+”! Gli speroni li aveva... però non sapeva usarli! Ma non le spiego neanche come si fa, tanto non le servono! ...Questi giovani trovano sempre tutto pronto!.”

Mauro Bubu Bole
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Mauro Bubu Bole su Mister Big Ben, Valle di Landro. (foto Fabio Dandri)
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