Mamma Anna alle Punte di Campiglio (Dolomiti di Brenta) per Andreozzi, Samaden e Franchini
È da qualche settimana che Emanuele Andreozzi mi rende partecipe di qualche progetto in Brenta. Uno di questi mi intriga particolarmente perché si trova proprio davanti alla casa dei miei genitori.
Descrivo sommariamente dove ho intenzione di andare a mia mamma, e lei mi traccia la via e la discesa che dobbiamo affrontare come fosse Rolando Garibotti a El Chaltén.
La linea è molto evidente: passa dentro un camino. D'estate non è per niente attraente e in mezzo ha un passaggio duro. Emanuele, che odia il sole e ama il ghiaccio, è attratto da queste linee.
Ci mettiamo d'accordo il giorno prima. Chiedo ad Anna, la mia ragazza, se si ricorda il giorno in cui mi sono fatto male durante il covid. Il 6 aprile. Perfetto, il mio giorno sfortunato anche quest'anno è passato. Domani posso muovermi liberamente.
Partiamo alle 4 da Vallesinella, io, Emanuele e Ruggero Samaden. Al rifugio Casinei ci accorgiamo che nei nostri zaini mancano i chiodi, quindi Emanuele lascia qui il suo martello che oggi non ci potrà servire. Nel bosco la notte è buia, ma giunti sul sentiero SOSAT una luna bellissima ci saluta.
Attacchiamo la via e con piacere scopriamo che ci sono delle belle colate. I miei compagni dicono che sulla via che hanno recentemente aperto sulla Cima Tosa non era per niente ghiacciata. Questo camino, esposto a ovest, riesce a far colare la neve del pendio sommitale ed essendo riparato dal sole si possono trovare ottime condizioni.
Arriviamo sotto lo strapiombo del tiro chiave. I miei compagni mi offrono un gel che metto in tasca, se il combattimento che dovrò affrontare dovesse tirare per le lunghe. Arrampico lento ma sicuro e arrivo in sosta molto contento.
Arriviamo in cima al canale e scendiamo dal canale che normalmente si percorre per raggiungere le punte di Campiglio in inverno.
I miei amici mi chiedono se ho piacere di dare il nome alla via e mi viene in mente la mia ragazza, Anna. Rispetto al passato dedico meno giornate a me stesso, dando più spazio alla famiglia e al lavoro, ma quando lo faccio è lei che si occupa delle bambine. Quando lavoro sono spesso via, come tante guide alpine.
Per chi come me ha la fortuna di avere una famiglia, per continuare a fare la nostra attività, abbiamo bisogno di un appoggio a casa solido e affidabile. Se poi le nostre ragazze sono anche mamme, fanno tanta fatica. Dedico questa via a tutte le mamme degli alpinisti e alle mogli/compagne delle guide alpine, che spesso lasciamo a casa da sole.
- Silvestro Franchini, Madonna di Campiglio






































