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Lino D'Angelo l'uomo e l'alpinista simbolo del Gran Sasso e di Pietracamela
Fotografia di archivio Roberto Iannilli
Sulla destra Lino D'Angelo negli anni sessanta
Fotografia di archivio Roberto Iannilli
Fernando De Filippo, Giampiero Di Federico e Lino d'Angelo all'incontro per la Targa degli Alpinisti del Gran Sasso
Fotografia di archivio Roberto Iannilli

Lino D'Angelo ci ha lasciati

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Lino D'Angelo l'uomo e l'alpinista simbolo del Gran Sasso e di Pietracamela si è spento a L'Aquila all'età di 95 anni. Con lui se ne va un pezzo importante della storia dell'alpinismo. Il ricordo di Roberto Iannilli.

Lino ci ha lasciato, era ancora giovane con i suoi 95 anni, lo è sempre stato giovane, lo resterà nel ricordo di noi, che invece siamo dei vecchi prematuri.

Lino D’Angelo è come se fosse uscito dalla sua ultima via. Concatenamento di innumerevoli grandi vie, la via della vita tutta. In verità non era affatto affaticato, ma dopo tanti anni ha deciso che basta così. Non è stata la stanchezza, è soltanto arrivato il momento di fermarsi, ora tocca agli altri continuare le scalate.

La storia è ormai scritta e autografata da Lino, è lui che ha tracciato le nostre vie, sono suoi i percorsi che ci hanno insegnato a scalare. Tutti gli alpinisti del Gran Sasso hanno seguito le sue tracce, spesso chiedendosi come diavolo faceva Lino, piccolo è fortissimo alpinista, a salire per di lì tanti anni fa.

Non voglio elencare numeri, metri, gradi, onorificenze, Lino D’Angelo era sopra a tutte queste cose, è rimasto l’Aquilotto dei tempi di Sivitilli, l’ultimo vero Aquilotto di Pietracamela. Con lui finisce un'epoca, quella degli eroi, quella vera, senza trucchi e senza inganni. Da oggi saremo orfani, senza il padre che ci indica la via.

Ricalcando le sue tracce abbiamo iniziato ad arrampicare, poi ci siamo misurati nei miglioramenti ed infine abbiamo raggiunto il massimo delle nostre prestazioni. Le sue vie sono e saranno sempre il banco di prova delle capacità dell'alpinista del Gran Sasso e spero che tutti abbiano sempre rispetto per quelle meravigliose linee di scalata, senza stravolgerle con spit e vie che le incrociano.

Ricordo la festa che organizzammo per il suo novantesimo compleanno, era commosso e riconoscente di tanta amicizia intorno a lui. Ma era impossibile non amare Lino, i suoi modi dolci da padre esperto hanno accompagnato molti di noi, giovinastri allo sbaraglio sulle sue vie. Non c’era mai supponenza, presunzione nel suo raccontare, ma semplicità, voglia di trasmettere una passione, disponibilità.

Lino è stato uno dei più grandi alpinisti del Centro Italia soltanto perché non c’è mai stato un confronto diretto con l’alpinismo delle Alpi. Personaggi come Lino D’Angelo, non hanno nulla di meno dei più grandi scalatori alpini, soltanto una emarginazione dovuta alla superficialità di un ambiente che considerava le Alpi il centro di tutto. E invece no, in Appennino, più precisamente al Gran Sasso, sono diventati grandi degli alpinisti davvero speciali. Ed è dal Gran Sasso che è nata la prima associazione di alpinisti, gli Aquilotti di Pietracamela, di cui Lino è stato un punto di riferimento. Gli Aquilotti furono un'invenzione di Ernesto Sivitilli nel 1926, prima di ogni altra blasonata organizzazione di alpinisti del nord. In quel gruppo di pionieri sono state scritte le pagine fondamentali della storia alpinistica.

Lino D’Angelo è forse stato il migliore, il più completo, il più longevo. I primi successi sono degli anni cinquanta, ma è con gli anni settanta che arrivano le tracce più importanti. Vie tutte serialmente chiamate con il nome dell’associazione di alpinisti, seguito dall’anno della salita. Il Gran Sasso è oggi costellato di innumerevoli Aquilotti, dalla 72 alla 81 e, contando le precedenti tappe storiche degli anni cinquanta, fanno trent'anni di vie nuove e salite in ogni stagione, con mitiche avventure invernali sulla nord del Monte Camicia.

A noi, alpinistucoli di oggi, pieni di ammennicoli che ci aiutano a salire, non resta che immaginare cosa sia stato scalare le montagna in quell’epoca, e ricordare i racconti di Lino, sempre pieni di saggezza e passione, mai sfiorati dalla presunzione, ma altresì accompagnati all’umiltà, che dovrebbe essere sempre la prima dote di un alpinista vero.

Conoscendolo ci eravamo illusi che fosse immortale e, a giudicare da come lo ho visto poco tempo fa, in occasione di un incontro per l’assegnazione del Premio Targa de Gli Alpinisti del Gran Sasso, sembrava davvero eterno, sempre lucido, sempre il Lino solito. La Targa degli alpinisti del Gran Sasso sarà assegnata senza la partecipazione diretta di Lino, ma Lino resterà per sempre con noi. Sulla montagna ci ha lasciato dei ricordi concreti, tangibili. Ogni volta che torneremo sulle sue tracce, non sarà una semplice ripetizione di una via, ma un gesto di rispetto per il più grande.

di Roberto Iannilli

23/09/2009 - Una festa per Lino d’Angelo, il simbolo dell'alpinismo sul Gran Sasso
Domenica 20/09/09 a Pietracamela (Te) Lino D’Angelo, pretarolo, Guida Alpina Emerita e Aquilotto del Gran Sasso, è stato festeggiato per la sua prestigiosa attività alpinistica con la nomina a socio onorario del Club Alpino Italiano.

Lino D'Angelo nominato socio onorario del CAI

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