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Durante l'apertura di Via Teoria del Grigio, Pala Grande di Cima Verde, Val d’Adige (Nicola Cont, Martin Giovanazzi, Elio Mazzalai 20/10/2018)
Fotografia di archivio Cont, Giovanazzi, Mazzalai
Durante l'apertura di Via Teoria del Grigio, Pala Grande di Cima Verde, Val d’Adige (Nicola Cont, Martin Giovanazzi, Elio Mazzalai 20/10/2018)
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Durante l'apertura di Via Teoria del Grigio, Pala Grande di Cima Verde, Val d’Adige (Nicola Cont, Martin Giovanazzi, Elio Mazzalai 20/10/2018)
Fotografia di archivio Cont, Giovanazzi, Mazzalai
Durante l'apertura di Via Teoria del Grigio, Pala Grande di Cima Verde, Val d’Adige (Nicola Cont, Martin Giovanazzi, Elio Mazzalai 20/10/2018)
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Cima Verde in Val d'Adige, nuova via d'arrampicata sulla Pala Grande

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Il racconto di Martin Giovanazzi di Via Teoria del Grigio, una via d’arrampicata sulla Pala Grande di Cima Verde in Valle dell'Adige aperta insieme a Nicola Cont e Elio Mazzalai il 20 ottobre 2018.

Siamo partiti inizialmente con l’idea di trovare una linea sul Bondone, attratti da quella grande parete sopra casa, attrazione probabilmente derivata dall’averla li sopra e averla vista come qualcosa di lontano e complicato da salire. Negli ultimi anni oltre all’allenamento anche le ore trascorse in montagna sono state sempre di più e di conseguenza anche la nostra esperienza è cresciuta, soprattutto grazie a questa consapevolezza abbiamo avuto la convinzione di poter affrontare un qualcosa che fino a questi ultimi anni abbiamo visto sempre inaccessibile. In questo caso il Bondone. Fatto sta che dopo diversi esami della parete, prima con binocolo poi sotto a questa ci siamo resi conto che non ne valeva la pena.

Tuttavia il Mauretto Fronza era un pò che ci aveva suggerito di dare un’occhiata a quella grande parete della Cima Verde che guarda giù verso la valle dell’Adige, quindi abbiamo deciso di optare per quella.

Prima di tutto abbiamo provato ad informarci un po’ in giro, ma nessun sapeva un granché della parete anche perché il posto era difficilmente raggiungibile. Così una volta che abbiamo raggiunto la base della parete e valutato la linea più logica da percorrere e la roccia abbastanza buona abbiamo iniziato a preparare il piano d’attacco.

Abbiamo messo ben in chiaro che quella parete l’avremmo affrontata in giornata, in maniera classica il più possibile, con una manciata di spit (uno per sosta) se mai avessimo dovuto affrontare un ritiro di emergenza. Non sappiamo perché ci siamo imposti queste prerogative, ma secondo me la cultura con la quale siamo cresciuti e l’approccio classico, che ci ha sempre affascinati ci sembravano i giusti mezzi per affrontare una parete che fino a quel momento probabilmente non aveva avuto nessuna ascensione.

Così in una giornata d’autunno, non troppo calda, abbiamo deciso di affrontare la parete. Ovviamente il nostro obbiettivo non era andare alla ricerca della linea più difficile, ma la ricerca del facile nel difficile, come diceva il buon vecchio Bruno Detassis. Ma arrivati alla base pochi metri in alto abbiamo scorto un chiodo, che poi abbiamo saputo era di Hainz Steinkotter. Così abbiamo dovuto improvvisare la linea cercando quella che dal sotto sembrava più permissiva. Toccava a me partire e continuavo ad insistere che dai tetti posti poco a sinistra di noi si riusciva a passare, dopo qualche discussione diciamo che sono partito senza troppe esitazioni. Trovandomi poi sotto a questi nella situazione “ te l’avevo dit monega, ades cazzi toi!”

Dopo qualche bella ravanata i primi due tiri sono stati entrambi aperti nella stessa modalità, io un po’ troppo lanciato trovandomi poi nelle peste, con difficoltà decisamente sostenute e roccia non troppo sana.

Successivamente a parte la partenza del 3 tiro, quello dell’Elio, la progressione è stata più veloce alla ricerca della linea più logica e facile, sapendo che il tempo stringeva, iniziava a fare freddo e le cose per il bivacco non le avevamo… Ah e non sapevamo nemmeno come tornare indietro.

Siamo usciti perfetti, quando la luce del tramonto stava per spegnersi, distrutti ma contenti soprattutto perché eravamo sopra le Viote e quindi il rientro sarebbe stato abbastanza semplice.

Ritengo che questa sia stata una vera avventura, cosa che abbiamo vissuto molte volte in questi anni ma questa è stata una vera e profonda, perché siamo andati un pò incontro a quello che non si sapeva; mano a mano che si avanzava si potevano prendere decisioni e quelle sbagliate non potevano essere troppe perché li eravamo noi tre e la natura, doveva esserci un compromesso tra noi e lei. Si passava, ma solo se noi lo facevamo nel modo giusto e lei ce lo permetteva.

SCHEDA: Via Teoria del Grigio, Cima Verde, Valle dell'Adige

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