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Jim Bridwell e la Via del Compressore, Cerro Torre, Patagonia
Photo by archivio Jim Bridwell
Jim Bridwell e la Via del Compressore, Cerro Torre, Patagonia
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Jim Bridwell e la Via del Compressore, Cerro Torre, Patagonia
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Jim Bridwell
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Jim Bridwell, il punto di vista sul Cerro Torre

13.03.2012 di Jim Bridwell

Le riflessioni dello statunitense Jim Bridwell sulla schiodatura della Via del Compressore sul Cerro Torre.

Nella complicata vicenda della schiodatura della Via del Compressore sul Cerro Torre in Patagonia, a cui abbiamo dato ampio spazio, ci sembrava che mancasse una voce che ha scritto un capitolo importante nella storia di questa via di Cesare Maestri: quella di Jim Bridwell. Ricordiamo che è stato proprio lo statunitense che, nel 1979 e assieme a Steve Brewer, ha ripercorso la via in stile alpino, effettuando la prima ripetizione e soprattutto la prima salita della Via del Compressore fino in cima al fungo sommitale. Una salita storica ad opera di una delle assolute leggende dell'alpinismo e l'arrampicata.


CERRO TORRE, IL PUNTO DI VISTA DI JIM BRIDWELL
traduzione di Francesca Colesanti

Esistono diversi modi per valutare una scelta, soprattutto quando l'astrazione si scontra con la realtà. Sicuramente, sarebbe necessario che io conoscessi maggiori dettagli sulla vicenda di questi climber statunitensi sulla via Maestri per esprimere qualcosa di più di un rozzo pregiudizio. Non so se siano saliti in vetta lungo la via originale, se invece abbiano aperto varianti o tolto per lo più gli spit piazzati durante le tante riprese cinematografiche successive. E non so neppure quanti spit possano essere stati aggiunti da quando io ho salito quella via, trentatré anni fa.

So solo che un paio di anni fa due americani hanno salito la parete di ghiaccio dietro la torre sommitale e hanno stabilito che questa impresa attribuisse loro il diritto di togliere gli spit da un tratto della via originale di Maestri, perché la loro variante non richiedeva l'aggiunta di spit. Questo tipo di arroganza è frutto solitamente dell’ignoranza dovuta all’inesperienza giovanile – un’ignoranza che non deve essere confusa con la stupidità o con la mancanza di acume intellettuale, bensì intesa come mancanza di conoscenza. La percezione definisce una prospettiva individuale della realtà esterna e consente di formare un’opinione. Una cosa è certa: "tranne nel caso in cui un popolo libero sia “educato” – vale a dire abituato a pensare in modo intelligente e a ragionare con saggezza – la libertà, solitamente, fa più male che bene." 1

Non so se i due alpinisti statunitensi siano le stesse persone che si sono rese protagoniste degli eventi più recenti sulla via Maestri, ma non sarebbe sorprendente in entrambi i casi. L'atto in sé è emblematico della società che lo genera. Questa volontà prevaricatrice di plasmare la libertà altrui per conformarla alla propria idea di morale non è altro che fascismo.

Il concetto di giusto e sbagliato è peculiare dell'uomo e non si ritrova presso altre specie in natura. La tigre non prende in considerazione il diritto di vivere degli altri; è interessata unicamente dalla propria fame e sopravvivenza. Questa idea di giusto e sbagliato ha le sue radici e ci deriva dalla religione, il cui scopo è migliorare ed elevare l’essere umano. Ma quando questi valori vengono fraintesi, la società si trasforma in teocrazia, ragion per cui in alcuni paesi, come gli Stati Uniti, esiste la separazione tra Chiesa e Stato. Dato che analizziamo una questione di comportamento etico, tutto diventa ancor più complicato e intriso di pregiudizio.

Einstein affermò: "Il buon senso è dato dalla somma dei pregiudizi appresi prima dei diciotto anni"; quindi, per capire, è necessario guardare ciò che viene insegnato nella cultura di provenienza dei due alpinisti. Sappiamo che sono statunitensi e se comprendiamo bene ciò che sta accadendo in quella cultura, è facile spiegare la natura imperialista, intollerante e ignorante di questo gesto. Gli Stati Uniti d'America sono classificati al 25° posto nel ranking in scienza e matematica tra le nazioni industrializzate ed è sufficiente questo dato per spiegare molto di questi due alpinisti e della cultura da cui provengono.

Ma se è facile trovare la causa, la verità è più sfuggente e quindi ho bisogno di sapere quanto segue:
1. Gli alpinisti avevano salito la via in precedenza?
2. Lo scopo della loro ripetizione era solo quello di togliere gli spit non originali?
3. Sono stati tolti tutti gli spit dalla via che hanno salito?
4. Gli spit sono stati tolti durante la salita?

Se la risposta anche a una sola di queste domande è negativa, devo ritenere che la società da cui provengono è in declino e finirà presto. Cerco di non pensare in termini di giusto e sbagliato, ma piuttosto alle conseguenze delle mie azioni sugli altri: il mio contributo sarà positivo e costruttivo oppure rappresenterà negatività e distruzione. Nel momento stesso in cui stabilisco quali sono i miei valori individuali, questi differiranno da quelli altrui, perché siamo tutti diversi. Questa è la natura dell'evoluzione della specie: assicurare l’indispensabile disuguaglianza (diversità).Questo elemento di per sé porta alla competizione che, pur essenziale all’evoluzione della società, ha inizio in modo rozzo, con la forza che si impone su tutto.

"Nell’evoluzione gli antagonismi sono naturali; la pace viene garantita soltanto da un sistema sociale che si autoregola. Il governo è un’evoluzione inconsapevole che si produce per tentativi ed errori. Esso ha però un valore sociale e quindi si sedimenta. L'anarchia accresce la miseria; di conseguenza, a poco a poco, nascono governi, legge, ordine." 2

"La guerra è un presupposto naturale dell’evoluzione dell’essere umano; la pace è l’unità di misura per valutare il progresso della civiltà. La violenza è la legge della natura, l'ostilità è la reazione automatica dei figli della natura, mentre la guerra non è altro che queste stesse attività esercitate in maniera collettiva." 2 Le azioni di questi due alpinisti non sono altro che un microcosmo di ciò che sta accadendo all'interno del macrocosmo del mondo, e quel mondo è in stato di guerra.

Una breve storia della montagna può aiutare a fare chiarezza, prima che coloro che giudicano senza conoscere i fatti si formino un’opinione sbagliata e che questa poi assurga a verità.

Fin dall'inizio, la storia del Cerro Torre ha lasciato un’eredità controversa, ha suscitato una forte competizione e persino la morte. La corsa alla prima ascensione era tra due cordate italiane, composte dai più forti talenti del momento, ma di una delle due faceva parte il fortissimo alpinista tedesco Toni Egger. E' stata proprio la sua morte ad alimentare le polemiche relative alla convalida della prima salita. Gli inglesi furono i primi a mettere in discussione la credibilità e persino le capacità di Maestri, dopo il suo fallito tentativo su una via nuova che loro ritenevano più accessibile.

Maestri si vendicò scalando la via abbandonata dai suoi denigratori britannici, ma utilizzò un compressore alimentato a benzina per piazzare decine di spit su gran parte del tratto ancora vergine. Mountain Magazine, la rivista pubblicata in Inghilterra, proclamò “Una montagna profanata” e chiese giustizia con l'eliminazione degli spit di Maestri, ma fallì sia in questo che nella ripetizione della via.

La cronologia di questi eventi è importante anche perché in quel periodo l'opinione pubblica si stava muovendo verso i principi dell' "arrampicata sportiva" di pari passo con i presunti principi di democrazia che gli Stati Uniti andavano promuovendo nel mondo da anni. La democrazia richiede un elettorato istruito e informato, una condizione assente in quasi tutti i paesi del terzo mondo, ma anche negli Stati Uniti. Gli Stati Uniti sono stati concepiti come una repubblica, ma l'opinione pubblica prevalente ritiene che siano una democrazia. "La democrazia è un ideale, non è un prodotto dell'evoluzione e quindi ha in sé alcuni pericoli, che sono: 1. La glorificazione della mediocrità. 2. La scelta di governanti ignoranti e mediocri. 3. L'incapacità di riconoscere le tappe fondamentali dell’evoluzione sociale. 4. Il pericolo del suffragio universale in mano a maggioranze non istruite e indolenti. 5. La schiavitù nei confronti dell'opinione pubblica. La maggioranza non ha sempre ragione." 2 I cittadini di una nazione sono il prodotto della cultura e dei valori morali di quella società. Nessuna civiltà duratura ha abbandonato i suoi valori morali, se non per adottarne di migliori e più calzanti.

Piuttosto che offrire un parere su un fatto che non rappresenta neppure una nota a pie’ di pagina nel libro della storia, il mio intento è quello di spiegare alcuni elementi fondamentali dell'evoluzione sociale che hanno comportato un degrado della società e, inevitabilmente, portato al fallimento della stessa. L'arrampicata è più un adattamento sociale che uno sport, poiché offre un’alternativa ai disagi e ai dolori causati dalla guerra nella società. "L'uomo è un’evoluzione dell'animale e tutti gli animali sono bellicosi" 2; persino oggi l'uomo può essere estremamente individualista, sospettoso e incredibilmente litigioso. "La violenza è una delle leggi della natura, l’ostilità è la risposta automatica dei figli di questa natura, la guerra non è altro che la somma collettiva di queste attività individuali." 2

"La guerra ha anche avuto un plusvalore sociale per la civilizzazione, perché: 1. Ha imposto disciplina e cooperazione. 2. Ha attribuito un riconoscimento alla forza e al coraggio. 3. Ha promosso e radicato il nazionalismo. 4. Ha eliminato popoli deboli e inadatti. 5. Ha sfatato l'illusione dell’uguaglianza e di un’automatica selezione nella stratificazione sociale." 2 Gran parte degli alpinisti riesce immediatamente a riconoscere alcune similitudini con l’alpinismo; la differenza con la guerra sta solo nel fatto che in quella il punto finale è dato dalla morte. La competizione è essenziale per una società progressista, a patto che contribuisca in modo positivo alla crescita della persona.

L'arrampicata fornisce l'unica cosa che manca alle moderne società civilizzate strutturate, "l'eccitazione". Si potrebbe obiettare che l'eccitazione si può trovare nella sicurezza di un parco divertimenti, che non è poi tanto diverso dall'ambiente irregimentato dell'arrampicata sportiva. Ma per avere un elemento formativo del carattere è necessaria l'incertezza dell’avventura. Lionel Terray si espresse così: "Raccogliere le rose lungo i confini dell'impossibile richiede una grande forza morale", e Tom Frost ha detto "le difficoltà puramente tecniche non sono sufficienti." Esiste una linea sottile che distingue il coraggio dalla stupidità, come la prudenza dalla codardia. Ogni persona deve definire la propria linea sulla base del proprio impegno personale, unendo il credo alla fede: un’onesta fiducia in se stessi unita alla convinzione di raggiungere un nobile scopo.

Aprire una via è un'avventura unica e diversa da tutte le esperienze che seguono: vi è la scelta del tracciato, lo stile, l'etica della salita e la libertà di decidere come comportarsi in base alle condizioni che si trovano. La prima salita è un’eredità che si lascia in un dato momento storico ad altri esseri umani. Va rispettata da tutti gli altri.

Non può essere violentata; questa schiodatura è una prevaricazione nei confronti di quanto fatto da qualcun altro, è un gesto di dominio, che presuppone che ci sia un bene e un male e che il partito di chi governa sia nel giusto e che gli altri siano nel torto. Dato che tutte le persone sono diverse, esse sono anche intrinsecamente diseguali, ma nella Dichiarazione d'Indipendenza si afferma: "Noi consideriamo le seguenti Verità evidenti di per sé: che tutti gli uomini sono creati eguali, che essi sono stati dotati di alcuni diritti inalienabili dal loro Creatore, che tra questi diritti ci sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità", Ma questa affermazione è completamente errata. "Né Dio né la natura conferiscono alcun diritto all'uomo, oltre al diritto di nascere e di avere un mondo in cui vivere quella vita." 2

"La natura non ha nemmeno conferito il diritto di vivere, come appare lampante quando" 2 una valanga trascina via un alpinista uccidendolo prematuramente, come nel caso di Toni Egger. Quelli che noi chiamiamo diritti umani sono delle abitudini che si consolidano, che diventano opinione comune e poi si cristallizzano in leggi. "Quando questi diritti risalgono ad oltre la memoria umana diventano diritti naturali, ma in realtà tutti i diritti sono sociali. Essi sono relativi e in continua evoluzione, non essendo altro che regole del gioco - aggiustamenti riconosciuti dei rapporti che regolano i fenomeni in continua evoluzione della competizione fra gli esseri umani." 2

Presumo che questi due alpinisti credessero di correggere quello che consideravano un torto utilizzando una giustizia anarchica e poliziesca - una giustizia spesso considerata naturale. "Ma la giustizia naturale è una teoria creata dall'uomo, non è una realtà. In natura, la giustizia è puramente teorica, una totale finzione. La natura fornisce soltanto un tipo di giustizia - l'inevitabile coincidenza fra causa ed effetto." 2 La giustizia biblica - occhio per occhio – non è mai del tutto equa.

In breve, direi, che non esiste il diritto di alterare o distruggere la creazione di qualcun altro, poiché serve solo a negare a tutti gli altri il diritto di ripetere la via di Maestri. L’ago della mia bussola morale è quello di cambiare la roccia il meno possibile. Stefan Glowacz mi chiese una volta se secondo me Pacific Ocean potesse essere salita in libera. Dopo aver preso in considerazione la sua domanda per qualche istante risposi: probabilmente, ma ci sarebbero pochi protezioni. Non è stato detto altro.

Se si dovesse aggiungere la sempre mutevole e poco prevedibile meteorologia in Patagonia, allora l’unica cosa che si può dire è che le condizioni meteo saranno costantemente in una fase di transizione. Una presunta scienza ci dice che il riscaldamento globale è causato dall'uomo, ma per oltre 4 miliardi di anni questi cambiamenti sono sempre stati il prodotto di mutamenti geologici; detto questo poi molte persone continuano a credere nell'astrologia. L'arrampicata che dipende dalle condizioni ambientali è vulnerabile in un pianeta in continua evoluzione, ed è prevedibile che molti saranno irritati dall’assenza degli spit originali. Credo di essere una persona normale, né al di sotto della media, né un superuomo. "L'umanità dovrebbe incoraggiare l'uomo normale, non il sub-normale né il superuomo; è l'uomo normale che genera il genio." 2 E così, se posso permettermi di chiederlo: "A cosa diavolo stavano pensando questi ragazzi?"

Suggerirei a tutti gli alpinisti con grandi ambizioni alcuni adattamenti positivi nei loro obiettivi motivazionali, cercare di tendere più verso l'avventura e l’ignoto e meno verso il controllo nella perfezione dei mezzi. Non esiste nessuna avventura nell'arrampicata paragonabile a una prima ascensione. Se gli scalatori vogliono dimostrare il loro virtuosismo e le loro capacità, questo fine sarebbe servito al meglio aprendo una nuova via. Ma dovrebbero essere anche preparati ad affrontare il giudizio di futuri arrampicatori ipocriti, pronti a criticare la loro via.

Alla fine la questione sarà decisa dal tribunale dell'opinione pubblica. Attualmente, mi vergogno di essere statunitense, ma questa non è l'America in cui sono nato. Dirò di più, rinuncerò alla mia cittadinanza in questa nuova nazione. "E, dopo tutto, nessuna nazione può trascendere i valori morali dei suoi cittadini, come esemplificato dai dirigenti liberamente eletti. Ignoranza ed egoismo garantiranno la caduta anche della forma di governo più elevata." 2 Dio impone, l'uomo dispone.

© Jim Bridwell, traduzione di Francesca Colesanti

Note a piè pagina
1. Evolution of Government, the 10 essential stages of democracy
2. The Urantia Book


Link alle opinioni di:
- Cerro Torre una montagna impossibile, la petizone a favore della rimozione dei chiodi a pressione
- I Talebani del Cerro Torre di Stefano Lovison
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- La Cachaña, un nuevo capítulo para el polémico Cerro Torre
- Yvon Chouinard
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- Kelly Cordes, Senior Editor del American Alpine Journal
- Sebastian De la Cruz
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- Colin Haley
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- David Lama, intervista a Rock & Ice
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- Giacomo Stefani, Presidente generale del Club Alpino Accademico Italiano
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