Quarzi al Nord Ovest: nuove vie al Pain de Sucre e Tour des Fous in Valle del Gran San Bernardo

La Valle del Gran San Bernardo offre agli scalatori una bella varietà di roccia: si scala sulla quarzite, oppure si scala sulla quarzite. Punto.
Se siete alla ricerca di angoli solitari e selvaggi con lunghi avvicinamenti, non prendete in considerazione queste proposte, ma se sopportate l’effetto ‘Sella-Pordoi’, ovvero venti minuti di avvicinamento e armonie di auto e moto, andateci di corsa.
Noi della ‘Banda’ siamo di bocca buona, amiamo i rituali, le sicurezze di posti vicino a casa dove non ci perdiamo facilmente, niente costose funivie o strade a pedaggio o parcheggi a pagamento. Continuiamo quindi l’esplorazione di queste contrade verticali che si chiamano Pain de Sucre e Tour des Fous.
'Ground up'. Scaliamo, in apertura, solo e sempre dal basso, con qualche bello spavento, ma che belle avventure. Ci piacerebbe e molto, che questo stile semplice e lento fosse condiviso su queste montagne e non solo.
A dire il vero provo un po’ di vergogna ad intrattenervi con simili ‘minchiate’ quando la Madre Terra si arroventa e guerre e soprusi la fanno da padrone. Ma come ci insegna la canzone dei Queen, "The show must go on", noi proseguiamo con le nostre "storie" verticali con quel po’ di tristezza e rabbia per come gira il mondo.
Sul Pain de Sucre la "Banda degli Onesti" è lieta di offrirvi due nuove vie di media difficoltà, secondo gli standard odierni. Alla Tour des Fous una nuova via - questa non di media difficoltà - deata e realizzata dal più promettente fra i recenti acquisti del nostro Caravanserraglio.
I due Itinerari tracciati invece sul Pan di Zucchero sono stati realizzati con uno spirito ‘Ecumenico’: tutti hanno partecipato, chiodato, disgaggiato, pulito e tracannato birra (ma questa è un’altra storia…).
Free Free Palestine ...per non dimenticare. 8 lunghezze di corda al Pain de Sucre con uno sviluppo di 280 metri circa con difficoltà fino al 6b+. Una lunga gestazione per questa via che ha richiesto un pochino di follia e molto olio di gomito nel ripulire il terzo tiro detto ‘La Banana’, una fessura rara da queste parti, quasi interamente da proteggere. Un paio di belle placche in alto e un diedro finale estetico con sosta sospesa completano il tutto. Come sempre da queste parti si suggerisce una particolare cautela sui due tiri più facili, che nonostante una corposa pulizia restano delicati.
Road to Gabella invece è l’ultima nata al Pain de Sucre. Questa via richiede qualche spiegazione ad uso dei ‘foresti’. La ‘Gabella’ è il Bar di Gignod e rappresenta una delle ragioni del nostro affetto nei confronti di questa valle. Un porto sicuro alle sei del mattino in estate ed in inverno, e un approdo altrettanto sicuro quando scendiamo bastonati. La via è un piccolo omaggio ai nostri Bartenders preferiti. Questa corre parallela alla precedente con lunghezza e difficoltà simile. Da segnalare un magnifico pilastro grigio al quarto tiro ed una placca intrigante al quinto. Anche qui cautele sui due tiri finali, da non affrontare come elefanti in un negozio di cristalli.
Poio c’è Capitano Nemo al Tour des Fous. Qui la storia non si riassume in poche righe Questa in realtà è la storia di una nuova via raccontata da uno che non l’ha aperta! Alt, non scappate, restate calmi, rilassatevi e capirete, forse.
Trovare pareti vergini o quasi è una scommessa, ma se ti accontenti di uno spuntone alto non più di 150 metri, molto strapiombante, con una pietra dall’aspetto dubbioso, allora qualche opportunità si intravede. Se poi consideriamo che si cammina una ventina di minuti per raggiungere la base e l’esposizione è solare, gli aspetti positivi diventano incoraggianti.
La Tour des Fous, un nome un programma, nella Valle del Gran San Bernardo, è un dentone di quarzite o, a seconda del punto di osservazione, un gigantesco marmottone pietrificato, con un versante Sud cariato e strapiombante. Il nome già di suo dice tutto, ma in questo caso di ‘Fou’ ne abbiamo uno solo: Alessandro, che dopo un primo assaggio condito da sonori schiaffoni, si è visto abbandonato dal suo scudiero e si ritrova a dover mendicare un secondo matto. Di acqua ne è passata sotto i ponti da quel primo tentativo senza che nessuno si palesasse. Ed è qui che entra in gioco il sottoscritto. Un puro atto d’eroismo da parte mia e una prova di fiducia sconsiderata da parte sua. “Guarda Alessandro, ho rifatto la cuffia dei rotatori un mese fa, non posso assolutamente scalare, ma sono un mago sulle Jumars e me la posso sbrogliare con l’arto sano.” Ci crede il disperato, e così partiamo.
Da lì nasce questa magnifica avventura, fatta di lunghe soste appeso sul seggiolino mentre Ale sale, ma anche ’scende’ velocemente... La roccia è sana, incredibile, la linea zigzaga tra scalinoni strapiombanti con difficoltà… difficili direi. Ogni tiro richiede tempi enormi, considerato che la quarzite non si lascia né trapanare, né scalare facilmente. Ci impieghiamo parecchi giorni per salire e trovare i passaggi, ma metà del tempo se ne va nella risalita delle fisse che non toccano mai la parete. Una piccola grande via tracciata totalmente da Alessandro, che l’ha concepita e realizzata. Per me la grande soddisfazione di aver maturato una solida e serena amicizia.
Andate a ripeterla, non si trovano in queste valli molti itinerari di questa qualità e continuità. Un solido 6c a vista è caldamente consigliato. La via è attrezzata in modo intelligente, munirsi di muscoli generosi tuttavia.
La partenza si trova su di un placcone grigiastro con un cordino scolorito. Pochi metri a sinistra un altro progetto si sta sviluppando "The Piedmont Connection"…. attenzione a non sbagliare l’attacco. A destra del Capitano un’altra via è in attesa di "rifiniture". Anche questa si annuncia molto interessante, dove per molto si intende 7a o su di li’. Aggiungiamo che sul ‘Pain de Sucre’ un altro itinerario è stato tracciato in corrispondenza del grande rasoio bianco, ben evidente alla sinistra di Tranta Pūrghi. Anche questa via sarà ben presto percorribile.
Se queste parole seminate a caso susciteranno la vostra curiosità e deciderete di fare un salto lassù, non dimenticate un bel set di ‘Cams’ poiché su tutte le vie del Pain spesso vi serviranno. Per quanto riguarda Capitan Nemo anche no. Un buon livello basta, ma non avanza.
Un ultimo suggerimento: non dimenticate che nel pomeriggio, quassù’ spirano nordiche arie fredde e che spesso un nevaio ripido difende l’accesso fino a stagione inoltrata.
Buona arrampicata a tutti.
di Mario Ogliengo e Rocco Perrone