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Coire an Lochain, Aonach Mòr, Lochaber: avvicinamento al Coire an Lochain
Photo by Filippone - Rossi - Sanguineti - Türk
Coire an Lochain, Aonach Mòr, Lochaber: su Morwind, al Coire an Lochain.
Photo by Filippone - Rossi - Sanguineti - Türk
Coire an Lochain, Aonach Mòr, Lochaber: Marcello su Tinsel Town al Coire an Lochain
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Coire an Lochain, Aonach Mòr, Lochaber: avvicinamento al Coire an Lochain
Photo by Filippone - Rossi - Sanguineti - Türk

Scotland Climbing Trip - part 1

28.02.2013 di Marcello Sanguineti

Il tour di arrampicata invernale in Scozia di Francesco Filippone, Mauro Rossi, Marcello Sanguineti e Christian Türk. La prima puntata: Coire an Lochain, sull’Aonach Mòr, nella regione del Lochaber.

Prologo
Lo scorso novembre, mentre, insieme a Sergio del Leo e Christian Türk, stavo aprendo una goulotte alla Barre des Écrins, avevo sentito l’improvviso desiderio di ritornare in Scozia. Il dry di "Follow the Gully", che mi stava ingaggiando per benino (prima uscita su misto della stagione), mi aveva fatto venire il desiderio di conficcare la piccozza in uno di quei blocchi di erba gelata che s’incontrano sulle montagne delle Highlands e regalano un’inaspettata sicurezza… Sta di fatto che, al rientro dagli Écrins, avevo iniziato a fare progetti per un breve climbing trip oltremanica. La cosa, però, si era fermata lì, rimandando il tutto al 2013, dopo il mio rientro dalla Patagonia e al termine del modulo di corso guida di Christian.

A inizio febbraio, la voglia di mettere le mani (o, meglio, di piantare le picche) sul misto delle isole britanniche fa nuovamente capolino, questa volta in modo prepotente… Non ci vuole molto a rendermi conto che Christian è vittima dello stesso inarrestabile impulso. Anche per lui è scattata la molla e un’inesorabile brama di misto scozzese lo pervade irrimediabilmente. La nostra psiche è cotta a puntino e non possiamo che organizzare al volo la trasferta oltremanica. Coinvolgiamo anche Mauro Rossi, con il quale negli ultimi anni ho condiviso vari tour a caccia di ghiaccio "extra-alpino" (Canada, Norvegia, Pirenei), e la "new entry ("new" per me) Francesco Filippone. Racconta Francesco: "Ricordo benissimo l’immagine vista su un Alp di molti anni fa (n. 154/1998), in cui Manu Ibarra supera il crux della Castle Ridge incastrando una piccozza in fessura. Da allora, le "leggende" su quei luoghi mi hanno sempre attratto: Pont Five Gully su tutti. Almeno otto anni or sono, durante una visita a Torino, acquistai  presso la Libreria della Montagna "Winter Climbs". Lo spulciavo e consumavo nelle serate tristi e inconcludenti, sognando i tanto declamati "gully scozzesi". A gennaio, con Mauro pensiamo timidamente di organizzare un viaggio in Scozia, ma, come spesso avviene, incontriamo pochi consensi. All’improvviso Marcello, di ritorno dalla Patagonia, ci propone la vacanza e, in poco meno di due giorni, eccoci con i biglietti aerei in tasca! I preparativi si sono susseguiti rapidi, fino a catapultarmi a Fort William senza nemmeno rendermi conto di non essere a Pontechianale, nella solita Val Varaita, e di avere finalmente la possibilità di realizzare un sogno."

In sintesi, il gruppo è composto da tre Liguri e un personaggio frutto di un curioso cocktail italo-svedese-austriaco: il mitico Christian – che, poco più di un anno fa, mi comparve davanti a notte inoltrata in una cabana di El Chaltén, nell’estremo sud del mondo, con lo sguardo allucinato dalla vista del Fitz Roy. La nostra "Scotland Climbing Trip" sarà una vacanza breve (nove giorni compresi i due di viaggio), ma intensa. Come sempre, Mauro si rivelerà un jolly: quasi ogni giorno – quando, al rientro dalle salite, Christian, Francesco ed io saremo regolarmente presi da attacchi di poltrite acuta – il nostro amico, dopo essersi dato da fare su ghiaccio e misto, si esibirà con altrettanta disinvoltura nella cucina del lodge.

NonSoloBen

Ho avuto la fortuna di scalare in Scozia durante più inverni. Ricordo che, nella prima occasione, avevo rivolto il mio interesse soltanto al Ben Nevis. L’anno successivo, avevo affiancato ad alcune vie sulla montagna-simbolo delle isole britanniche una velocissima puntata nei Northern Cairngorms, ma, molto ingenuamente, credevo ancora che la scalata invernale in Scozia coincidesse sostanzialmente  con la parete nord del "Ben". Che errore!

La terza volta che sbarcai sul suolo scozzese d’inverno, ebbi la fortuna d’incappare in una nevicata eccezionale, che per alcuni giorni avrebbe reso molto pericolose le salite sul Ben Nevis. Per non restare con le mani in mano, ci spostammo – a dire il vero poco convinti – nelle regioni di Torridon e Applecross, nelle Northern Highlands. In quell’occasione si spalancò davanti ai miei occhi un territorio di una bellezza inaudita: mi resi conto che montagne come il Liathach e il Beinn Bhàn non avevano nulla da invidiare al Ben! In quei giorni "scoprimmo" anche il Creag Mehaidh, nelle Central Highlands.

Il colmo della fortuna fu quello di partecipare, l’anno scorso, al BMC International Winter Climbing Meet. La base era ad Aviemore, nei Cairngorms del nord, ma ogni giorno si scalava in massicci diversi. Rientrai dalla settimana del BMC piuttosto "piegato": tra interminabili viaggi in auto, lunghi avvicinamenti e discese complesse c’era stato ben poco tempo per riposare – e, mentre gli hosts si davano il cambio ogni due giorni, noi guests eravamo "costretti" a non riposare mai…. Ma fu una vera occasione d’oro: grazie ai local Dave, Rob e Stan scoprii montagne e pareti che, altrimenti, non avrei mai conosciuto: il Lochnagar, nei Southern Cairngorms, il Beinn Eighe, nel Torridon, il Càrn Etchacan e la Shelter Stone Crag, nel Loch Avon Basin…

Prima di partire per questa nuova trasferta scozzese, mi resi conto di una cosa: una zona che "mi mancava" completamente è il Glen Coe. Il mio amico Dave, che conosce a menadito le Highlands, era stato inequivocabile in proposito: "Have you climbed in Glen Coe? It offers some fantastic climbing". Tenuto conto che Dave è un alpinista piuttosto esigente, la sua frase mi aveva imposto una sorta di obbligo morale: Glen Coe, arriviamo noi!

Iniziano I giochi

Questa volta Christian ed io abbiamo intenzione di dedicarci soprattutto al misto del Glen Coe, mentre Mauro e Francesco, alla prima esperienza di scalata invernale oltremanica, puntano decisamente alle classiche sul Ben. Purtroppo, giunti a Fort William la sera di venerdì 15, ci rendiamo conto che le condizioni non sono certo delle migliori. D’altronde, l’email ricevuta il giorno prima da Dave era stata chiara: "Unfortunately, you are arriving along with a thaw". Ce lo conferma un giro in rete sui siti meteo. Un veloce scambio di mail con un paio di local miei amici, che sono appena scesi dal Ben Nevis, ci dà la mazzata finale: "We were up to climb Sioux Wall, which is next to Gargoyle Wall on the Ben today. Just got down. It's pants .. soaked and now looking up a blue sky… it’s t-shirt weather. You could be better looking at rock climbing routes in Glen Coe." Decidiamo quindi di dedicare la giornata di sabato 16 al riposo, a qualche giro nei dintorni e allo shopping nei negozi di Fort William. Ovviamente, shopping come lo intendiamo noi: rientriamo al lodge con una buona quantità di Torque Nuts - eccezionali e preziosi sul misto scozzese – Offset Nuts, Rockcentrics e Brass Offsets, che aspettano solo di essere piazzati nelle fessure ghiacciate. Io completo la campagna acquisti con un paio di becche da misto, che avevo dimenticato a casa. Ricordo che quella sera, prima di andare a letto, ho guardato a lungo i miei nuovi gioiellini e ho fatto oscillare varie volte il moschettone al quale erano appese le serie di nuts, trastullandomi ad ascoltare il tintinnio prodotto dal metallo quando i pezzi variopinti si scontravano leggermente…

Per l’indomani le temperature sono previste un poco più basse, ma, almeno, non dovrebbe piovere. Ci sarà comunque un caldo anomalo, quindi decidiamo di dirigerci al Coired an Lochain, sull’Aonach Mòr. Il nome, che si pronuncia "oe-noch-moar", in gaelico scozzese (il gàidhlig) significa "grande ripida collina con cresta". In effetti, l’Aonach Mòr e il vicino Aonach Beag formano un’ampia cresta, orientata da N a S e stretta a mo’ di sandwich fra i Grey Corries a est e il Carn Mor Dearg a ovest. Su entrambi i lati, la cresta è incisa da selvaggi corries  ("corrie", in gaelico "coire", significa "avvallamento su un pendio"). La quota, di poco inferiore a quella del Ben Nevis, fa sì che sugli Aonachs si trovino alcune delle condizioni più affidabili (o, per meglio dire, meno inaffidabili…) dell’arrampicata invernale scozzese. La nostra scelta si basa proprio su questo. Il Coire an Lochain, inoltre, è uno dei non molti settori scozzesi di scalata invernale con un avvicinamento veloce e una discesa non problematica in caso di nebbia. Si prende l’ovovia nota come "Gondola" e poi una seggiovia, per arrivare in vetta con un’ora scarsa di cammino. Da qui, si scende all’attacco della parete percorrendo la Easy Gully. Visto che il tempo non è ancora stabile, questi aspetti logistici sono altri punti a supporto della nostra scelta.

Detto fatto: prendiamo gli impianti di risalita (la cosa non ci entusiasma, ma, nei giorni successivi, avremo molte occasioni di visitare posti remoti e "imboscati") e arriviamo in vetta. Dopo una divertente, breve doppia – fatta attraverso un buco nella cornice che sovrasta la Easy Gully – ci portiamo alla base del Coire an Lochain. Fra i settori The Prow, Ribbed Walls, Central Buttress e North Buttress non c’è che l’imbarazzo della scelta. Visto il gran caldo, abbiamo deciso di mantenerci uno o due gradi di difficoltà sotto i nostri obiettivi iniziali. Facciamo più che bene, visto che il ghiaccio è ridotto ad una poltiglia informe e le protezioni sono a dir poco aleatorie…  Mauro e Francesco puntano a Morwind sul Central Buttress, Christian ed io a Tinsel Town, sullo Shark Buttress.

Passo di nuovo la parola a Francesco. "Ovviamente, l’obiettivo principale per me e Mauro era quellodi salire sul Ben Nevis lungo una bella via, quindi l’approccio graduale concesso dall’Aonach Mòr mi andava assai a genio. Alla base del Coire an Lochain sono comunque un po’ timoroso. Dopo qualche tentennamento, Mauro ed io decidiamo di salire Morwing, una delle prime linee di misto della parete. La via si rivela in pessime condizioni: con poco ghiaccio, per giunta scollato dalla roccia. L’esperienza di veder schizzare fuori un bel Camalot da una fessura ghiacciata, mi convince la mattina successiva a strisciare la magica carta presso il locale negozio di sport, uscendo con un set completo di colorati Torque Nuts - con l’approvazione di Marcello e Christian, che già avevano rimpinguato il loro equipaggiamento. Nonostante ciò, Morwing è stata una bella salita. Uscire sul piatto plateau sommitale, con le bizzarre forme delle cornici ai lati e il colorato versante sud, ha rappresentato un momento molto emozionante."

A dispetto delle poor conditions, anche Christian ed io ci divertiamo alla grande.  Tra l’altro, la giornata regala al mio "socio" l’occasione di bucare la sua prima cornice in Scozia: negli anni scorsi io ne ho bucate un bel po’ e gli cedo volentieri il piacere (e la faticaccia) di sbucare sul pendio sommitale. Alla partenza dell’ultimo tiro, mi sistemo comodamente in sosta e lascio che Christian si diriga verso la cornice, solo in parte cosciente di quello che lo aspetta: dopo le ultime nevicate accompagnate da forte vento, nessuno l’ha ancora bucata. La parete entra nell’ombra e sono sudato; si alza un’aria tesa e pungente. Tiro su il cappuccio, chiudo per bene tutte le cerniere e ridacchio, apprestandomi a una lunga attesa. Per Christian sarà un’ora di duro lavoro, in cui mi divertirò ad ascoltarlo mentre alterna le "manovre da escavatore" a imprecazioni in italiano misto a svedese e tedesco. Ma non mi preoccupo: lascio che il mio sguardo si perda verso le Highlands e sono convinto che, tutto sommato, Christian si stia divertendo come un bambino a Carnevale mentre rompe la pentolaccia…!
     
Marcello Sanguineti (CAAI)
 
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SCOTLAND CLIMBING TRIP 2013
28/02/2013 - Scotland Climbing Trip - part 1 - Coire an Lochain
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