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Glen Coe, Coire Gabhail: Marcello Sanguineti su Moonlighting
Photo by Sanguineti - Türk
Glen Coe, Coire Gabhail: su Moonlighting
Photo by Sanguineti - Türk
Glen Coe, Coire Gabhail: l'ingresso della Lost Valley
Photo by Sanguineti - Türk
Glen Coe, Coire Gabhail: sosta d'uscita da Moonlighting
Photo by Sanguineti - Türk

Scotland Climbing Trip - part 3

19.03.2013 di Marcello Sanguineti

Il tour di arrampicata invernale in Scozia di Francesco Filippone, Mauro Rossi, Marcello Sanguineti e Christian Türk. La terza puntata: Coire Gabhail (Lost Valley), nella regione del Glen Coe.

Una "hidden little Himalayan valley": così Dave mi aveva descritto la Lost Valley, che separa il Beinn Fhada dal Gearr Aonach. Da quando avevo ascoltato quelle parole, il desiderio di visitarla si era impadronito di me, fino a diventare una vera e propria "scimmia". Eccoci dunque nella terra di Argyle, l’antico regno gaelico di Dál Riata, sulla costa occidentale della Scozia. Si dice che i membri del clan MacDonald nascondessero il bestiame rubato al clan rivale dei Campbell proprio nelle strette gole che proteggono dalla vista l’ampio pianoro di questa piccola valle sospesa. Da qui il nome Coire Gabhail, che significa "valle della cattura". I pilastri alla testata di questo selvaggio vallone, un paradiso dell’arrampicata invernale in Glen Coe, racchiudono alcuni gioielli. Central Scoop, Minor Issue e Right Edge sono stupende vie di media difficoltà sul Minor Buttress. Il fratello maggiore, il vero e proprio Lost Valley Buttress, offre linee più impegnative: Sabre Tooth, Directosaur, Moonlighting, The Fox’s Paw, Neanderthal, Barracuda e Barbarian rappresentano piccoli  capolavori del misto scozzese.

Mentre iniziamo a risalire la gorgia dell’Allt Coire Gabhail, Christian ed io immaginiamo Francesco e Mauro che fanno colazione alla CIC Hut, preparandosi alla scorribanda alpinistica sul Ben Nevis. Presto ci risulta chiaro perché i McDonald nascondessero proprio qui gli animali sottratti ai Campbell. La valle pensile è delimitata da una frana glaciale: dal fondo del Glen Coe s’intravvede solo una stretta gola. L’ampio e pianeggiante fondovalle, un pascolo ideale e invisibile per il bestiame, sembra un regno nascosto. Durante la prima ora di avvicinamento la visibilità non è malvagia e speriamo che il meteo sia clemente per il resto della giornata – nonostante le previsioni abbiano annunciato nuvole e nebbia. Tutto ciò si rivela una pia illusione: giusto il tempo di ubriacarci lo sguardo di fronte al magnifico pianoro del Coire Gabhail, poi entriamo in un nebbione degno dei più tipici racconti scozzesi: "true conditions", per usare le parole di Don Whillans.

Presto, i pendii erbosi lasciano il posto a un abbondante innevamento. Stiamo salendo da oltre tre ore e, ormai, dovrebbe spuntare il Lost Valley Buttress… ma tutt’intorno c’è solo una nebbia impenetrabile. Arrivare alla base del Lost Valley Buttress è frutto di un misto di fiuto, predestinazione e pura casualità. Quando sbattiamo il naso contro la parte inferiore del pilastro, siamo a dir poco increduli: poco prima ci trovavamo - senza rendercene conto – alla testata della valle e stavamo pensando seriamente di fare dietro-front! Restiamo ancora più increduli quando riusciamo a trovare l’attacco di Moonlighting, la via che abbiamo scelto di salire. Ecco una giornata degna della Scozia: nebbia, vento, freddo, nevischio, umidità e visibilità pressoché zero! Insomma, non manca nulla per una "giornata perfetta". Ma non possiamo certo lamentarci: siamo qui anche per questo. In tutta sincerità, non rimpiango i giorni solari che abbiamo lasciato sulle Alpi e non mi mancano i panorami deliranti di luce. Siamo preda di una sorta di eccitazione, che sembra nascere dalla bellezza perversa e malata di questi luoghi - una sorta di magia terrificante che avvolge tutto e tutti.

Arriviamo "in coppa" un po’ storditi e con lo sguardo ubriaco, a forza di sentirci sferzati dal vento e di spremere gli occhi per intuire la linea di salita, oltre la nebbia. Mentre andiamo a sbattere contro l’ometto di vetta, spunta un gruppo di adolescenti guidati da un paio di scozzesi di mezza età, in "gita di piacere" in queste lande desolate. Fradici di umidità, sbattuti dalle incessanti folate e ansimanti di fatica, ci guardano con la stessa incredula curiosità con la quale li stiamo osservando noi. "Per fare un’escursione con questo tempo infame ci vuole un bel coraggio!", mi dice Christian. "Beh, anche per scalare con questo tempo infame…" gli rispondo. Ci mettiamo a ridere di gusto, pensando a quello che i ragazzini racconteranno ai genitori, al ritorno dalla gita. Chissà, forse qualcosa del tipo: "It has been a great day, Dad. So foggy, no visibility at all... simply wonderful! I enjoyed it so much…"!!

Dopo questa divertente parentesi, ci affrettiamo a raggiungere "a lume di naso" la forcella, dove un grande masso ci consente di attrezzare una doppia nella Descent Gully. Doppia non indispensabile, col senno di poi, ma la visibilità ridotta a qualche metro non lascia capire quando ci si trovi su un pendio a 30° e quando, invece, si sia sull’orlo di un precipizio. Ritornati alla base del Lost Valley Buttress, ci fiondiamo verso il fondovalle. Mauro e Francesco stanno scendendo dal Ben Nevis e vorremmo arrivare all’ostello per primi: questa volta toccherebbe a noi preparare la cena. Ma la discesa dal Coire Gabhail nella nebbia è lunga: i nostri amici ci precedono e si danno da fare ai fornelli. Poco male: doccia al volo e tutti a tavola, a raccontarci la giornata scozzese!

Marcello Sanguineti (CAAI)
 
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SCOTLAND CLIMBING TRIP 2013
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11/03/2013 - Scotland Climbing Trip - part 2 - Stob Coire nan Lochan
19/03/2013 - Scotland Climbing Trip - part 3 - Coire Gabhail
27/03/2013 - Scotland Climbing Trip - part 4 - Glen Coe Church Door Buttress
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