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Delta Minox, Pilastro del Scingino, Cavalcorto, Val Masino, salita il 20/03/2016 da Federica Mingolla, Luca Schiera ed Andrea Gaddi
Fotografia di Andrea Gaddi
Delta Minox, Pilastro del Scingino, Cavalcorto, Val Masino, salita il 20/03/2016 da Federica Mingolla, Luca Schiera ed Andrea Gaddi
Fotografia di Andrea Gaddi
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Delta Minox in Val Masino per Federica Mingolla, Luca Schiera e Andrea Gaddi

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Il racconto di Federica Mingolla che il 20/03/2016, insieme ad Andrea Gaddi e Luca Schiera, ha salito la via d'arrampicata Delta Minox sul Pilastro del Scingino, Cavalcorto, Val Masino, aperta il 4 settembre 1988 da Tarcisio Fazzini, Livio Gianola, Sabina Gianola, Norberto Riva.

Non avevo mai scalato sul granito perfetto della Val Masino, per lo meno non sulle sue vie. Mi ero sempre limitata a metter mano sulla sua roccia durante le edizioni del raduno internazionale di sassisti che si svolge in primavera: il Melloblocco. Non c'è paragone tra la roccia della bassa valle e il perfetto granito liscio e a volte lavorato dell'alta valle.

Quando iniziava a sorgere nella mia testa l'iniziativa di prendere la ferraglia in mano e rapire un socio per andare in valle a ripetere qualche classicona, magari non altissima nel grado ma molto mentale, ecco che sbuca Andrea Gaddi, col quale ho collegamento in casa Wild Climb. Mi propose di andare con lui e con Luca Schiera, in un’unica cordata, e di andare a tentare la prima invernale di Delta Minox, una super via in placca dove non sei mai tranquillo per via delle protezioni chilometriche e gli appigli molecolari.

Perciò sarebbe stata una gran bella esperienza e soprattutto una terapia d'urto per me che non avevo mai avuto nessun'altra esperienza lì in Val di Mello.
Luchino subito mi rassicurò dicendomi che fatta quella non avrei avuto molti problemi a ripetere anche le altre vie lì in valle... Rassicurante! Dopo diversi tentativi per metterci d'accordo su un weekend che andasse bene a tutti e tre eccoci partire il 19 mattina presto per i Bagni di Masino, l’ultima finestra di tempo possibile prima della fine dell’inverno.

Nonostante la primavera alle porte la neve era tanta, troppa! Dopo aver percorso il primo bosco, calziamo le ciaspole (un’esperienza semi nuova per tutti e tre!) e seguiamo le tracce di sci di qualche volenteroso che è salito al rifugio Gianetti prima di noi. Poi ci scontriamo con un pendio nevoso ripido e con neve marcia fino alle ginocchia. Per arrivare al colletto dove ci saremmo accampati per la notte ci abbiamo messo più di quattro ore e mezza! Un avvicinamento infinito che avevamo immaginato più semplice e breve. Pensare che quando Luca e Andrea tentarono la via qualche mese prima – nella prima parte di questo strano inverno – arrivarono all’attacco con le scarpe da tennis!

Al colle, grotte e massi erano sepolti, così abbiamo trovato una specie di cavità nella neve che divenne la nostra culla glaciale. Al risveglio, dopo il gelo della notte, ci scaldiamo a turno cercando di far funzionale il nuovo fornelletto di Luca, quello che funziona con ogni tipo di combustibile e che si accende dopo una serie di energici maneggiamenti.

All’attacco la via la troviamo con una bella colata sui primi tiri e con qualche candelotto. I ragazzi pensano che col sole almeno il secondo tiro potrebbe asciugarsi, il minimo da poter passare. Così ci allontaniamo dai candelotti di ghiaccio che continuano a cadere e aspettiamo il sole. Dopo mezzora eccolo, perfino più basso di quanto Andrea si aspettasse. E il secondo tiro si è asciugato davvero. Così, abbiamo iniziato a scalare, intirizziti e fin troppo vestiti, passando a denti stretti i tratti bagnati (almeno non erano più col verglass!) e quando proprio era impossibile riuscire agguantavamo un rinvio con il piede nella staffa.

Tutto il resto della via è stata una vera goduria e di grande soddisfazione: grandi traversi in spalmo con il rinvio o il friend a più di 10 metri di distanza fino al grado 7b+, e il 5 grado in slego più totale, il tutto in libera.

L'unica cosa che rimpiango è di non essere passata sul 12° tiro che portava in cima, perché a una sola manciata di metri dalla cima, l’interno del diedro era ricoperto di ghiaccio e nella fessura dove sali e ti proteggi allo stesso tempo, potevo vedere i chiodi sotto l’impenetrabile nastro trasparente. Non avendo previsto questa cosa non avevo con me nemmeno un paio di Ergo (piccozze) e dopo un tentativo “alpinistico” di salire ugualmente ho dovuto rinunciare. E a Luca è successo lo stesso. Un viaggio!

Bel battesimo in Val Masino, non vedo l'ora di tornare e approcciare qualche altro capolavoro in granito. Grazie della bella cordata che mi ha accompagnato: Luca Schiera e Andrea Gaddi.

di Federica Mingolla

Federica ringrazia: Wild Climb, Petzl, Sherpa, Ferrino, Zamberlan, adidas eyewear

Delta minox

Pilastro del Scingino, Cavalcorto, Val Masino
7a+ e A1 4p.a. (6c+ obbl.)
460m . 12L . P3

Itinerario tra i più ambiti delle Alpi Centrali, che ha rappresentato un enorme salto di qualità dell’arrampicata nel Masino e che ancora oggi viene spesso considerata una delle più difficili vie in placca delle Alpi. È una successione di placche perfette, con vari passaggi ‘avventurosi’ e corse a volte angosciati per raggiungere le protezioni in loco. Poco ripetuta, del resto necessita una buona padronanza del grado, poiché spesso il passaggio obbligato non si trova nelle immediate vicinanze dello spit! Richiodata a spit fix da G.Ongaro, mantenendo la distanza originale e ripulendo le fessure finali. Soste attrezzate a spit. Spit e chiodi in via. dalla guida Nel regno del granito. Masino - Bregaglia - Albigna - Val di Mello di Andrea Gaddi (edizioni Alpine Studio).

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