Zurück in die Zukunft (Ritornando al futuro) Torre Putia, Gruppo Puez-Odle (Dolomiti.)
Christoph Vonmetz

Ritornando al futuro: 333 movimenti per i fratelli Riegler sulla Torre Putia

Il 16/9 i sudtirolesi Martin e Florian Riegler hanno liberato Zurück in die Zukunft - Ritorno al futuro (X-) la via che avevano aperto il 18 agosto 2007 sulla parete nord della Torre Putia, nel gruppo Puez-Odle (Dolomiti).
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Zurück in die Zukunft (Ritornando al futuro) Torre Putia, Gruppo Puez-Odle (Dolomiti.)
Christoph Vonmetz

Il 16 settembre 2007 i sudtirolesi Martin e Florian Riegler sono riusciti a concludere quella che loro stessi definiscono la loro “più ardua impresa alpinistica”: la salita in libera (rotpunkt) della loro difficile ‘Zurück in die Zukunft’ (Ritorno al futuro) aperta il 18 agosto 2007, dal basso e senza fare uso di alcun chiodo a pressione o spit, sulla parete nord della Torre Putia, nel gruppo delle Puez-Odle (Dolomiti.)

La via (170m di sviluppo con difficoltà proposte di decimo grado inferiore) secondo Martin e Florian dovrebbe collocarsi fra le più dure scalate dolomitiche chiodate esclusivamente con chiodi tradizionali. Da tempo, infatti, i due fratelli erano alla ricerca di una sfida come questa e così spiegano i crux della loro via: “La sequenza boulder a 20 metri da terra rappresenta la chiave per i restanti 170 m della Torre nord. Poi, dopo il primo tiro, l’arrampicata diventa più facile, ma anche psicologicamente più impegnativa”.

“E’ relativamente difficile trovare nelle Dolomiti linee dure d’arrampicata senza ricorrere all’uso di spit.” spiegano i due Riegler “Il problema principale è trovare roccia sufficientemente fessurata per permettere una progressione con l’uso di soli chiodi normali. Normalmente, infatti, dove ci sono fessure o comunque buchi proteggibili ci sono anche buone prese e dunque difficoltà non estreme. In questo senso la via che abbiamo aperto e liberato è stata davvero un colpo di fortuna, perché ci ha permesso il superamento di difficoltà estreme ma anche la possibilità di utilizzare esclusivasmente protezioni tradizionali.”

Per la cronaca i due alpinisti e climber sudtirolesi hanno utilizzato e lasciato in parete 20 chiodi compresi quelli alle soste: 7 chiodi sulla prima lunghezza, 3 sulla seconda e 1 sulla terza. Mentre sul 4° e 5° tiro non ne sono stati usati (I restanti 9 chiodi sono delle soste).

Con queste premesse la risposta alla domanda sul perché chiamare la via ‘Ritorno al futuro’, è presto detta: “Secondo noi” ci hanno detto i due fratelli “si possono realizzare ‘cose nuove’ anche e soprattutto con l’impiego di ‘cose vecchie’. Ci riferiamo ai sistemi di sicurezza tradizionali, i quali possono rianimare o addirittura evolvere l’arrampicata alpinistica. Solo lasciando dei limiti possiamo raggiungere obiettivi nuovi.”


vai alla relazione della via

 





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