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Riccardo Cassin
Fotografia di arch. Fondazione Cassin
L'uomo rupe e la montagna
Fotografia di Alessandro Barison - Magic Stone

Buon compleanno Riccardo Cassin!

di

Oggi, 2 gennaio 2009, Riccardo Cassin compie 100 anni. Gli auguri della redazione e di tutti i lettori di PlanetMountain all'uomo e all'alpinista che ha scritto la storia dell'andare per montagne.

E' con grande affetto che tutto il mondo, non solo quello dell'alpinismo, saluta Riccardo Cassin nel giorno del suo centesimo compleanno. Riccardo Cassin è un simbolo. E' l' “uomo rupe”. L'alpinista che ha dimostrato come sia possibile coniugare l'amore per la montagna e il grande alpinismo con una vita intensa e speciale. Auguri Riccardo!

A COLAZIONE DA RICCARDO CASSIN
di Vinicio Stefanello

Casa Cassin sta proprio dietro la chiesa. Ci arriviamo che è già passato mezzogiorno, quando le vie di questo quartiere alle porte di Lecco sono quasi deserte: ormai i più stanno a tavola e l'atmosfera non potrebbe essere più tranquilla. E' domenica, una bella domenica sul finire di un autunno ancora così caldo che sembra avvolgerti in un velo di sospesa pigrizia. Sì, forse è la giornata più giusta per incontrare uno dei patriarchi dell'alpinismo mondiale.
Bisogna avvicinarsi piano ai miti, hanno un posto così particolare nelle nostre fantasie che non serve fretta per andarle a cercare. Emergono da sole, le fantasie. Come il sogno di quel ritorno da eroi dallo Sperone Walker alle Grandes Jorasses. Come l'eleganza dello spigolo della Torre Trieste, o lo spaventevole soffitto giallo della Ovest di Lavaredo, oppure quell'immenso deserto verticale della nordest del Badile.
Si potrebbe continuare a lungo con le immagini evocate dallo star qui, sulla soglia di casa Cassin. Si potrebbe volare all'altro capo del mondo, nell'enorme ghiacciaia della parete sud del McKinley, o nell'elegante e grandiosa piramide del Gasherbrum IV. Naturalmente sono tutte storie firmate e legate a lui, a Cassin. Ma forse non è tanto questo o quel particolare, quella salita più di un'altra, ciò che fa il mito di un grande alpinista. Piuttosto è un’idea ciò che ritorna alla mente. E per me, Riccardo Cassin, è la concretezza di un "veni, vidi, vici". La grandezza e la semplicità del "fare le cose”. Il colpo d'occhio dell'istinto che ti guida alla meta… Penso a questo mentre entro a casa Cassin con Josune Bereciartu e il suo compagno di vita e di cordata Rikar Otegui. La climber basca è a Lecco in veste di testimonial della tavola rotonda che la Fondazione Cassin ha organizzato per "Montagna e Filosofia" e, come me, non si è fatta scappare l’occasione di conoscere Cassin.
Lui, Riccardo, ci accoglie con una stretta di mano, davanti ad una tavola imbandita come si conviene al giorno di festa. Colpisce subito la gentilezza di questo signore nato il 2 gennaio 1909. E’ quasi un secolo fa e sembra lontano quanto un millennio, tanto si è corso e tanto si è cambiati negli ultimi decenni. Ma ora siamo a colazione con Cassin, si parla e si ricorda. Riccardo, tra una tartina e l'altra, ascolta le chiacchiere e i pensieri di tutti. E sorride a Josune, mentre lei parla della sua recente esperienza proprio sulla Cassin alle Jorasses.
A proposito della Walker, Guido Cassin racconta come il padre, proprio mentre apriva quella celeberrima e agognata via, abbia trovato il tempo di fermarsi, nel bel mezzo della parete, per staccare con abile lavoro di cesello quello che ricorda come il più bel cristallo di quarzo da lui mai visto. Peccato che Tizzoni, con Esposito suo compagno in quell'avventura, trovando il pesante (e per lui inutile) fardello nello zaino lo abbia poi scaricato nel vuoto, all'insaputa di Riccardo che ce l'aveva gentilmente depositato. Storie che nell'era della super leggerezza e della velocità suonano come d'altri tempi. E il lampo del sorriso che attraversa gli occhi di Riccardo, mentre ascolta queste ed altre storie, è più esplicito di tante parole.
D'altra parte non è mai stato uno da gran discorsi. E anche oggi sembra divertirsi più ad ascoltare che non a intervenire. Sembra quasi se la goda a guardare la sua vita con gli occhi degli altri, o sentire come viene descritta la bellezza delle sue vie.
Quando entra nel discorso si limita a dire che lui non ha mai avuto paura. O meglio che bisogna essere preparati per affrontare la montagna e per vincere il timore (che c'è e deve esserci) verso le pareti. Lui, ci racconta, da giovane praticava la boxe. Era uno sportivo abituato ad allenarsi, insomma. E ha continuato a farlo anche per l'alpinismo, tanto che la preparazione fisica è stata uno dei suoi segreti. E non c'è dubbio che in questo sia stato in grande anticipo sui tempi. Allora mi viene da chiedergli se studiava e preparava anche l'itinerario delle sue nuove vie a tavolino. Una domanda inutile visto che ho davanti l'alpinista che, per risolvere uno degli ultimi tre problemi delle Alpi, si presentò sul Monte Bianco armato solo di una cartolina delle Grandes Jorasses. Infatti, è sicuro nella risposta: “no, non ho mai preparato le mie vie. Si andava e si saliva, così è stato sulla Ovest di Lavaredo, sulla Walker e su molte altre”. Certo ancora adesso colpisce la sua sicurezza, anche quando accenniamo alla guerra partigiana. “Sono stato partigiano”, spiega, “ed è stata una scelta semplice: i tedeschi occupavano la nostra terra e le nostre case. Cosa si doveva fare se non mandarli via?”. E aggiunge: "Capisce cosa voglio dire". Sì, certo che capisco, è semplice e diretto, e condivido anche. A parte (penso tra me) avere il coraggio di farlo.
Capisco anche quando afferma che in montagna è la forza del gruppo quella che vince, e che lui ha arrampicato sempre con grandi alpinisti: “erano tutti dei grandi alpinisti i miei compagni”. Mentre lo ascolto non posso fare a meno di pensare che è ancora un capo, uno che non stava mai dietro a nessuno, e che ha portato il maglione rosso dei Ragni e di Lecco in vetta al mondo. Ma ciò che oggi si respira al tavolo di casa Cassin non sono le conquiste o i primati, anche perchè lui non sembra proprio aver voglia di parlarne. Sorride, invece, mentre sente raccontare della nipotina che, qualche giorno prima, aveva chiesto come mai c’erano tutte quelle di foto di montagna in casa. Alla risposta della nonna che il nonno era il più grande alpinista del mondo, lei, dubbiosa, aveva commentato: per me è solo il più grande nonno del mondo. Ecco: questo mi sembra perfetto per lasciare casa Cassin, e il grande Riccardo. Non prima però di un ultimo flash: quello di Josune Bereziartu e Rikar Otegui che, a ricordo di questa splendida giornata, si sono voluti far fotografare davanti al campanello di casa Cassin. Vi ricordate che all’inizio parlavo dei miti? Quelli veri? Beh, a colazione da Cassin, siamo entrati nella vetrina dei sogni.

di Vinicio Stefanello
articolo pubblicato su ALP magazine 239 / febbraio 2007


Vai al film dell'incontro tra Riccardo Cassin, Walter Bonatti e Reinhold Messner per i 100 anni di Cassin - Gazzetta.it

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