La seconda alba - Pizzo Coda di Volpe

Andrea Gremes
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Il tracciato della via 'La seconda alba' al Pizzo Coda di Volpe, Monte Gallo, Sicilia (Emanuele Andreozzi, Andrea Gremes, Mauro Viola 30/11/2025)
archivio Andrea Gremes
Bellezza
Primi salitori
Emanuele Andreozzi, Andrea Gremes, Mauro Viola 30/11/2025
Autore scheda
Andrea Gremes
Versante
Nord
Lunghezza dislivello
255m
Quota
VIII-
Difficoltà
VII+ (6c) obbligatorio trad.
Partenza
Mondello, Palermo
Data pubblicazione
21/05/2026

Percorso



Via di impronta classica, una logica serie di diedri e fessure conducono ai due grandi diedri che caratterizzano la parte alta della parete. La roccia risulta essere molto bella e solida, spesso lavorata a gocce, mentre i tratti sporchi di vegetazione sono davvero pochi e non disturbano la salita.

I due grandi diedri in alto sulla parete sono prettamente di vecchio stampo dolomitico e donano un affascinante sapore antico alla via, per noi è stato un privilegio esserne i primi esploratori. Il secondo diedro(L6) lo abbiamo salito in libera con un passo di VIII- (6c+), ma potrebbe presentare una difficoltà leggermente inferiore, perché proprio il liscio tratto chiave, da salire in opposizione e di pura aderenza, forse da asciutto potrebbe risultare più agevole o forse no, difficile dirlo …

Questo itinerario risulta essere il primo sulla porzione rivolta pienamente a nord dell’ampia fascia di pareti con esposizione dominante a nord-est del Pizzo Coda di Volpe, una delle numerose cime secondarie del Monte Gallo. La parete nord trova posto appena a destra del pilastro nord-est, anch’esso salito per la prima volta nel 2025 con la via Volpe di Mare (Emanuele Andreozzi e Luigi Cutietta 27/05/2025). A sinistra del pilastro invece c’è la strapiombante parete nord-est, salita per la prima volta da Lukas Binder e Florian Hagspiel nel 2013 con un difficile itinerario moderno. Nelle stagioni autunnali e invernali la parete rimane totalmente in ombra, come durante la nostra salita, ed è forse il periodo più indicato per un’ascesa, mentre in primavera il sole la illumina fino a mezzogiorno.

Abbiamo usato un totale di 20 chiodi, tutti lasciati in parete. I chiodi lungo i tiri sono stati piantati dal capocordata mentre scalava in libera e senza appendersi, fanno eccezione solo i due chiodi sull’ultimo tiro, un regalo di Mauro Viola ai ripetitori, che li ha piantati mentre saliva da secondo. In ogni caso i chiodi sono stati posizionati prima e dopo il passaggio di VII+ (6c), che rimane quindi obbligatorio. Abbiamo salito la via volutamente senza portarci il trapano, quindi come sempre chiediamo di rispettare il nostro stile di apertura, non aggiungendo fix o clessidre trapanate ne alle soste e ne lungo i tiri.

Accesso generale

Da Mondello si raggiunge l’ingresso della Riserva di Capo Gallo (pedaggio auto € 6, pedoni € 1), parcheggiando sulle ampie piazzole ai piedi della parete.

Accesso

Dal parcheggio non si sale dritti verso la base della parete ma risulta più comodo proseguire a piedi sulla strada asfaltata verso alcuni vecchi ruderi. Da qui si imbocca un vago sentiero che va abbandonato poco dopo l’ultimo rudere, puntando in diagonale verso sinistra in direzione dell’attacco, destreggiandosi tra vegetazione e pietraie (vedi disegno). La via inizia lungo un piccolo diedrino al centro di una macchia gialla nella parte bassa della parete. Quando siamo saliti noi, appena a sinistra del diedro era presente un’edera morta, ma col passare degli anni questo dettaglio potrebbe sparire. Per segnare l’attacco vi è un cordone su una clessidra ad un metro e mezzo di altezza. Circa mezz’ora dalla macchina alla base.

Coordinate GPS: 38.212434,13.320676

Itinerario

L1: Salire una facile rampa, seguita da un breve muretto verticale giallo ed entrare nel diedro. Salirlo e al suo termine obliquare su terreno facile verso sinistra, per poi intercettare un’evidente cengia orizzontale (chiodo) e seguirla verso destra fino alla sosta, che si trova nei pressi di una palma nana. 30 metri, VI, sosta su chiodo e clessidra da rinforzare con un friend.

L2: Saltare fuori dalla sosta a sinistra (chiodo subito in partenza), alzarsi e seguire una lama (clessidra), poi spostarsi leggermente a sinistra e intercettare un sistema di fessure verticali da salire con splendida arrampicata atletica (clessidra all’uscita). Proseguire verticalmente su una zona ricca di vegetazione, tornando in breve su roccia pulita, per affrontare un faticoso passaggio di blocco, successivamente proseguire più facilmente sempre abbastanza dritti in verticale tra vegetazione e roccia fino al comodo terrazzino dove si sosta. 40 metri, VII, sosta su chiodo e clessidra. Tiro molto bello su roccia superlativa.

L3: Salire leggermente a destra della sosta in una nicchia, uscirne verticalmente con passo atletico, prendendo la fessura-diedro di destra (clessidra all’uscita), quando esso termina sotto un muro aggettante giallo, traversare nettamente a sinistra (chiodo), fino ad un diedro, che si segue prima verticalmente su terreno più facile e poi in leggero obliquo verso destra fino a raggiungere un comodo terrazzino. 30 metri, VI+, sosta su due chiodi.

L4: Salire in verticale per un paio di metri fin sotto un netto sistema di fessure, alla cui base si traversa a sinistra in placca. Al termine del traverso rimontare verticalmente un’atletica fessura e proseguire dritti lungo una logica serie di diedri e fessure fino a raggiungere il piccolo e scomodo terrazzino di sosta. 45 metri, VII-, sosta su chiodo e dado da integrare con friend. Attenzione agli attriti.

L5: Salire l’enorme diedro fessurato di 35 metri fino al suo termine (3 chiodi). Dalla cima del pulpito salire ancora qualche metro in verticale lungo un muretto ripido per poi raggiungere un’ampia cengia obliquando a sinistra. 40 metri, VII, sosta su due chiodi.

L6: Seguire la cengia in traverso verso sinistra fino ad entrare nell’enorme diedro rosso. Salirlo dapprima con arrampicata facile su roccia molto lavorata, successivamente si incontra un passaggio ostico in diedro ad angolo aperto (chiodo), compatto e liscio, da noi trovato bagnato. Proseguire fino ad una zona di roccia più delicata (chiodo), salire sempre in verticale fin quando l’impossibilità di proteggersi obbliga a traversare lungamente a destra (chiodo) in placca tecnica per uscire dal diedro. Al termine del traverso si rimonta verticalmente uno spigolo con splendida arrampicata atletica su roccia bianca fino ad incontrare la sosta nei pressi di un tettino e un grosso masso (attenzione) in pieno spigolo. 40 metri, VIII-, sosta su due chiodi e un dato da collegare e rinforzare. Tiro bello in piena esposizione sul vuoto.

L7: Salire a destra dello spigolo la fessura cieca (chiodo di dubbia tenuta dopo qualche metro), in placca superare un passaggio di blocco su piccole goccette molto taglienti, fino a raggiungere una lama, rimontarla con un passaggio più facile del precedente ma ancora da non sottovalutare (chiodo), per poi proseguire fino in vetta su terreno decisamente più agevole.

Attenzione, le protezioni in partenza che precedono il passo duro non sono delle migliori, rinforzare il più possibile la sosta. Il passo è breve ma obbligatorio e molto “boulderoso”, può essere paragonato ad una via di 6c in falesia dove le difficoltà sono tutte concentrate su un unico passo. 30 metri VII+ (6c), sosta da attrezzare su spuntoni.

Discesa

Usciti dalla via sulla sommità del Pizzo Coda di Volpe, ci si dirige verso ovest senza perdere quota. In breve si incontra un vago sentierino, che si segue in leggera salita. Giunti ad un bivio con un sentiero più marcato e delle frecce rosse che indicano di andare verso l’alto, lo si segue invece in discesa. Il sentiero conduce ad una mulattiera che passa sotto la falesia del Bauso Rosso per poi prendere il nome di Via Semaforo. Man mano che si perde quota, la mulattiera diventa asfaltata e all’incrocio si segue verso sinistra la Via Tolomea fino a rientrare nel borgo di Mondello e poi nuovamente nella Riserva di Capo Gallo dove si era lasciata l’auto. Un ora e mezza circa dall’uscita della via.

Materiale

Due mezze corde, due serie di friends, doppiando anche il nero totem, dadi, rinvii, cordini, chiodi e martello. Per proteggersi sulla larga fessura del diedro di L5 sono utili - ma non usati da noi in apertura - friends numero 5 e forse anche il 6. Eventualmente conservarsi un friend 5 per proteggere l’uscita finale dal diedro.






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Data pubblicazione
21/05/2026

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