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Manolo su Eternit, Baule, Vette Feltrine, Dolomiti
Fotografia di Andrea Gallo
Eravamo immortali (Fabbri editore) il libro in cui Manolo alias Maurizio Zanolla si racconta
Fotografia di Manolo
Manolo nel 1981 durante la storica prima salita di 'Il mattino dei maghi' 7c+, sul Totoga (Pale di San Martino).
Fotografia di Simion
Manolo su Roby Present 8c+/9a, Val Noana, Pale di San Martino.
Fotografia di Paolo Calzà

Eravamo immortali: vita, arrampicata, sogni del giovane Manolo

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Eravamo immortali (Fabbri editore) il libro appena uscito in cui Manolo alias Maurizio Zanolla si racconta. Recensione di Vinicio Stefanello

Eravamo immortali è la storia di un ragazzo che ama la vita, l'arrampicata e la libertà. Un ragazzo d'altri tempi. Nato in anni in cui si possedeva poco o nulla e gli emigranti eravamo noi. Un ragazzo ribelle, anzi quasi selvaggio. Ma anche, e forse proprio per questo, dotato di una sensibilità non usuale. Quella stessa sensibilità che lo fa soffrire. Che lo fa continuamente cercare altro. E che anela sempre ad un equilibrio impossibile, tutto suo. Così questa sorta di inquietudine, che a volte sfiora la solitudine, e di insofferenza per ciò che è normale e comune, l'ha da subito spinto a inseguire il vento. A sentirsi libero solo in mezzo alla natura. Tra quei ruscelli e quei boschi dove da bambino ha imparato a crescere. Con quella voglia di scoprire, sbagliare e a volte fare anche delle autentiche “cazzate” propria di chi esplora, ma anche dell'età in cui tutto sembra possibile. In cui ci si getta anima e corpo nei sogni e nelle passioni.

Così la rivelazione per quel suo talento innato per l'arrampicata arriva come una vera illuminazione. Per lui fu amore a prima vista per un equilibrio e un gioco ancora tutto da inventare e tutto da vivere, naturalmente sempre fuori dagli schemi e dai percorsi conosciuti. Un gioco che lo cattura immediatamente e a cui si dà con tutto se stesso. Per lui è una vera rivoluzione che non casualmente è contemporanea, e a volte si sormonta, con quell'altra rivoluzione degli anni '70, quella che si viveva in piazza. La gioventù di allora pensava di poter cambiare il mondo. Un sentimento che si riverberava su tutta la società e quindi anche nell'alpinismo. Quello stesso mondo della montagna, allora non certo aperto alle novità, che quel ragazzo, insieme ad un esclusivo e selezionato gruppo di amici, ha contribuito a scompigliare e un po' anche a cambiare.

Difficile definire quella sorta di “mucchio selvaggio”, di vagabondi delle montagne e delle pareti. Erano giovani e giovanissimi. Irriverenti e anche un po' folli. Squattrinati e avventurosi. E sicuramente sapevano anche essere irresistibili con la loro allegria, scanzonata e dissacrante quanto contagiosa. Insieme vissero avventure inenarrabili, non solo in parete. Ed insieme si assunsero dei rischi e superarono delle barriere difficili da concepire e da raccontare. Il tutto per un sogno e una visione, forse irraggiungibili, che quel ventenne degli anni '70 ha inseguito per tutta la vita e che ora racconta in un libro denso ed emozionante, e non privo di una sottile ironia e di un malinconico disincanto.

Quel ragazzo si chiama Manolo, al secolo Maurizio Zanolla. Nato nel 1958, è uno dei protagonisti assoluti di quella nuova arrampicata che ha visto la luce tra gli anni '70 e '80. Un protagonista del tutto particolare verrebbe da aggiungere. Un vero caposcuola, visto che ha anticipato e superato molti dei limiti di difficoltà dell'arrampicata moderna. Non a caso qualcuno (si dice Mauro Corona ma anche Heinz Mariacher) lo battezzò il Mago, ovviamente della scalata. Un termine che non compare in questo libro in cui Manolo dà conto della sua esperienza non solo in parete ma anche di vita. Il tutto in 35 tappe-episodi che si concludono nel 1981 con la salita del Il mattino dei Maghi, la visionaria via in Totoga assolutamente impensabile all'epoca (e per molto tempo ancora).

Difficile fare una classifica: il libro si legge tutto di un fiato, dall'inizio alla fine. E riserva delle sorprese anche a chi crede di conoscere bene il personaggio. Non solo per quanto racconta sull'arrampicata. Il ritratto dedicato alla mamma, per esempio, è assolutamente bellissimo e struggente. Come imperdibile è Piazza Isola dedicato ai “rivoluzionari” anni '70. Assolutamente inedita (o pochissimo conosciuta) è invece l'esperienza sul Manaslu. Ma anche il viaggio in Afghanistan con il Magic Bus. Come molte altre vie e salite che Manolo sembra aver scelto non perchè tra le sue più difficili ma per le esperienze – a volte al limite dell'incredibile – vissute con i suoi amici. Ecco, quei compagni di avventura, come vengono raccontati e ricordati, sono uno dei tanti motivi per leggere questo libro. Questa infatti è anche la storia di quei ragazzi che ci ricordano cos'è la gioventù e come si possano vivere le passioni. Anche per questo “Eravamo immortali” è davvero magnifico.

Vinicio Stefanello

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